Il Presidente della Repubblica risponde alla lettera aperta di 120 docenti universitari su giustizia penale e condizione carceraria (documento eslusivo)

Napolitano, Presidente della Repubblica

Un anno fa – il 28 luglio 2011 – in occasione del Convegno per la riforma della giustizia promosso dal Partito Radicale sotto l’alto patrocinio della Presidenza del Senato, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano denunciò lo stato di illegalità – interna e internazionale – dei tempi della giustizia penale e del suo più drammatico punto di ricaduta, le carceri. Parlò, allora di «una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile» che ha raggiunto un «punto critico insostenibile», «una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma, per la sofferenza quotidiana – fino all’impulso a togliersi la vita – di migliaia di esseri umani chiusi in carceri che definire sovraffollate è quasi un eufemismo». Parole senza appello, quelle del Presidente della Repubblica: «Evidente in generale l’abisso che separa la realtà carceraria di oggi dal dettato costituzionale sulla funzione rieducatrice della pena e sui diritti e la dignità della persona. E’ una realtà non giustificabile in nome della sicurezza, che ne viene più insidiata che garantita».

A distanza di un anno, il Capo dello Stato torna sul medesimo tema. Lo fa rispondendo, ufficialmente e per iscritto, alla lettera-aperta redatta dal Prof. Andrea Pugiotto (Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Ferrara) e sottoscritta da altri 120 Accademici, cui si sono aggiunti molti Garanti dei diritti dei detenuti e Operatori nel mondo penitenziario. Oltre alla quantità, si segnalano la qualità scientifica, la trasversalità generazionale e la pluralità di orientamenti culturali dei sottoscrittori: Ordinari di Diritto costituzionale (tra i quali Sergio Bartole, Roberto Bin, Paolo Caretti, Lorenza Carlassare, Gianni Ferrara, Stefano Grassi, Fulco Lanchester, Franco Modugno, Cesare Pinelli, Giuseppe Ugo Rescigno, Roberto Romboli, Antonio Ruggeri). Ordinari di Diritto penale (tra i quali Stefano Canestrari, Emilio Dolcini, Tullio Padovani) e di Procedura penale (tra i quali Piermaria Corso, Enrico Marzaduri, Renzo Orlandi, Paolo Tonini). Ordinari di Diritto internazionale e dell’Unione europea (tra i quali Nerina Boschiero, Enzo Cannizzaro, Pasquale De Sena, Alessandra Giannelli). E ancora: ex membri del CSM (Giuseppe Di Federico, Mario Patrono, Giorgio Spangher), Vladimiro Zagrebelsky (Giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo dal 2001 al 2010), Massimo Pavarini (tra i più autorevoli studiosi di Diritto penitenziario), Franco Corleone e Luigi Manconi (entrambi già Sottosegretari alla Giustizia), rappresentanti sindacali della Polizia penitenziaria (Leo Beneduci, Eugenio Sarno). L’elenco completo dei firmatari è riportato in allegato a questo comunicato stampa.

Inoltrato il 3 luglio scorso al Quirinale, il documento dei giuristi (titolato «Una questione di prepotente urgenza» sempre più prepotentemente urgente, può essere letto integralmente nel sito www.amnistiasubito.it) faceva proprie le parole di denuncia espresse in argomento dal Capo dello Stato. Le accompagnava con preoccupate argomentazioni giuridiche ed eloquenti dati numerici e giurisdizionali. Rivolgeva infine al Presidente della Repubblica una richiesta: l’invio alle Camere di un suo messaggio – ai sensi dell’art. 87, 2° comma, Cost. - affinché il Parlamento sia chiamato ad affrontare i due correlati problemi della giustizia e del sovraffollamento carcerario, anche attraverso il ricorso a strumenti previsti in Costituzione (l’amnistia e l’indulto) capaci di interrompere, subito, una persistente situazione di illegalità costituzionale. Illegalità non probabile ma certa, non occasionale ma sistematica, non futura ma attuale, che costa all’Italia ripetute condanne anche in sede internazionale: l’ultima, il 17 luglio scorso, da parte della Corte di Strasburgo, per violazione dell'articolo 3 della CEDU che vieta i trattamenti disumani e degradanti, per aver costretto un detenuto affetto da una grave patologia a vivere in una struttura carceraria incompatibile con il suo stato di salute.

A sostegno delle argomentazioni e delle proposte illustrate nella lettera-aperta, il Partito Radicale ha realizzato la scorsa settimana una mobilitazione straordinaria di nonviolenza, sciopero della fame e silenzio, di quattro giorni. Straordinaria anche negli esiti: ad essa hanno aderito decine di migliaia di cittadini insieme a detenuti ed ai loro familiari, direttori degli istituti di pena, agenti di polizia penitenziaria, psicologi, educatori, personale sanitario e amministrativo, associazioni che di carcere si occupano da anni, volontari e cappellani, parlamentari e consiglieri comunali, provinciali, regionali.

In allegato al presente comunicato stampa, viene riprodotta integralmente copia della risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Prof. Andrea Pugiotto, estensore e primo firmatario della lettera-aperta.

Elenco alfabetico dei firmatari della lettera-aperta »  

 

La risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.



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