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Allarme Bce su imprese / De Lucia e Massari: indispensabile ridurre la spesa, vitale garantire la sopravvivenza e il rilancio delle nostre imprese

Imprese, soldi

Nota di Michele De Lucia e Alessandro Massari, rispettivamente tesoriere e membro della Direzione nazionale di Radicali italiani

Quasi tutti i quotidiani hanno aperto la loro edizione di oggi riportando i dati drammatici diffusi dalla BCE: le insolvenze bancarie delle imprese italiane in un anno sono aumentate del 13,8%; per tutta risposta le banche, invece di aprirsi al mercato, hanno reagito diminuendo l’erogazione dei prestiti, che nello stesso periodo è scesa del 2%.

E tutti i quotidiani, senza “quasi”, hanno censurato l’appello rivolto al governo da Radicali italiani e dalla delegazione parlamentare Radicale insieme alla CGIA di Mestre e a Imprese Che Resistono, “Liquidità alle imprese, più ossigeno al Paese” (www.radicali.it/appelloimprese), che chiede quattro provvedimenti urgenti per governare l’emergenza, invece che essene governati:

1) un più agevole accesso al credito e una misura spalmadebiti che consenta agli imprenditori di corrispondere il dovuto in un arco di tempo più ampio: si potrebbero così evitare 25.000 fallimenti altrimenti annunciati e il conseguente fallimento delle Banche;

2) più vigore nel risolvere il problema del ritardo nei pagamenti che coinvolge allo stesso modo la PA e le grandi imprese. Il Governo ha preso provvedimenti importanti, come la certificazione dei crediti, che però sembrano insufficienti e troppo dilatati quanto ai tempi di realizzazione (dicembre 2012);

3) rimodulazione delle penali di Equitalia nei casi in cui sia dimostrato che le difficoltà degli imprenditori sono conseguenti ad uno stato di necessità, per evitare che il rispetto formale del diritto si trasformi nella scomparsa di tante imprese (micro, piccole e medie), che rappresentano la spina dorsale della nostra economia reale;

4) introduzione dell’Iva per cassa, che il governo ha adottato, limitandola tuttavia ad un fatturato di soli 2 milioni di euro, impedendone l’uso a chi ha fatturati (non guadagni) maggiori.

Le imprese italiane, da sempre sottocapitalizzate e bisognose del credito bancario hanno, paradossalmente, un temibile concorrente: i titoli del debito pubblico. Oggi investire in titoli è più redditizio che fare impresa. Tagliare la spesa pubblica (quella improduttiva, corporativa, clientelare) è indispensabile, ma mettere il nostro sistema produttivo in condizioni di sopravvivere e di rilanciarsi lo è altrettanto: se muoiono le imprese, si riduce il gettito fiscale, ci sia avvita ancora di più nella spirale del rapporto debito–PIL, l’Italia non si “salva” e si finisce per direttissima nell’autunno caldo preconizzato dal ministro Fornero.

Noi radicali, da sempre federalisti europei, riteniamo che l’adozione delle misure proposte rappresenti un “primo soccorso di emergenza” per salvare – davvero – l’Italia ed essere di esempio ad una UE tanto legata alle procedure quanto distaccata dai bisogni dei cittadini. La perizia del “tecnico” deve essere accompagnata dalla lungimiranza politica. Ci auguriamo che il Presidente Monti, messi in salvo i conti, sappia poi preservarli nell’unico modo possibile: ridando centralità alla politica, proponendo gli Stati Uniti d’Europa. Il suo costante riferimento a Einaudi potrà essergli di grande aiuto, come lo è stato per noi.

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