Ragli, solo ragli

Maurizio Bolognetti

 

Di Maurizio Bolognetti, Direzione Radicali Italiani
Nel leggere l’editoriale  – camuffato da pagina satirica - Loriso mi sono venute in mente alcune parole scritte da Leonardo Sciascia: “Cervantes avverte che quando dalle cose dell’altro mondo vengono dei ragli, è segno di questo mondo…ma lasciando da parte i ragli, cui ovviamente non si può rispondere che ragliando, e ne sono del tutto incapace, c’è a tratti qualcosa che più inequivocabilmente dei ragli appartiene a questo nostro mondo, o almeno a un certo settore di questo mondo: ed è la menzogna, la menzognera diffamazione e calunnia, la fredda mascalzonata”.
Nel chiedere scusa al grande scrittore siciliano per averlo incomodato per rispondere ai ragli di Loriso, mi auguro, al contempo, che questa citazione aiuti a riflettere. Ragli solo ragli, e neppure quelli di un povero ciuchino oberato dal lavoro, piuttosto il ragliare astioso di un asino che prova a disquisire di cose che non gli appartengono. Del resto, è tipico di certa Kultura riflettere il proprio modo di essere attribuendolo all’interlocutore. Tradotto: Loriso e quelli come Loriso, essendo abituati a condannare alle fiamme eterne i loro “nemici”, credono che in ogni critica, o tentativo di analizzare un contesto ci sia dietro questa cultura che ci ha regalato disastri, immani disastri.
Non è che Papaleo non possa fare la guardia al bidone di benzina o accettare contributi ed elargizioni da munifici mecenati per un prossimo film da ambientare sui fanghi petroliferi di Corleto Perticara. Legittimo, ma non si capisce perché non sia altrettanto legittimo discuterne e magari criticare. Provando a contestualizzare, dovremmo chiederci come mai chi estrae dal sottosuolo lucano l’80% del petrolio italiano, abbia deciso di eleggere Papaleo a proprio uomo immagine. Perché non dovrei interrogarmi, diversamente da quanto fa il signor Papaleo, se per caso quel volto non sia diventato strumento da sbattere sulla testa di chi racconta i danni prodotti dalle attività estrattive? Non citerò il documentario Olimpia, teso a celebrare i fasti delle Olimpiadi di Berlino nel 1936, ma posso e devo interrogarmi su come quel documentario sia stato utilizzato da Goebbels e soci. Insomma, il punto non è il diritto di Papaleo a poter asservire la propria arte o la propria immagine alle compagnie petrolifere, ma l’uso che le stesse fanno di quella immagine, che Papaleo ne sia o meno consapevole.
La verità è che in questo paese si ha l’abitudine a beatificare e santificare. “Scherza coi fanti ma non toccare i santi”, si dice così? E dunque chi tocca San Rocco Papaleo da Lauria è poi costretto a sciropparsi la predica sui giornalisti de sinistra “frustrati, che non si piegano ad alcuna imposizione”. Questo, naturalmente, ai tempi della Balena Bianca, contro la quale Loriso sembra avercela a morte. Che tristezza!!! Magari facendo un po’ di analisi si sarebbe potuto parlare – senza acredine(quella di Loriso si acredine) di come l’arte possa essere utilizzata per vari fini o scopi; o magari si sarebbe potuto discutere di come certa Kultura continui a rendere viete e vietate certe idee, certe posizioni, certe persone. Pensi Loriso - che immagino si identifichi con i frustrati e sedicenti rivoluzionari di cui parla - ai temi posti in questi 60 anni dai Radicali, quelli che hanno candidato Cicciolina, che si sono occupati del caso Tortora, che si battono contro leggi criminogene per la legalizzazione da opporre alla liberalizzazione dei monopoli criminali, che hanno promosso campagne come quella contro lo sterminio per fame nel mondo, che chiedono una “Amnistia per la Repubblica” e che rivendicano per tutti l’einaudiano diritto a poter conoscere per deliberare. Principi così: robetta, insomma.
Ma tant’è: a ciascuno il suo. San Rocco Papaleo continui pure a dare un passaggio agli italiani e a Scaroni, con in testa l’elmetto dell’Eni, e Loriso lo affianchi indossando il copricapo che più gli si confà.

Approfondimenti

Nuova del Sud, 19 agosto 2012

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