E.R.A. • Esperanto e Israele nell'Ue risponde Amos Oz ed Erri De Luca

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Giorgio Pagano: A proposito del suo racconto, Esperanto, il Partito radicale crede molto che ci sia bisogno di federalismo. Il suo amico utopista chiaramente prefigurava un federalismo mondiale, noi in Europa, attraverso il manifesto di Ventotene, un altro sognatore e un altro sogno da realizzare, ne stiamo vedendo anche adesso la carenza rispetto ai drammi dell’Euro... un altro tipo di federalismo. Dove, peraltro, a proposito di letterature, e questo è il dato importante che lega anche il concorso e quant’altro, rischiano tutti, in effetti, un po’ la distruzione. In virtù del fatto che l’inglese sta colonizzando anche tutte le altre lingue in Europa. Non so se è informato ma, addirittura, il Politecnico di Milano, che è una prestigiosa università, dal 2014 non insegnerà più in lingua italiana, e anziché avere letterati che vanno con i “forconi” al Politecnico di Milano… tutto questo sta accadendo nel silenzio più assoluto, insomma una sorta di Shoah delle letterature o delle lingue.
Fatta questa premessa, la mia domanda è se, da questo punto di vista, lei ritiene che in un ambito di federazione europea, il ruolo di lingua federale assegnata all’Esperanto potrebbe da una parte salvare le nostre lingue e le nostre culture evitando, dall’altra, la colonizzazione e quindi la distruzione delle nostra lingue e delle nostre culture.

Amos Oz: Guardi, io credo nella varietà, nella molteplicità delle lingue, io credo che la società umana sia una sorta di polifonia, in cui è determinante, cruciale, ogni voce, piccola o grande che sia. È cruciale l’italiano, è cruciale l’ebraico, è cruciale l’arabo,è cruciale il giapponese, ogni singolo strumento musicale di questa polifonia di questa orchestra, dal mio punto di vista, è cruciale, ma, ritengo che non sarebbe affatto una cattiva idea se tutti quanti noi disponessimo di una seconda lingua comune per comunicare. Questa era l’idea dell’esperanto: non sostituire le lingue madri ma essere la seconda lingua di tutti gli esseri umani che così possono comunicare tra loro, sfortunatamente, invece dell’Esperanto ci ritroviamo con l’inglese, che dal mio punto di vista non è una risposta ideale, perché è una lingua estremamente specifica, e in più è una lingua dominante, persino prepotente, se così vogliamo dire, è come un personaggio un po’ troppo prepotente. Però la realtà ci dice che, malauguratamente, l’inglese sta diventando la seconda lingua di tutto il genere umano. Io, per me, avrei voluto che fosse non l’inglese, ma l’Esperanto.

Erri De Luca: Sono d’accordo con Amos Oz. Esiste tra le lingue, come tra le monete, un rapporto di forza. E quindi l’inglese, come lingua dominante, è una lingua che costringe le altre ad un cambio sfavorevole nei suoi confronti.
Qualcosa di simile, anche se per me su scala più gigantesca, a quello che è avvenuto con l’ebraico antico del monoteismo, la lingua originale del monoteismo, che è stata tradotta dal greco, quindi con massima distanza possibile tra una lingua dominante e una lingua dominata.

Giorgio Pagano: Qualche anno fa, sappiamo, c’è stato un sondaggio importante in Israele sulla possibilità che il popolo israeliano aderisse all’Unione Europea, e, da quel che sappiamo, gli esiti sono stati molto favorevoli. Da questo punto di vista volevo chiederle se conferma questo dato, cioè che il popolo israeliano aderirebbe volentieri all’Unione Europea, e se lei condivide questa posizione.

Amos Oz:
In primo luogo devo dire che spero molto che l’Unione Europea sopravviva, non mi sembra proprio una certezza. Io spero di sì, ma non siamo sicuri. E in secondo luogo io spero che un giorno entrambi, Israele e Palestina, diventeranno membri di questa Unione.

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Fonte: http://www.democrazialinguistica.it/forum/viewtopic.php?t=7037&p=10416#p10416

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