E.R.A. • Re: Presidio formativo radicale al Politecnico di Milano: il punto a capo.

L'intervento di Marco Cappato, consigliere comunale radicale a Milano

Sono Marco Cappato, consigliere comunale radicale a Milano. Penso che le parole del professor Matricciani siano state illuminanti e chiarificatrici.
La decisione del Politecnico di Milano non è quella di fare dei corsi in inglese, come superficialmente si è detto, perché questi ci sono già, e perché questa potrebbe anche essere una cosa utile, ma di eliminare l'italiano da tutta la specializzazione, cioè dagli ultimi due anni, se capisco bene, di tutti i corsi di laurea ordinari. Allora, evidentemente, il problema della lingua è un problema internazionale. Il fatto che ci siano delle lingue come l'inglese oggi, ma domani, anzi già oggi sempre di più, il cinese, sono fatti che stanno accadendo. Sarei prudente a definirli fatti naturali, perché l'inglese, e il cinese, e qualsiasi lingua nazionale dipendono anche da decisioni politiche e da investimenti statali , investimenti delle scuole, investimenti delle scuole all'estero, quindi chi pensasse di approcciare il problema nel senso di libero mercato delle lingue commetterebbe quantomeno un'ingenuità o una falsità. Le lingue non sono libera moneta che si afferma così, come forze naturali, ma sono anche il prodotto di scelte politiche e di investimenti statali. La decisione del Politecnico di Milano serve quantomeno a una cosa: a rendere ancora più visibile l'urgenza di una decisione politica. Di fronte all'affermarsi della necessità di lingue internazionali, come si difende il diritto universale di ciascun essere umano alla lingua, ad utilizzare la lingua con cui è nato e cresciuto e a poter comunicare con persone che parlano altre lingue? Ecco, la politica si può girare dall'altra parte, come è stato fatto finora, facendo finta che non ci sia di fatto una cancellazione di un grandissimo numero di lingue che vengono distrutte ogni anno, oppure provare a mettere in campo delle soluzioni. Le soluzioni possono essere quelle della lingua internazionale e del multilinguismo, l'esperanto da una parte e il multilinguismo dall'altra, oppure quelle del Politecnico di Milano che rende evidente un'altra strategia possibile: quella della resa incondizionata, unilaterale, della rinuncia alla propria lingua nazionale, partendo dalla rinuncia alla letteratura scientifica e all'insegnamento universitario, per poi gradualmente distruggere completamente la dignità di una lingua. Si dice che manifestazioni e presidi come questi, anche esponenti radicali lo hanno sostenuto, sono forme di nazionalismo. Beh, sicuramente peggio ancora del nazionalismo proprio c'è l’abbracciare un nazionalismo degli altri. La decisione di imporre tutte le specializzazioni universitarie al Politecnico in lingua inglese significa una scelta nazionalista inglese: rinunciare gratuitamente, abbandonare unilateralmente la dignità di una lingua, l'insegnamento, con tutte quelle cose che il professore spiegava benissimo. Allora, bisogna trovare delle alternative politiche, innanzitutto di difesa della lingua italiana e del suo insegnamento da una parte, dall'altra di promozione internazionale del diritto alla comunicazione, alla lingua, e alla lingua internazionale, la soluzione esperantista e le soluzioni tecnologiche, le traduzioni e interpretazioni automatiche, tutto quello che la tecnologia ci mette a disposizione per difendere gli idiomi nazionali, locali, la digitalizzazione delle lingue, la possibilità di interpretarle automaticamente: è necessario un investimento politico a difesa dell'italiano, dell'insegnamento dell'italiano, ma a difesa della lingua internazionale e del diritto di ciascuno di esprimersi nella propria lingua. Di sicuro non è una soluzione quella della resa linguistica unilaterale per avere dei pessimi insegnamenti in una pessima lingua inglese al Politecnico di Milano, senza che ciò possa portare alcun vantaggio al Politecnico, ai suoi docenti e ai suoi studenti. Ecco perché questa presenza oggi davanti al Politecnico di Milano. Ricordiamolo: sono oltre 110 i professori del Politecnico, alcuni dei quali insegnano già in lingua inglese, che hanno presentato il ricorso contro la decisione del rettore Azzone e del senato accademico di proibire l'insegnamento in lingua italiana nelle specializzazioni di laurea al Politecnico di Milano. Ci auguriamo che questa prima presenza dell'Associazione radicale Esperanto, di Giorgio Pagano, questo appuntamento che è stato creato, possa servire a diffondere un minimo di consapevolezza e di reazione giudiziaria, ma anche civile, democratica e non violenta, a quanto sta accadendo qui al Politecnico di Milano.

http://www.democrazialinguistica.it/forum/viewtopic.php?t=7058&p=10464#p10464

Fonte: http://www.democrazialinguistica.it/forum/viewtopic.php?t=7058&p=10464#p10464

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