Pannella: le cose stanno andando male, la battaglia è sempre più difficile

Marco Pannella e Giorgio Napolitano

Dalla pagina Facebook di Marco Pannella: 

Sabato 24 settembre. Durante la presentazione del libro “Biografia di un irregolare”, presso la Fiera del Libro di Fara Sabina, con Giovanni Franzoni e l’autore Valter Vecellio, Marco Pannella si è soffermato sulla battaglia Radicale per l’amnistia (per la Giustizia) e sulle ragioni della sua azione nonviolenta di sciopero della fame e, da mercoledì scorso, della sete. Oltre che ai presenti e agli ascoltatori di Radio Radicale, Pannella si è rivolto soprattutto al Presidente della Repubblica:

« Le cose stanno andando male, la battaglia è sempre più difficile. Quindi faccio un annuncio, lo faccio rivolto anche al Presidente della Repubblica, formalmente (siamo su Radio Radicale): questa volta io continuerò la mia lotta, sotto la forma anche nonviolenta, ad oltranza. Ci preoccupiamo di io che posso – posso, farò l’impossibile per riuscire a far sì che questa forma di ascesi che è la nonviolenza – che insegna quindi qualcosa mentre la pratichi – faccia protrarre le possibilità di vita, no? Certo, starò attento: i miei medici seguono con preoccupazione, ma anche con comprensione, come mi comporto.

Ma vi rendete conto? Ieri nel carcere di Montacuto di Ancona si è suicidato – è una cosa poco chiara – il 49° o il 50° detenuto, ma poi ce ne sono altri 100 che non si sa come muoiono!

Quindi dico, signor Presidente della Repubblica, tu il 28 luglio hai parlato molto chiaro, tu hai detto, “c’è una prepotente urgenza” di riformare tutto questo; "siamo contro la Costituzione", contro tutto: e allora si deve rientrare, significa che come prima cosa bisogna interrompere la flagranza. Per questo noi abbiamo voluto fare, il 14 agosto, un giorno di sciopero totale della fame e della sete, con una adesione di tutto il mondo cattolico, volontariato, monsignor Paglia s’è mosso, tutti quanti. Sappiamo che vuol dire molto, non poco, questo. Per sottolineare l’importanza di quello che il Presidente aveva detto e del sostegno alla nostra iniziativa.

Lo scorso 21 settembre abbiamo tenuto per la terza volta in sessant’anni l’autoconvocazione del Parlamento, ci siamo riuniti. Tutti i parlamentari tranne due o tre davano per scontato che l’amnistia e l’indulto sono cose che non bastano… Diciamo, l’imbecillità che si prosegue!

Ma l’amnistia oggi è lo strumento per far funzionare una riforma strutturale e rendere possibile la giustizia... ma chi lo sa??

Io, allora, ho deciso questo – lo comunico ufficialmente anche ai compagni: anche nella forma nonviolenta andrò avanti! Siccome ho appreso un termine, “non negoziabile”, per quello che rappresenta in pratica questa soluzione. Quindi andrò avanti, ma devo dire anche al Presidente della Repubblica: tu devi renderti conto della tua storia, che tu sei il Presidente della Repubblica che è costretto a fare miracoli, perché la Repubblica che gli è stata consegnata è antidemocratica, corrotta, corruttrice, produce quello che produce – quindi non c’è democrazia. Per esempio, io ancora adesso non sono riuscito una sola volta a fare un dibattito di quelli in cui adesso c’abitano tutte le opposizioni, che loro sanno poter essere di regime, e non di alternativa, e quindi noi mai!

Allora, caro Presidente, dinanzi a questo impedire al popolo di sentire, per magari dissentire, anche le nostre proposte, le più poi onorate ai livelli di vertici intellettuali, magari. Questo al popolo è proibito! 

Guardate, dico seriamente: in quel libro Pannella serve anche finalmente a qualcosa. È quello che raccontandone pagine della sua vita, fa emergere gli altri attori e coautori, con lui, nella funzione magari contraria... Ma noi sappiamo che in un grande scontro come quello sul divorzio – lo dicevo – la Chiesa e noi sentiamo le stesse urgenze, e alle urgenze gli diamo risposte opposte. Lo scontro fu grosso, è un paese che su questo si confrontò e si è unito. Perché non c’è un “vincente”, nessuno è perdente! È accaduto lo stesso per l’aborto. 

Ma, allora perché tutti quanti non ci rivoltiamo a favore di quell’amnistia che interrompe questa esecuzione di massa di giustizia? Perché da vent’anni non avete il diritto di ascoltarci. E allora dico: Presidente, tu sei il garante, ma io con la mia nonviolenza devo essere un buon cittadino repubblicano. Quindi annuncio che d’ora in poi, fino a quando il paese, il popolo! non sarà risarcito di venti anni di ignoranza su tutte queste cose, be’ io andrò avanti con la nonviolenza. So benissimo che devo trovare una soluzione. So benissimo che oltre il 5° giorno di sciopero della sete non è possibile andare, se non per “rischiare la morte”. Io ho detto: rischio, cerco di rischiare la vita. Forse l’amore che sento è un alimento. Dà forza e dà responsabilità.

Quindi rischio, ma andrò avanti. Probabilmente smetterò la sete e riprenderò, ma in modo più duro, la fame. Posso immaginare, Presidente, che – se non c’è nulla di nuovo – lunedì comunque, per prudenza (che è una virtù grande – la prudenza spesso è ridotta a calcolo, allora è un disastro, ma se è virtù credo che è importante), interromperò lo sciopero della sete.

Cercherò di non morire pure se continuo l’arma della nonviolenza, rispetto adesso a te, Presidente: non andrò mai più – fino a quando non c’è riparazione, PER IL POPOLO, non a me, dell’ignoranza su tutti questi problemi – non accetterò più di andare dove ogni tanto vado, in televisione. Anche la nostra proposta dell’amnistia deve essere riconosciuta. Fino ad allora, non accetterò di andare.

Quindi si riunisce martedì 27 il Senato. Bene, il Presidente, Capo dello Stato, sappia che: è più urgente occuparsi di questo, della flagranza criminale, delinquenziale, tecnicamente parlando, della Repubblica italiana, per interromperla, che continuare come fai magistralmente a cercare di mettere le pezze su limiti economici della gestione del Governo e della opposizione italiana.

Però io la nonviolenza la continuerò, ma non nelle forme che significhino consapevolmente scegliere non il rischio, ma la certezza, della morte. Questo no. Ma troverò le forme ancora più gravi che resteranno anche a testimoniare che in me c’è il voler essere speranza, e non disperazione. Io non ci credo al sacrificio. Quindi volevo dirvi: non preoccupatevi di me, occupatevi di voi e di noi, perché qui siamo in Italia, e non solo, alla vigilia di una nuova forma di Shoah. A qualcuno rischia di toccare, e a molti. »

 

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