Giustizia per il rilancio dell'Italia

PuzzleTempo di recessione,  tempo di riforme

Secondo l'indagine del principale quotidiano economico francese, “Les Echos”, l'Italia è in Europa la nazione che ha operato la manovra economica più poderosa negli ultimi due anni. I piani di risanamento del nostro paese ammontano a 232 miliardi di euro, capitale derivante soprattutto dalla pressione fiscale (il 72% del totale), ma anche dai tagli alla spesa pubblica. Eppure la spirale della recessione non accenna ad arrestarsi: il primo trimestre 2012 conferma il dato negativo del Pil (-0,8%), la produzione industriale è in caduta libera da settembre 2011, la disoccupazione è al massimo dal 2004 (dati ISTAT) e i fallimenti delle imprese sono aumentati del 7,4% nel 2011 (secondo Cerved). In questo panorama desolante, mentre l'informazione "scopre" che gli imprenditori disperati arrivano addirittura al suicidio, mentre la riforma del mercato del lavoro tarda a maturare, c'è un'altra riforma che potrebbe risultare catalizzatrice per l'economia del nostro paese. La strada per il rilancio economico passa anche attraverso la riforma della giustizia. Non ci credete? Dati alla mano, eccovi cosa significa in soldoni riformare il sistema della giustizia del nostro paese.

Euro risparmiato euro guadagnato: quando l'ingiustizia costa cara

La Commissione europea per l'efficienza della giustizia (Cepej) nel 2008 ha calcolato che l'Italia destina al funzionamento del sistema giustizia circa lo 0,19% del suo Pil. Eppure 6 milioni di processi civili ci costano 96 miliardi di euro in termini di mancata ricchezza (quasi l'1% del nostro prodotto interno lordo). Una causa di lavoro può durare in media anche sette anni e un'azienda non può permettersi di restare anni sub iudice così a lungo, indipendentemente dall'eventualità che si tratti di un licenziamento per giusta causa. Il centro Studi di Confindustria nel 2011 ha stimato che smaltire l'enorme mole di pratiche accumulate frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil, ma basterebbe abbatterne il tempo di risoluzione anche del 10% per guadagnare ogni anno lo 0,8% di Pil. Questo scoraggia gli investimenti in Italia, forse più dei canoni di tutela dell'articolo 18.

Crisi economica, crisi di giustizia, crisi di democrazia: le tante facce del “ Caso Italia” e le proposte economiche radicali

L'insufficienza di democrazia e di stato di diritto costituisce la chiave di lettura attraverso la quale comprendere la situazione del nostro paese, quello che noi radicali chiamiamo “Caso Italia”. Il declino economico che stiamo vivendo ha origini profonde nella paralisi decisionale del sistema politico: la perdita della certezza del diritto, lo svuotamento della democrazia, la crisi del sistema giustizia corrispondono a costi economici e sociali enormi. Il nostro contributo radicale per uscire dalla crisi si è concretizzato con proposte di intervento che possano restituire ossigeno all'economia come la lotta contro i ritardi dei pagamenti nelle transazioni commerciali, con cui le grandi imprese e la pubblica amministrazione mandano in rovina tanti piccoli imprenditori e l’Iva per cassa (Iva esigibile solo al momento dell’effettiva riscossione del corrispettivo). Abbiamo cercato di mediare tra le esigenze degli imprenditori e quelle dei lavoratori, proponendo una moratoria triennale dell’articolo 18 per i nuovi assunti nelle imprese fino a trenta dipendenti. Senza dimenticare l'importanza del welfare universale, (a cui tutti - non solo coloro che lavorano per le grandi imprese - possano accedere nel caso in cui perdano il lavoro) e l'equità del sistema previdenziale, proponendo il diritto alla restituzione dei contributi silenti. Come può una riforma della giustizia segnare un punto a favore dell'economia? Basta fare due conti... 

Approfondisci sulle proposte economiche radicali

Rapporto giustizia - imprese

La giustizia "lumaca" costa circa 371 euro ad azienda e i ritardi costano alle imprese circa 2,3 miliardi di euro l'anno. Il costo medio sopportato dalle imprese italiane rappresenta circa il 30% del valore della controversia stessa, a fronte del 19% nella media Ocse. Se a questo aggiungiamo i ritardi ormai anche pluriennali dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione a privati che lavorano per suo conto, il quadro si fa tragicomico. Secondo il rapporto Doing Business 2012 della Banca Mondiale, su 183 Paesi monitorati l’Italia è al 158 posto (ultima in Europa) per quanto riguarda l'efficienza del sistema giudiziario nella risoluzione di una controversia commerciale, con costi altissimi e una durata media di 1.210 giorni per arrivare a sentenza, contro i 515 della Spagna e i 394 della Germania o i 300 degli Usa. In pratica, mentre le aziende straniere recuperano un credito nel giro di un anno, quelle italiane impiegano in media 40 mesi, con un danno diretto valutato dalla Banca d’Italia in un punto di PilRicostruire l’infrastruttura giustizia, restituendo una ragionevole durata ai processi, significa ricostruire il sistema produttivo

Da dove partire? Perchè Amnistia

Nell'attuale situazione di evidente flagranza di reato dello Stato stesso, i processi per ingiusta detenzione o per errore giudiziario sono oltre 2.000 all'anno -per i quali nel corso del 2011 l'Italia ha riconosciuto risarcimenti stimati in 46 milioni di euro- e intasano la Corte europea dei diritti dell'uomo facendoci "collezionare", a causa dell'inciviltà del nostro sistema penitenziario, centinaia di condanne. Durante l'ultima riunione del Comitato Nazionale di Radicali italiani, l'assemblea ha rivolto un appello alla classe imprenditoriale, perché prenda coscienza che il funzionamento del servizio giustizia non può essere disgiunto da un provvedimento di amnistia che renderebbe concreto l'obiettivo di dimezzare entro due anni la durata dei processi civili. Solo così sarebbe possibile in tempi ragionevoli raggiungere almeno la durata media europea dei processi di 556 giorni.

In Italia il dibattito pubblico viene sistematicamente negato proprio sulle questioni che hanno determinato la distruzione dello stato di diritto e l’impoverimento del tessuto civile, sociale e produttivo eppure, se non intendiamo lasciarci andare alla deriva occorre una mobilitazione generale, occorre che anche la classe dirigente ed imprenditoriale italiana possa capire quali sono le riforme necessarie al rilancio. Quella della Giustizia è indispensabile.

La seconda Marcia per l'Amnistia: chi, quando, perchè



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