Il sistema elettorale radicale: uninominale e maggioritario

Archivio Partito Radicale: Comizio di Pannella a Bologna per la campagna referendaria 1993.

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In queste settimane di ipotesi sul destino della XVI Legislatura e dell'ultimo Governo Berlusconi, Marco Pannella ha, in più occasioni, espresso la sua contrarietà sia alla prospettiva di ricorrere ad elezioni anticipate sia al Governo tecnico.

Il 1° agosto, dai microfoni di Radio Radicale, durante la conversazione settimanale con Massimo Bordin, Pannella aveva dichiarato 'Il vero problema e' che le elezioni anticipate non saranno comunque elezioni democratiche. Questo lo sappiamo comunque. Saranno elezioni partitocratiche. Magari con qualche manifestazione di protesta. Sappiamo gia' che non saranno elezioni democratiche, e dunque occorre continuare a prepararsi ad una situazione che e' quella della democrazia reale italiana'

Uno degli aspetti di non democraticità più gravi del procedimento elettorale in Italia è la legge elettorale attualmente in vigore che, con il sistema delle liste bloccate, lascia nelle mani delle segreterie dei partiti tutte le possibilità di scelta: gli eletti si trasformano così in nominati.

I Radicali non solo si sono sempre espressi contro il cosidetto "porcellum" (la definizione che della legge ha dato il suo stesso estensore, il leghista Roberto Calderoli), ma nella loro storia hanno lottato, sia attraverso le iniziative parlamentari, sia con il ricorso agli strumenti referendari e di partecipazione popolare, perchè si passasse a un sistema elettorale maggioritario uninominale.

Cronologia della campagna radicale per il maggioritario (1975-2000)

La stagione dei primi referendum elettorali, il maggioritario, il mattarellum, l'uninominale, i radicali (di Aurelio Aversa)

Tutti i referendum della storia italiana, approvati e non approvati


La proposta di legge del 1987

Nel 1986 nacque la Lega per l'uninominale, un movimento trasversale a tutti gli schieramenti, con l'obiettivo unico di spingere le istituzioni italiane a riforme di stampo anglosassone, in particolare per quanto riguardava la legge elettorale.

Nel luglio del 1987, durante la X Legislatura, i deputati Pannella, Aglietta, D'Amato, Faccio, Mellini, Modugno, Stanzani, Ghedini, Teodori, Vesce e Zevi presentantano una proposta di legge, la cui introduzione è probabilmente una delle più efficaci spiegazioni della proposta radicale sul sistema elettorale, Ne riportiamo qui un estratto:

 

La proposta che formuliamo è l'adozione di un sistema elettorale basato sul principio del collegio uninominale, cioè sulla regola, considerata fondamentale in paesi di antica democrazia, che ogni collegio elettorale deve avere un solo rappresentante in Parlamento, che la votazione avviene non tra liste concorrenti ma tra singoli candidati, e che l'eletto è colui che nel collegio ha raccolto il maggior numero di consensi.

Ogni comunità ha quindi un unico rappresentante parlamentare e la scelta di questo avviene con un sistema elettorale che valorizza al massimo il rapporto tra eletto ed elettore, diminuendo il peso di intermediazione dei partiti.

Il collegio uninominale nel sancire, infatti, la proclamazione diretta del candidato, sul quale sia confluito il maggior numero dei voti validamente espressi nell'ambito di una circoscrizione, consente a tutti gli iscritti nelle liste delle sezioni della medesima a considerarlo, nel bene e nel male, precipuamente come il loro rappresentante e non solo del contrassegno sotto il quale sia stata espressa la candidatura

Attraverso i referendum promossi dai radicali il popolo italiano, quando è stato messo in condizione di poter scegliere, non ha mai perso un'occasione per esprimersi a favore di una riforma elettorale in senso maggioritario. In particolare nel 1993. Ma il sistema dei partiti ha sempre fatto tutto il possibile per continuare a controllare le istituzioni, trasformandosi sempre più in un vero e proprio regime partitocratico.

Questa continua negazione della volontà dei cittadini è stata documentata nel 10° capitolo della Peste Italiana: "Dalla riforma "americana" possibile alle controriforme partitocratiche"

Per i radicali una riforma elettorale in senso maggioritario sarebbe parte del più complessivo quadro di riforme delle istituzioni europee, statali e dell'ordinamento regionale, così come espresso dal progetto del Professor Mario Patrono. Si tratta di un progetto che vede i cittadini trasformarsi da sudditi a cittadini, liberi di scegliere chi li rappresenta senza affidare questa scelta alle segreterie dei partiti.



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Commenti

Il sistema uninominale ha la sua maggiore debolezza nella tendenza a far eleggere nei singoli collegi candidati che sono espressione di clientele e gruppi di potere attraverso il cosiddetto "voto di scambio". In altri paesi questa tendenza è almeno parzialmente compensata da contrappesi istituzionali e anche dalla maggiore fiducia che gli elettori ripongono nelle istituzioni stesse. In Italia, con due terzi del paese sotto il controllo più o meno diretto delle organizzazioni criminali e con il resto succube della partitocrazia, è assai probabile che eventuali elezioni con sistema uninominale "secco" darebbero origine a un Parlamento ad alto tasso di inquinamento mafioso, senza neppure la giustificazione di avere subito le nomine dei parlamentari da parte delle segreterie di partito.

Una possibilità di introdurre i germi di una vera svolta nella sostanza del sistema elettorale si ritrova nella selezione dei candidabili.
Escludendo i meccanismi di selezione diretta tramite criteri sempre più o meno velatamente discriminatori e che inevitabilmente introducono sospetti e dubbi di equilibrio e imparzialità, non rimane altro che propugnare con estrema forza la soluzione più difficile (oggi apparentemente impossibile) e cioè quella della trasparenza totale: chi intende candidarsi deve spiegare pubblicamente chi è, quali attività svolge e ha svolto negli ultimi dieci anni, quali sono i suoi redditi, le sue rendite, le sue proprietà, i suoi incarichi ufficiali e non ecc.
Insomma, si tratta di estendere la proposta radicale dell'Anagrafe degli eletti e trasformarla in "Anagrafe dei candidati", da pubblicare su un sito istituzionale accessibile al pubblico fin dal momento della presentazione delle liste.
Il controllo di merito sulla veridicità delle dichiarazioni contenute nell'Anagrafe verrà effettuato a posteriori sui soli eletti, in presenza di ricorsi, da un organo tecnico di controllo e chi sgarra è fuori.

Sarebbe interessante conoscere più a fondo la posizione dei Radicali Italiani relativa all'analisi del Prof. Sartori sui sistemi elettorali. In un interessante editoriale del 1° settembre 2010 dal titolo "Legge elettorale, il potere di chi vota" pubblicato sul Corriere della Sera, Sartori prende posizione in favore del maggioritario a doppio turno con argomentazioni, dal mio punto di vista, molto condivisibili. Perchè la posizione dei Radicali è ufficialmente solo per il maggioritario secco a turno unico ?
Cordialità,

Pietro

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