Amnistia o nuove carceri: un bivio ineludibile

Dalla Rassegna stampa

 

Secondo il garante dei detenuti, Franco Corleone, «occorre interrompere il flusso di entrata» oltre che concedere rapidamente l'amnistia.

La parlamentare Radicale, Rita Bernardini nel testo presentato alla Camera nella seduta del 16 dicembre 2011 riassunse che «l'efficienza del sistema giustizia è essenziale infatti per lo sviluppo della nazione, atteso che, attualmente, esso rappresenta un costo come l'1 per cento del Pil e che l'ex governatore della Banca d'Italia, in una sua recente relazione, individua il miglioramento dell'efficienza del nostro apparato giudiziario tra le otto priorità per favorire la ripresa economica in Italia... l'attuale situazione di profonda e devastante illegalità in cui versano il nostro sistema giudiziario e penitenziario non possono essere affrontate con misure sul fronte dell'edilizia penitenziaria o della depenalizzazione dei reati minori o del potenziamento delle misure alternative, se le stesse non saranno precedute da provvedimenti quali l'amnistia e l'indulto, i quali avrebbero il pregio di riattivare immediatamente i meccanismi giudiziari ormai prossimi al collasso...».

In dieci anni il sistema penitenziario italiano è costato 29 miliardi di euro. Dal 2007 al 2010 le spese sono state ridotte del 10%, ma in modo diseguale: il personale ha rinunciato al 5% del budget, i detenuti e le strutture penitenziarie hanno avuto il 31% in meno di fondi. E' lampante il caso della casa circondariale di Viterbo (il Mammagialla) che, non pagando le bollette dell'acqua, ha subito il taglio dell'utenza da parte della struttura acquedottistica del locale consorzio di bonifica: per quasi una settimana i detenuti hanno avuto l'acqua corrente per meno d'un ora al giorno.

A livello nazionale il costo medio giornaliero per ogni detenuto è ormai al minimo storico, per l'effetto concomitante dell'aumento della popolazione detenuta e della diminuzione delle risorse.

Dal 2000 ad oggi il costo medio annuo del Dap è stato di 2 miliardi e mezzo di euro. E negli ultimi dieci anni il sistema carcerario italiano è costato alle casse dello stato oltre 28 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti gli stanziamenti per il Piano straordinario di edilizia penitenziaria (finora circa 600 milioni euro) e la spesa per l'assistenza sanitaria ai detenuti, che dal 2008 è sostenuta dal ministero della Salute per un importo medio annuo di 90 milioni euro.

Complessivamente, dal 2001 al 2010, le carceri sono costate alla collettività circa 29 miliardi euro. Nel 2007 la spesa, pari a 3 miliardi e 95 milioni euro, ha segnato il massimo storico. Nel 2010, per effetto dei tagli imposti dalle ultime Leggi Finanziarie, la spesa è risultata essere di 2 miliari e 770 milioni euro, in calo di circa il 10% rispetto al 2007. Ma il biennio 2011-2012 passerà alla storia anche per i sacrifici che il governo tecnico sta chiedendo alla popolazione carceraria: aumento demografico nelle singole celle (i 9 in celle da 4), diminuzione dei servizi essenziali e taglio alle spese sanitarie. Così ad ogni singolo detenuto viene comminata una doppia condanna, e perché oltre alla detenzione il 50% dei reclusi contrae patologie da soggiorno carcerario. Il 79,2% dei costi nel decennio appena trascorso sono stati assorbiti dai circa 48.000 dipendenti del Dap (polizia penitenziaria, amministrativi, dirigenti, educatori, etc.), il 13% dal mantenimento dei detenuti (corredo, vitto, cure sanitarie, istruzione, assistenza sociale, etc.), il 4,4% dalla manutenzione delle carceri e il 3,4% dal loro funzionamento (energia elettrica, acqua, etc.). L'incidenza del costo relativo al personale negli ultimi 4 anni è aumentata di ben 5 punti percentuali (dal 79,3 del 2007 all'84,3% del 2010), quindi i "sacrifici" non si sono scaricati equamente sui diversi capitoli di spesa, ed i detenuti (ob torto collo) devono subire. Così mentre il sovraffollamento ha raggiunto livelli mai visti (in 30 mesi i detenuti sono aumentati di quasi 30 mila unità: dai 39.005 dell'1 gennaio 2007 ai 67.961 del 31 dicembre 2010) e nel 2012 lo "svuotacarceri" non ha diminuito che di appena una decina d'unità il numero dei reclusi. Ecco che i tagli riguarderebbero proprio i costi di funzionamento delle carceri: acqua, luce, energia elettrica, gas e telefoni, pulizia locali, riscaldamento... Tagli che hanno come conseguenza sporcizia e l'incuria, logicamente passa in secondo piano la cosiddetta "rieducazione". I dati che abbiamo esaminato ci rivengono dal Centro Studi Ristretti Orizzonti, che ha riassunto i costi carcerari dalla Ragioneria generale dello stato, dalla Corte dei Conti e dal ministero della Giustizia (Dipartimento della amministrazione penitenziaria).

Ecco che i tagli, il rigore di Monti, impone la riduzione di «manutenzione, riparazione, adattamento, ristrutturazione, completamento ed ampliamento degli immobili carcerari e dei relativi impianti». Nonché il dimezzamento delle «spese per il pagamento dei canoni acqua, luce, energia elettrica, gas e telefoni, conversazioni telefoniche nonché per la pulizia, il riscaldamento ed il condizionamento delle infrastrutture carcerarie».

"Fonti riservate" ci dicono che nelle strutture maggiormente congestionate da sovraffollamento sarebbero pronti ad intervenire i battaglioni di Polizia Penitenziaria e Carabinieri, per sedare con la forza ogni anelito di rivolta carceraria: notizia che dimostra come il livello di civiltà carceraria italiana sia ormai scaduto a quello di paesi dell'America latina, dell'Africa o del Sudest asiatico. Notizia che ha allarmato Felice Belisario, presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, che ha ribattuto al monito del capo dello Stato Giorgio Napolitano. «Intanto, i luoghi di detenzione sono diventati una bomba ad orologeria pronta ad esplodere ogni giorno - afferma Belisario -. Purtroppo, la riforma carceraria è stata sempre annunciata, ma mai realizzata. Lo Svuota-carceri - insiste Belisario - è stato solo un provvedimento inutile, un compromesso al ribasso che non ha risolto nulla. Chi oggi invoca amnistia o indulto fa solo mera propaganda. La realtà è che per risolvere, almeno parzialmente, il problema della popolazione dei detenuti si deve procedere con l'apertura dei nuovi padiglioni, già realizzati, assumendo nel contempo nuovo personale».

Di diverso avviso la deputata radicale Rita Bernardini. «L'amnistia è la sola risposta all'illegalita - afferma la Bernardini - La situazione che il presidente Napolitano oggi definisce insostenibile era tale anche a luglio dello scorso anno, quando prese parte al convegno 'Giustizia: in nome della legge e del popolo sovrano' che si tenne presso il Senato. Oggi usa la parola insostenibile e invoca misure straordinarie e strutturali, ma dietro queste parole può esserci di tutto. Il cosiddetto 'svuota carceri', come avevamo previsto, non ha svuotato alcunché, si è anzi registrato un aumento di 500 detenuti in una sola settimana, come fa sapere l'Osapp. Urge la riforma sulla custodia cautelare in carcere, visto che il 42 per cento dei detenuti è in attesa di giudizio e la metà sarà riconosciuta innocente». Intanto a metà 2012 il costo della giustizia è lievitato all'1,7% del Pil nazionale.

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