Il blocco da rimuovere

Dalla Rassegna stampa

Una vecchia storiella inglese, che metteva alla berlina il settarismo fanatico della guerra civile nord-irlandese, raccontava di un posto di blocco a Belfast dove degli uomini armati fermavano tutti i passanti.
 
A ciascuno chiedevano: «Sei cattolico o protestante?», e lasciavano passare solo quelli della propria comunità. Finché non arrivò uno che alla fatidica domanda rispose: «Veramente sono ebreo». E i miliziani infastiditi: «Sì, va bene, ma ebreo cattolico o protestante?». Nel dibattito pubblico italiano capita spesso di sentirsi come l'ebreo della storiella: si vuole sapere solo dà che parte stai, se con Berlusconi o contro, e il merito delle questioni diventa del tutto irrilevante. Più che mai quando si parla di giustizia.
La riforma costituzionale che il governo ha annunciato di voler varare, per esempio, potrebbe e dovrebbe essere giudicata per ciò che conterrà. Invece i magistrati paiono averla già bocciata, e alcuni di loro minacciano addirittura una specie di guerra preventiva sotto forma di sciopero. E la parte più cospicua dell'opposizione, cioè il Pd, finora l'ha condannata nel solito modo: è un diversivo dai processi, è fatta solo per gli interessi del premier, è punitiva verso i magistrati.
 
In realtà il progetto che starebbe per varcare per la prima volta la soglia del Consiglio dei ministri - il condizionale è d'obbligo perché è nel libro dei sogni del centrodestra praticamente dal 1994 - non sembra contenere le famigerate norme ad personam che in questi anni sono state il pressoché unico prodotto dell'ispirazione garantista del centrodestra; né disegna, a quanto se ne sa, un progetto eversivo della Costituzione rinnegando l'indipendenza di chi amministra la giustizia. Ma si ispira a principi che più volte e da più parti sono stati considerati genuinamente liberali, come la separazione delle carriere tra pm e giudici che incontrava l'esplicito favore di Giovanni Falcone, o come la creazione di un tribunale disciplinare in cui le toghe non siano più in maggioranza, già suggerita da Luciano Violante, o come un rafforzamento della responsabilità civile dei magistrati, da sempre proposta dai radicali che ci vinsero anche un referendum, rimasto al solito inapplicato. Norme discutibili, dunque, ma proprio per questo da discutere.
 
La ragione per cui gli antiberlusconiani tendono invece a liquidare il progetto di riforma prima ancora di leggerlo non sta dunque nel più che comprensibile scetticismo sulla sua sorte parlamentare: la legislatura sembra ormai troppo corta e la maggioranza troppo risicata perché possa effettivamente vedere la luce, e se pure la vedesse a spegnerla potrebbe pensarci il referendum finale. Il vero motivo che consente ai nemici di Berlusconi di evitare ogni confronto di merito sulle proposte del governo e di buttarla come sempre in politica sta nel modo in cui Berlusconi ha finora agito in materia di giustizia. La sincerità dei suoi intenti - si argomenta - è smentita dalla raffica di leggi ad personam che ancora si aggirano in Parlamento per interferire con i suoi processi, e sulla costante e spesso insultante polemica che tiene accesa nei confronti della magistratura. Di qui, l'inevitabile intento punitivo di ogni riforma della giustizia proposta da un tale premier.
 
Berlusconi avrebbe una via per smontare questa accusa e restituire così piena credibilità ai suoi progetti di riforma costituzionale, e gliel'ha suggerita quasi per scherzo Pier Ferdinando Casini: ritiri il suo sostegno a tutte le piccole norme ad personam e lasci il campo parlamentare libero per la Grande Riforma. Sarebbe una svolta nella tormentata guerra civile che si combatte da vent'anni in Italia sulla giustizia, perché per la prima volta si potrebbe deliberare sotto il «velo dell'ignoranza», come direbbe il filosofo Rawls, cioè senza sapere se le norme che si stanno approvando oggi avvantaggeranno l'uno o l'altro quando tra alcuni anni dispiegheranno i loro effetti. Vorrebbe dire smantellare quel posto di blocco dove si ferma da troppo tempo qualsiasi pur necessaria e urgente riforma del nostro sistema-giustizia. Troppo bello per essere vero.

© 2011 Corriere della Sera. Tutti i diritti riservati

SEGUICI
SU
FACEBOOK

Sostieni i Radicali Italiani con almeno 1 € - Inserisci l'importo » €