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Dalla Rassegna stampa

Mario Adinolfi è un tipo che può anche non riuscire simpatico. Per dire, giorni fa è intervenuto su Facebook, dove è saldamente presente, autocelebrando il suo quinto anno di attività su Twitter e trattando da parvenu la sua vasta platea di contatti. Prevedibile la reazione della platea, divisasi fra una minoranza che si è limitata a sfotterlo e una larga maggioranza che si è abbandonata a insulti, talora ferocemente articolati. Insomma, questo è il personaggio. Ora dovrebbe entrare alla Camera, subentrando a un deputato del Pd che deve per legge dimettersi dopo essere stato eletto sindaco. Per la verità Adinolfi ha da tempo lasciato il Pd, ma non disdegnerebbe di divenire membro della casta ora da lui aborrita. Solo che il neo sindaco non ha al momento intenzione di lasciare lo scranno da deputato e il segretario del Pd, interpellato, ha demandato la decisione al gruppo parlamentare. E non alla legge che in proposito parla chiaro. Morale della favola: il Pd è riuscito perfino con Adinolfi a mettersi dalla parte del torto.

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