Ma l'esplorazione anti-Porcellum parte tra sospetti incrociati

Dalla Rassegna stampa

Un vorticoso giro di consultazioni e inviti pomeridiani per prendere un caffè e parlare di legge elettorale. Un turbinoso calendario, annegato in un mare di sospetti, che vede il Pdl prendere per primo l'iniziativa incontrando domani a Montecitorio la delegazione del Carroccio, per poi spostarsi in largo del Nazareno per ponderare l'argomento con il Pd rappresentato da Bressa e Violante. Quando la delegazione del Pdl, guidata da La Russa e Quagliariello, avrà terminato il giro incontrando anche gli esponenti dell'Idv e del Terzo Polo, partirà l'iniziativa del Pd.

Una baraonda di incontri con un unico scopo: dimostrare ai rispettivi elettori una sincera voglia di cambiare quel «Porcellum» che però, alla fine, piace un po' a tutti. Se non ci fosse il rischio di un ancor più pesante vento di antipolitica, come sottolinea Luciano Violante, la spinta del Quirinale e una buona dose di tempo a disposizione - visto che a governare provvedono altri - le nomenklature dei partiti avrebbero atteso ancora qualche altra settimana in modo da scrutarsi ancora al proprio interno. Resta in agenda l'obiettivo ambizioso di impegnare il Senato sulla legge elettorale e la Camera su un pacchetto, seppur minimo, di riforme istituzionali che magari, come sollecita il radicale Turco, si occupi anche di democrazia interna ai partiti e di rendere più trasparenti i patrimoni e i finanziamenti, specie se pubblici.

In un clima di sospetti si muove la delegazione del Pdl guidata da Ignazio La Russa, che ieri poco ha gradito al sortita di Berlusconi su Libero inneggiante ad un'intesa con il Pd proprio sulla legge elettorale. All'ex ministro poco garba la febbre centri- sta che ha assalito una consistente fetta del suo partito che corteggia Casini e che, dopo nemmeno quattro anni di convivenza, vorrebbe tornare «allo spirito originario di Forza Italia», scaricando buona parte di coloro che vengono da via della Scrofa. Dall'altra parte agli ex colonnelli di Fini piacciono poco i paladini del proporzionale alla tedesca e del cancellierato. Cosi come gli ex Dc, la pattuglia degli azzurri della prima ora e i reduci della prima Repubblica presenti in via dell'Umiltà, non reggono un sistema elettorale alla Ceccanti che strizza il maggioritario eli costringe a venire a patti al Nord ancora con la Lega.

Nel Pd lo scenario non è meno confuso. In Parlamento giacciono due proposte: quella dei veltroniani Ceccanti-Vassallo, e quella di Bressa e Violante. Sul piatto c'è la foto di Vasto. Ovvero se e come dare il via libera ad un sistema che non obblighi il Pd a rincorrere Sel e Idv e che magari, lasciandogli al primo turno le mani libere, non lo escluda da intese con il Terzo Polo.

Una perfetta sintonia non c'è nemmeno tra i centristi e non solo perché Violante ha incontrato di recente Bocchino (Fli) e D'Alia (Udc) in momenti diversi, ma anche perché diverso è il rapporto che gli esponenti del Terzo Polo hanno con i centristi del Pdl.

Malgrado Berlusconi abbia ieri, attraverso Paolo Bonaiuti, ridimensionato le sue affermazioni riportate da Libero, di volersi accordare con il Pd per una legge elettorale che metta fuori gioco la Lega, il segnale nei confronti del Carroccio è partito forte e chiaro. Un monito che di fatto azzera la promessa, fatta di recente dal Cavaliere al Financial Times, di un suo ritiro dalla scena politica. La prudenza di Calderoli («non penso Berlusconi fosse sincero quando ha parlato di un suo ritiro»), non è bastata a compensare l'entusiasmo di Bossi. E, soprattutto, non è bastata a scongiurare l'avvertimento del Cavaliere. I collegi attuali sono a rischio, così come le soglie di sbarramento.

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