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Marijuana, serra hi-tech nei sotterranei di Roma

Dalla Rassegna stampa

 Una serra sotterranea di marijuana a pochi metri dal caveau della Banca d’Italia. Migliaia di piantine, illuminate e riscaldate da centinaia di lampade alogene, per un totale di 340 chili di "erba" e un valore complessivo che sfiorai 3 milioni di euro. Una scoperta senza precedenti quella dei militari del colonnello Stefano Corsi, comandante del gruppo pronto impiego delle Fiamme Gialle, che hanno arrestato un italiano di 58 anni, Orlando Ciorba, alcuni precedenti per vari reati (ricettazione e sequestro di persona), ma nessuno che riguardi la droga. L’uomo, due anni fa, aveva preso in comodato l’azienda agricola, una fungaia di via degli Angeli 70, nella zona popolare del Mandrione, ricavata da un tratto del tunnel chiamato "La metropolitana del Duce". Negli anni 30, infatti, il regime iniziò i lavori di un collegamento sotterraneo destinato ad arrivare dalla stazione Termini all’aeroporto di Centocelle, mai binari non vennero mai istallati e la guerra bloccò il progetto.
È stato l’odore fortissimo che proveniva dal sottosuolo a insospettire una pattuglia di finanzieri, impegnati in una serie di controlli nella zona dove ritrovano diversi magazzini gestiti da extracomunitari. I militari si sono appostati fuori dalla fungaia e, dopo qualche giorno, hanno fatto irruzione all’interno e ammanettato il titolare. Il tratto iniziale era ancora adibito alla coltivazione dei funghi e la piantagione di marijuana era nascosta da una parete mobile di forativi: i mattoni giravano su alcune cerniere e aprivano un p assaggio segreto. Il corridoio d’accesso era sorvegliato da un rilevatore di movimenti e calore e il tunnel d’ingresso disseminato di dischetti di vetroresina che avrebbero scricchiolato sotto i piedi di un intruso. Nella serra vera e propria, tra una temperatura altissima e un odore soffocante, lavoravano almeno 15-20 persone costrette a indossare una mascherina protettiva e a darsi il cambio ogni mezz’ora.

Le piantine erano ordinatamente impilate in contenitori pieni di humus e annaffiate con acqua arricchita di fertilizzanti. Su una lavagna, le formule per tenere sotto controllo il ph del liquido. Dopo il raccolto, che sarebbe iniziato tra qualche giorno, i fiori (che raccolgono il principio attivo del tetracannabinolo) venivano stipati in un’ essiccatrice: una camera in legno di 4 metri per 4 che ricordava una sauna. La fase successiva era la confezione di panetti sottovuoto del peso di 116 grammi. La temperatura e il tasso di umidità erano tenuti costantemente sotto controllo da un impianto di riscaldamento, areazione e deumidificazione estremamente sofisticato e i finanzieri hanno sequestrato alcune tute bianche simili a quelle della scientifica. Uno scenario surreale che ricorda un film sui narcotrafficanti messicani o colombiani, a pochi chilometri dal centro di Roma. Sopra la serra si trova il caveau della Banca d’Italia.

La coltivazione intensiva dell’ "erba" andava avanti da almeno due anni e chi indaga sta ora cercando di capire a chi era destinata. A Roma, da tempo, si trova pochissima marijuana proveniente da piccole coltivazioni artigianali e venduta a 7/8 euro al grammo. Un mercato di nicchia rispetto a quello molto più fiorente del "puzzone", l’hashish marocchino di bassa qualità. Le Fiamme Gialle pensano che la droga fosse destinata ad altre regioni e che nel business ci fosse lo zampino delle cosche napoletane o calabresi. E sulla vicenda è intervenuto il segretario radicale Mario Staderini: «Sarebbe auspicabile la legalizzazione, almeno della coltivazione ad uso domestico».

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