Quelle restrizioni che migliorano la legge

Dalla Rassegna stampa

La legge comunitaria approvata dalla Camera dei Deputati contiene all'articolo 16 il recepimento di una direttiva europea sulla sperimentazione su animali, direttiva che era stata un compromesso al ribasso per tenere insieme soprattutto i nuovi membri Ue. Il recepimento nel nostro ordinamento è avvenuto apportando alcune restrizioni migliorative, nel senso del minor ricorso ad animali a fini di sperimentazione senza arrivare a vietarne comunque l'uso. Tra queste limitazioni, anche il divieto di allevamenti di primati, cani e gatti a fini di sperimentazione (il cosiddetto paragrafo Green Hill) che si è tentato di sopprimere con un emendamento respinto. Mi si obbietterà che ci saranno comunque allevamenti in altri Stati? Sì, ma questo non toglie che sia d'accordo che intanto nel mio Paese allevamenti di questo tipo (e abbiamo visto tutti cosa siano) non esistano più.

Sono anche d'accordo sul fatto che occorra garantire il ricorso a metodi alternativi all'uso di animali a fini scientifici ed è un peccato che per ragioni finanziarie questo concetto sia stato soppresso. Penso infatti che compito della scienza sia proprio quello di trovare strumenti alternativi al ricorso agli animali (ad esempio le coltivazioni di cellule e le simulazioni al computer).

Occorre superare il luogo comune che ci fa ragionare in termini manichei, del bene e del male che si fronteggiano nella vita e per la vita, in una lotta violenta, di annientamento, di soppressione del diverso, del nemico, dell'intruso, della malattia. È la logica «amico-nemico», del «fine che giustifica i mezzi» di cui ci siamo alimentati e di cui tutte le emergenze si alimentano invece che in questo modo risolversi.

Per cui si sceglie la scorciatoia del farmaco che sopprima il sintomo, che elimini il dolore, invece di scegliere la strada apparentemente lunga e impalpabile della ricerca delle ragioni profonde, costituzionali, che si esprimono poi nella malattia, nel sintomo del proprio malessere.

È anche per questo che considero illusorio continuare a perseguire forme standardizzate di cura e questo mi porta a pensare che sia ancor più illusorio se non del tutto assurdo ritenere che ciò che può valere per un animale (anzi per una specie animale) possa poi valere per tutta la specie umana.

Sono state queste le ragioni che mi hanno portata a votare a favore di questo articolo e contro emendamenti gravemente peggiorativi del testo.

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