Ripartire da Mazzini per gli Stati Uniti d’Europa

Dalla Rassegna stampa

 Luigi Einaudi, nel marzo 1954, all’epoca della ratifica del Ced, cioè della Comunità europea di difesa, poi risoltasi in un nulla di fatto, scrisse queste testuali parole: «Nella vita delle nazioni di solito l’errore di non sapere cogliere l’attimo fuggente è irreparabile. La necessità di unificare l’Europa è evidente. Gli stati esistenti sono polvere senza sostanza. Nessuno di essi è in grado di sopportare il costo di una difesa autonoma. Solo l’unione può farli durare. Il problema non è fra l’indipendenza e l’unione; è fra l’esistere uniti e lo scomparire».

Il presupposto da cui partiva lo statista liberale era il superamento della sovranità assoluta, il superamento del «mito della sovranità nazionale» e la conseguente necessità di promuovere un ordine statuale sovranazionale che puntasse sull’interdipendenza tra i vari Stati e, quindi, sul mantenimento della pace. Secondo Einaudi, l’orizzonte liberale rappresentava la strada su cui far camminare la macchina del federalismo europeo, anzi: senza la strada liberale, la macchina federalista non sarebbe andata molto lontano. È per questo motivo che il progetto dell’Europa politica si è arenato rispetto alle logiche economiciste e monetarie.

Oggi, con la lunga crisi tuttora in corso, il nodo è tornato al pettine e, forse, si ripresenta l’occasione di cogliere «l’attimo fuggente» di cui parlava Einaudi auspicando la costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Eppure, oggi, estate 2012, l’unico problema dei nominatori e dei nominati dentro il Palazzo sembra essere quello di capire come sopravvivere a loro stessi quando si tornerà a votare. Con i nominatori e le segreterie dei partiti intenti a scaldare i motori, a compilare le liste elettorali, a trovare le alleanze, rinsaldare la partitocrazia. Secondo questo loro ragionamento, perciò, appare evidente che il futuro sia soprattutto un problema di alleanze: chi sta con chi. Non a caso, "quasi" tutti i soggetti politici ragionano sull’esistente, invece bisognerebbe mutarlo l’esistente. Un nuovo Risorgimento ha, in tale frangente, questo significato. Infatti, il cambiamento sarà possibile se riusciremo ad immaginare e a costruire una prospettiva "altra" rispetto a quella del monopolio partitocratico.

Mi viene in mente, a tal proposito, la grande attualità rappresentata dall’idea antica della Giovane Europa, cioè dell’associazione politica internazionale fondata da Giuseppe Mazzini, nel 1834, per promuovere l’indipendenza e l’emancipazione dei popoli dalla sudditanza ai regimi assoluti. Per avere un futuro diverso, insomma, per conquistare gli spazi di un’auspicabile democrazia liberale, che in Italia ancora non c’è, è necessario recuperare lo spirito che animò gli ideali della Giovane Europa di Mazzini. Oppure quella forza d’animo che, nel 1941, più di settanta anni fa, spinse Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, allora confinati sull’isola di Ventotene, nonostante il nazifascismo fosse ovunque trionfante, a scrivere il progetto per gli Stati Uniti d’Europa. Chi avesse letto il Manifesto di Ventotene in quel momento, avrebbe pensato - non senza qualche ragione - che nell’isola vi erano stati reclusi dei pazzi, degli illusi, degli ingenui che stavano vaneggiando di cose impossibili, irrealizzabili, impensabili in quel frangente.

Anche oggi è così, siamo in una situazione assai differente eppure simile: la crisi imperante, i colpi di coda di un regime impotente, l’illegalità diffusa, l’inganno come strumento di propaganda, l’anti-democrazia al potere, la distruzione dello stato di diritto sembrano non offrire le premesse necessarie per uscire dal tunnel della crisi. Nel loro piccolo o grande che sia, Emma Bonino, Marco Pannella e i Radicali sono da sempre in prima fila su questo fronte di lotta. Come hanno fatto Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi sull’isola di Ventotene mentre in tutta Europa vincevano i totalitarismi rossi e neri e tutto appariva definitivamente perduto. Il lavoro da fare è quello di rifondare il dibattito politico, reimpostare la discussione, ridarle forma e contenuto, rifornirla di parola, di significato, di senso. Su Risorgimento Liberale del 3 gennaio 1945, Luigi Einaudi scrisse: «Invece di una società di Stati sovrani, dobbiamo mirare all’ideale di una vera federazione di popoli». Una proposta concreta? Facile: potremmo ripartire dalla Giovane Europa.

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