Roma chiude l'ultimo ufficio anti-contraffazione in Cina

Dalla Rassegna stampa

È caduto anche l'ultimo baluardo contro i falsi in terra cinese. Giuseppe De Sanctis, scaduto il mandato, ha chiuso i battenti del desk anticontraffazione di Pechino, l'ultimo rimasto dopo lo tsunami innescato dalla chiusura dell'Ice, il 1° luglio del 2011, che ha travolto i 14 uffici istituiti nelle piazze più calde dal ministero dell'economia presso la rete di uffici dell'Istituto per il commercio estero.
L'avviso arriva dallo stesso funzionario in una mail indirizzata a una cerchia di addetti ai lavori costruita in questi ultimi anni anche per effetto dei roadshow tenuti presso enti e istituzioni in Italia sempre sul tema della difesa della proprietà intellettuale in Cina.
De Sanctis sostiene che tutto ciò è stato possibile grazie al fatto di aver creato rapporti costruttivi con le amministrazioni cinesi. Ma, aggiunge, laconicamente: «L'attività della struttura non è stata prorogata dopo il biennio previsto dall'incarico originario e non potrà perciò essere dato seguito a richieste successive al 20 luglio 2012.
Roberto Luongo, fresco direttore dell'Ice ancora sotto l'effetto della riforma, interpellato dal Sole 24 Ore, precisa: «I nostri uffici garantiranno gli stessi servizi del desk di Pechino, cosa che abbiamo assicurato in tutte le altre piazze interessate dalla chiusura. Nulla delle competenze accumulate andrà sprecato nè le aziende saranno lasciate da sole». E aggiunge: «Bisognerà vedere ora se i desk, ideati e finanziati dal ministero dello Sviluppo economico troveranno un'altra vita, certo è un problema anche di risorse economiche. A Pechino, intanto, le funzioni del desk saranno svolte direttamente dall'ufficio Ice».
Fino a due anni fa Roberto Luongo era al timone della sede Ice in Turchia ed è quindi perfettamente consapevole della pericolosità del fenomeno. «Ancora oggi - ammette - ci arrivano segnalazioni dal Perù, dall'Albania, alle quali riusciamo a dare pronta risposta. Si vedrà con la riforma come riaffrontare in maniera sistematica la questione che, però, è di stretta competenza del ministero dello Sviluppo».
La contraffazione sviluppa un giro d'affari stimato in poco meno di 200 miliardi di euro nel mondo, causando perdite nelle entrate fiscali pari al 2,5% del totale del gettito planetario. Non solo: 2 miliardi di euro è stato il valore dei sequestri di prodotti contraffatti inclusi quelli alimentari, bevande, tabacchi e medicinali.
Alla chiusura dell'Ice (e di conseguenza dei desk che all'Ice si appoggiavano) tre parlamentari europei attenti ai temi del made in Italy, Niccolò Rinaldi (capogruppo Idv), Cristiana Muscardini (Fli) e Gianluca Susta (Pd), scrissero una lettera all'allora viceministro allo sviluppo economico Catia Polidori e al sottosegretario Massimo Calearo denunciando le pessime conseguenze per le aziende legate alla chiusura senza appello dei 14 desk.
«Data l'imminente scadenza del 31 ottobre 2011, che coincide con quella degli incarichi dei responsabili - puntualizzavano i tre europarlamentari – e la mancanza da un lato nei provvedimenti di una disposizione che faccia salvi i desk, nonchè l'inerzia della burocrazia dall'altro, servono immediati interventi per sventare l'interruzione del servizio. È assolutamente necessario intervenire per non lasciare le aziende italiane all'estero senza un servizio fondamentale».
L'allarme certamente resta, toccherà ora allo Sviluppo economico ragionare sulla possibilità di far rivivere in qualche forma i vecchi desk anticontraffazione.

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