Prostituzione: una legge per dei lavoratori come altri

di Leonardo Monaco, segretario Associazione Radicale Certi Diritti.

Esistono temi che entrano di prepotenza nel dibattito pubblico, italiano o europeo, e che riescono nel miracolo di riuscire non solo ad allargare la crepa tra “progressisti e conservatori” ma a spaccare trasversalmente lo stesso mondo dell’associazionismo a favore dei diritti civili.

La regolamentazione del lavoro sessuale è uno di questi, ed è al centro di un confronto talvolta aspro e senza sconti, che ha diviso movimenti femministi e intere famiglie politiche.

E’ dal 1999, dall’approvazione in Svezia di una legge sulla criminalizzazione della clientela della prostituzione, che un vento abolizionista accarezza il pensiero di parlamenti e governi (si veda il rapporto Honeyball approvato nella scorsa legislatura dal Parlamento europeo e la nuova legge francese sul lavoro sessuale) che discutono di possibili interventi legislativi volti a minare l’attività delle persone che si prostituiscono.

Come è facile evincere dalle premesse e dal dispositivo del documento approvato dalla plenaria di Strasburgo nel 2014, le convinzioni abolizioniste (e non proibizioniste, dal momento che l’obiettivo resta quello di erodere un fenomeno circondando una pratica legale con una costellazione di norme e atti che di fatto ne complicano l’esercizio) si poggiano su due pilastri fondamentali: la difesa dei diritti delle donne (come se non esistessero esercenti uomini) e la criminalizzazione della clientela (come se il un maggior rischio di sanzioni da parte di chi richiede prestazioni sessuali non comporterebbe una diminuzione dei prezzi delle stesse a favore dello scatenamento di un esercito di vittime della tratta che consentirebbe alla criminalità organizzata di mantenere stabili i suoi introiti).

Tanto meglio non può nemmeno essere detto di alcuni “legalizzatori” e dei securitari, troppo spesso trascinati dalla smania di trovare nuovi gettiti fiscali, sistemi di patentini e registri per “pulire” le strade e relegare il fenomeno a quegli enormi supermercati del sesso che la stessa legge Merlin da noi oggi contestata ha avuto il merito indiscusso di aver debellato.

Ed è nell’occhio del ciclone di questo dibattito schizofrenico che come Associazione Radicale Certi Diritti e Radicali Italiani abbiamo fatto una scelta: quella di ripresentare al Paese una battaglia storica del nostro movimento, nonostante la narrazione sessuofobica che sta intaccando tv e giornali e nonostante un regime di regolamentazione che non ammette i suoi fallimenti. In compagnia dei diretti interessati, i prostituti e le prostitute, e ancora una volta di tutti quegli italiani più avanti dell’immobilismo che su questo ed altri temi ha impantanato il legislatore, proporremo la realizzazione in Italia di un modello di regolamentazione, prendendo spunto da quello della Nuova Zelanda, che ha già messo d’accordo le organizzazioni internazionali che si occupano di tutela e promozione dei diritti dei lavoratori del sesso.

Spiegheremo le ragioni di quei lavoratori e di quelle lavoratrici che chiedono di essere considerati in quanto tali titolari di diritti e di doveri di fronte alla legge dello stato, difenderemo gli stessi clienti troppo spesso umiliati da ordinanze folli messe in campo da sindaci sceriffi della libertà sessuale altrui.

Ai sostenitori dei controlli medici coatti spiegheremo il valore del sesso sicuro e della responsabilità, e a chi agita lo spettro della violazione dei diritti delle donne faremo conoscere un mondo ampio e variegato fatto di donne e di uomini che chiedono di potersi autodeterminare e di svolgere liberamente una professione che senza regole chiare diventa, sì, ricettacolo di malaffare e di sofferenze inutili.

Mai come adesso è stata complicata la missione di chi vuole avviare una campagna di iniziativa popolare: vuoi per colpa delle leggi borboniche che disciplinano la raccolta firme, vuoi per le barriere che stampa e servizio pubblico mettono tra noi, le nostre storie e l’informazione; ma un primo aiuto che potrai darci nell’immediato c’è, ed è il contributo che ci permetterà di scendere il più presto possibile nelle strade e nelle piazze per discuterne.

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