Il pensiero politico radicale impari dai recenti fallimenti delle illusioni liberiste

di Cesare Russo

È utile una riflessione sulla rifondazione politico culturale del pensiero radicale? Certamente in direzione della ricerca storica. L’eterna divisione tra astensionisti e non, potrebbe trovare un precedente nel radicalismo francese. Hugo, Quinet da un lato,Gambetta e Rochefort dall’altro.”Giano bifronte” o per dirla alla La fontaine” un partito fornito di una doppia bisaccia”(I radicali in Italia A.G.Garrone Garzanti Editore) La sofferenza di una delle fornaci ideologiche più creative, non può vederci indifferenti. Movimento di origine risorgimentale, oscillante tra Cavour e Mazzini, Cattaneo e Garibaldi, subì l’espansione del socialismo da un lato, e della vis attrattiva della politica giolittiana dall’altro, per esaurirsi negli anni del primo dopoguerra. Un glorioso filone di Democrazia laica, che potrebbe fornire folati all’anemico midollo politico della sinistra italiana. Non è questo il luogo di una completa ricognizione né il sottoscritto ne è all’altezza. Resta, comunque, entusiasmante cogliere l’intreccio tra la storia di questo movimento e le domande inevase della cultura della trasformazione democratica della società italiana. Tramontato il tempo delle illuminazioni divine, resta un breve rosario di interrogativi laici. Nella formazione sociale italiana, così storicamente determinata, la povertà è una condizione strutturale o un effetto collaterale?

E se restiamo dentro e non contro la povertà, illudendoci di attenuarla, si può anche prevedere un lavoro coatto in cambio di un sussidio. E perché rinunziare al controllo statale e democratico sul funzionamento del Mercato del lavoro, presupposto ineludibile di una possibile giustizia sociale. Quale rapporto tra Diritti sociali e diritti civili. Quale rinnovato compromesso tra Stato e mercato quale equilibrio tra capitale e lavoro, che non condanni alla mortificazione il sindacato. I giovani stagisti liberal spostano il peso della legittimazione dello Stato, dal quadro istituzionale parlamentare a quello della “Governance”,comprimendo risorse, selezionando il valore delle competenze, neutralizzando le resistenze sociali, prefigurando un superstato di polizia economica. Terminata l’eterna campagna elettorale e le illusioni gialloverdi è facile prevedere che, il blocco della spesa pubblica, provocherà nel Mezzogiorno, un ulteriore impoverimento della offerta dei servizi ai ceti più poveri.

Torna urgente l’interlocuzione con il Partito Democratico. Che faccia i conti con i limiti tecnico economici del liberismo, che non rinunzi ai giudizi di valore. L’enfasi sulle varie emergenze ha delegittimato l’azione pubblica con l’idea che non esista un sistema per controllare i governati che non sia simile al controllo che il mercato effettua sui privati. Il vincolo contabile ha giustificato interventi che rendono inattive le misure redistributive, affidando le aspettative di una vecchiaia serena alle turbolenze dei mercati finanziari. Il futuro in mano ad una finanza oligopolistica al servizio di un ceto di risparmiatori, interessati più ai rendimenti a breve termine che alla piena occupazione. L’eliminazione dell’azione pubblica, aggrava i problemi sociali, non li attenua. L’idea che lo Stato non debba svolgere alcuna mediazione degli interessi in conflitto. Una ispirazione liberalsocialista non può considerare la forza lavoro una merce inutile, un qualsiasi fattore produttivo. Può una moderna forza radicale rinunziare alla distinzione tra benessere economico e benessere sociale?.Qui viene in soccorso L’Ernesto Rossi della “Critica alle costituzioni economiche” appena ristampato. La convinzione che il pluralismo economico, assorba la lotta di classe, si riduce in una riduzione della progressività delle imposte, sino ad invertirla. E se, dietro le liberalizzazioni si nasconde il vecchio trucco di aumentare il saggio di profitto il ricordo va a Caffè che proponeva la nazionalizzazione dell’industri a farmaceutica. Non a torto. Torniamo a qualche anno fa. Le associazioni dei consumatori per dirla alla Ortega,”Gli appetiti rivesti di parole”su impulso dei grandi gruppi distributivi scatenano una campagna di stampa, tutta sbilanciata sui privilegi della distribuzione del Farmaco.Viene così liberalizzato il mercato degli OTC. Subito dopo, le Industrie farmaceutiche dimezzano gli sconti a tutta la filiera, azione che determinerà in seguito, il collasso di tutta la catena distributiva, caduta al nord in mano ai grandi gruppi, al sud nelle mani di capitali oscuri.Gli esiti della lenzuolata? Costo triplicato di una compressa di aspirina. Prescrivibilità farmaceutica che, a causa dei dei vincoli di bilancio, deve rinunziare a numerose novità terapeutiche.Conseguenze?

L’incontrollata esplosione del mercato degli inutili integratori delizioso nettare del libero mercato, a costi tali da fare invocare il ritorno dei controlli del CIPE. Dietro il pretesto dei prezzi, (Ahi Uber) la ripresa dei profitti delle multinazionali. Il pensiero politico radicale del futuro dovrà marcare una netta autonomia dai recenti fallimenti delle illusioni liberiste.

Una replica a “Il pensiero politico radicale impari dai recenti fallimenti delle illusioni liberiste”

  1. Caro Cesare, grazie del tuo pezzo.
    Mi piacerebbe sapere cosa intendi per “idea che lo Stato non debba svolgere alcuna mediazione degli interessi in conflitto” o chi abbia “considerato la forza lavoro una merce inutile”.
    Mi spiego meglio: a chi attribuisci queste affermazioni? Ai “liberisti”? (Chi?) Ai liberali? (quali?) Ai radicali? (?)
    Sarebbe molto utile al nostro dibattito che tu, come sei all’inizio del tuo pezzo specifico nel citare fonti e studiosi, lo sia anche nel resto anziché dare un’idea stereotipata di opinioni che – almeno da quando partecipo io, ma magari sbaglio – non sono mai state dei radicali e che, comunque, meritano una trattazione meno a slogan.
    Per esempio mi piacerebbe la tua opinione sul documento precongressuale (pubblicato in questo forum) in cui alcuni compagni tra cui me avanzano proposte su welfare, tasse, investimenti, istruzione e altro.
    Ti aspetto, grazie!

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