Lotte, non posizioni

di Giulia Crivelllini

L’importanza di essere radicali oggi: metodo politico e strumenti di iniziativa. Idee e bisogni che si fanno lotte. Convinzioni e programmi che si fanno progetti. Necessità individuali che si fanno battaglie collettive.

Questo è quello da cui oggi il nostro movimento deve partire e verso cui domani deve dirigersi.

Per spiegarmi meglio, inizierò ponendo un interrogativo che reputo centrale: quanto l’effettivo coinvolgimento della persona alla vita politica – e, quindi, alla elaborazione di proposte, all’attività militante per promuoverle ed affermarle, all’assunzione di scelte consapevoli e responsabili, quand’anche rischiose – dipende dalle organizzazioni politiche, dalla loro funzione e dalla loro capacità di proporre e organizzare consenso? Con quale modello, teorico e pratico, un movimento politico può oggi contribuire e determinare il costituirsi, l’affermarsi, dei processi di difesa e di conquista democratica di cui sentiamo, dentro e fuori dai nostri confini nazionali, estrema necessità?

Fornire una risposta non è semplice. Il nostro Statuto, sicuramente perfettibile alla luce dei cambiamenti del tempo, fornisce però delle basi di partenza importanti. Basi che forse, ultimamente, sono state un po’ trascurate o sottovalutate anche dai noi stessi.

Siamo un movimento a cui chiunque può iscriversi e da cui nessuno può essere espulso. Un movimento in cui il singolo iscritto può intervenire, votare, perché la tessera è aiuto, è supporto, è “credo laico” nelle iniziative che vengono portate avanti, non sostegno fideistico. Ci autofinanziamo: anzi, la nostra vita dipende dalla capacità di autofinanziamento. Siamo il movimento, l’unico nel panorama italiano, della doppia tessera.

Con questo modello teorico, siamo anzitutto riusciti ad offrire nel tempo, con un’intuizione straordinaria e senza confronto nel panorama politico nazionale ed internazionale, un contributo nel delineare aspetti essenziali dello “stare insieme politico”.  Si tratta di aspetti relativi a visioni e modalità alle quali attenersi nel definire un mezzo, uno strumento di azione politica, capace di promuovere, alimentare, regolare e garantire il confronto e lo scontro in democrazia.

Questo modello teorico è oggi più che mai valido. Si tratta infatti di un modello teorico, ma non astratto, per organizzare concretamente la partecipazione dei cittadini alla lotta politica, richiedendo il loro impegno diretto per la ricerca e l’individuazione di quanto li possa unire, nel confronto e nel rispetto delle proprie specifiche diversità.

È però la sua declinazione pratica che occorre far vivere con nuova e rinnovata forza.

Come?

Con “lotte, non posizioni”.

Abbiamo tantissimi temi in discussione, oggetto di nostro attento studio e analisi. Partendo da quest’ultima, individuiamo oggi come profonda la rottura dei capisaldi della nostra democrazia (separazione tra poteri dello Stato sbeffeggiata, diritti e spazi di libertà quotidianamente sotto attacco, risposte politiche basate su percezioni e non su dati reali). Occorre però individuare quali siano le urgenze e trasformarle in iniziative.

Con quali (antichi ma rinnovati) strumenti?

Con la disobbedienza civile, che non è strumento di rivolta, ma di resistenza democratica. Con l’attivazione quindi delle giurisdizioni a partire dal fronte nazionale. I tribunali sono stati spesso per noi radicali luoghi di difesa di diritti negati e di conquista di libertà non riconosciute. E con le proposte di iniziativa dei cittadini europei sul fronte europeo. Per un progetto europeista, da offrire a Più Europa, che si faccia promotore con convinzione di proposte antiproibizioniste, di riforma istituzionale, di rafforzamento dello Stato di diritto. Per un progetto che riporti i cittadini, le persone, ad essere soggetti attivi di scelte e non oggetti passivi di decisioni. Ce la faremo?

Solo se con grande coraggio ripensiamo, da subito, al nostro stare insieme.

Da una parte recuperando il dialogo con le associazioni e i compagni sul territorio (quanti compagni oggi si sentono distanti da un movimento che hanno contribuito a far vivere? Quanti potenziali compagni non siamo stati capaci di raggiungere?). Dall’altra parte creando (in attesa di conoscere quale sarà la sorte della sospensione della galassia…) un coordinamento di area radicale. Senza l’associazione Luca Coscioni, senza l’associazione Certi diritti, senza la loro esperienza e la leadership di tutti i compagni che le animano, non solo rischiamo di dissolverci e dividerci, ma non saremo in grado di trasformare le nostre idee in offerte politiche, per chiunque voglia farle, insieme a noi, proprie.

Le sfide che ci attendono sono quindi troppo ambiziose per restare “con le mani in mano”.

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