Europa unita e salute

di Demetrio Bacaro

C’è un concetto basilare in quelle che sono le politiche sanitarie dell’Unione Europea, diciamo meglio sulla salute complessivamente intesa: l’investimento sulla salute è considerato investimento per la crescita economica e non una spesa.

Questo paradigma sembra cozzare con quanto avviene nel nostro Paese da diversi anni; assistiamo da tempo alla tendenza di “contenere la spesa” operando proprio su quella sanitaria nel suo complesso, mediante tagli lineari, spesso grossolani ed ingiustificati. Scontando un sistema sanitario regionalizzato, con un divario drammatico tra la sanità nel nord del Paese e quella nelle Regioni meridionali, l’Italia si trova al 22esimo posto del ranking Europeo dell’EHCI 2016 (Euro Health Consumer Index), retrocessa di ben 11 posizioni nel breve volgere di 10 anni. L’incremento annuale pro capite della spesa sanitaria cresce nel nostra Paese al di sotto della media europea, mentre siamo superiori ad essa per la spesa farmaceutica. Se abbiamo alcune eccellenze quali per esempio il calo delle morti per infarto, nella prevenzione vaccinica o nella legislazione di qualità sulla tutela dei diritti, scontiamo lunghe liste di attesa, eccessivi ricoveri e tagli cesarei, scarsa disponibilità di cure di lungo termine per gli anziani, insieme a molti altri aspetti.

Comprendere come esser parte di un organismo supernazionale (e che auspichiamo sempre più federale) garantisca un’attenzione dominante alla tutela della salute complessivamente intesa, aiuterebbe a spostare il “dibattito” sull’Europa (ormai incarcerato in una sterile diatriba fra pro e contro exit di vario tipo, raramente avallate da valutazioni sensate e previsioni accurate di scenario) dalle modalità partigiane all’analisi del tanto “di più” che proviene dall’esser parte di un processo evolutivo, che in ambito sanitario ha delle direttrici a dir poco convenenti.

Si può far finta di non apprezzare nel giusto modo la possibilità non solo di essere assistiti e curati in Europa se ci si trova in altri Paesi dell’Unione per turismo o lavoro, ma di aver diritto (Direttiva Europea 24/2011) a cure transfrontaliere, presso eccellenze di altri Paesi, con adeguato rimborso dei costi ed in modo a volte automatico, a volte dopo autorizzazione.

Possiamo ignorare la portata della utilità di una prescrizione medica che abbia valore in tutto il territorio dell’Unione. SI può ritenere che 5,3 miliardi di Euro in Fondi strutturali nel periodo 2007-13 e oltre 9 miliardi di Euro programmati nel periodo 2014-2020 siano poca cosa.

Ma certamente non si può sottovalutare la portata della attività legislativa dell’Unione in termini complessivi di tutela sanitaria. Nell’articolo 168 del TFUE (Trattato di Funzionamento della UE) si prevede espressamente che tutte le politiche, anche economiche e industriali, della UE siano programmate ed attuate garantendo un’elevata e dominante attenzione alla salute umana.

Avere un organismo sovranazionale che vigili su prodotti farmaceutici, dispositivi medici, procedure di correttezza, diritti dell’assistito e idoneità dei livelli di assistenza, fornisce una garanzia di terzietà, che si riverbera sulla sicurezza di ognuno di noi.

In ambito europeo vengono concepite, sviluppate e finanziate campagne di prevenzione sui sistemi di vita, sulle patologie oncologiche, si garantisce finanziamento e accentramento per la cura delle malattie rare (evitando dispersioni e parcellizzazioni inutili).

La condivisione del sapere e dei big data di 27 Paesi consente di arrivare più velocemente ad immaginare e realizzare argini contro sfide di tendenza (incremento delle patologie oncologiche ed autoimmuni, invecchiamento della popolazione), ma anche di fronteggiare con efficacia eventuali urgenze sanitarie che possano avere ricadute globali.

In sostanza essere cittadino europeo, in questo 2017, significa esser parte di una rete di tutele e garanzie tali da potersi ritenere adeguatamente assistiti ovunque come a casa propria, con modalità all’avanguardia derivate dalla condivisione dei saperi e delle esperienze, con la tutela di organismi che pongono la persona e la salute al centro della programmazione.

Non credere più in questa visione o peggio ancora auspicarne la fine o l’ennesima “exit” condannerebbe noi tutti ad un impoverimento di garanzie e di orizzonti.

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