Alessandro Leogrande: la scrittura e lo sguardo “esatto” di un uomo alla frontiera

Alessandro Leogrande era stato tra i primi a leggere ed apprezzare (e poi presentare nella sede di via di Torre Argentina) il volume di scritti di Mariateresa Di Lascia pubblicato dalle Edizioni dell’asino l’anno scorso, curato da me. Così lo avevo conosciuto.

Ne aveva scritto, anche, di quella autrice pugliese come lui, sempre sulla frontiera, come lui. Senza immaginare che avrebbe condiviso anche l’incomprensibile e inaccettabile destino di andarsene a 40 anni. Non so dire se fossimo amici, ma gli ero legata dalla gratitudine e dall’ammirazione che ci unisce alle persone che ci insegnano qualcosa di importante, che ci ricordano cosa fa davvero la differenza nelle nostre esistenze. Non era un bravo scrittore e un bravo giornalista come ce ne sono tanti: la sua scrittura ha qualcosa di più. È esatta.

Frutto di un lavoro lunghissimo di scavo, di una ricerca profonda e paziente, che si ferma solo quando le cose appaiono chiare. Quando nella loro semplicità non ammettono contraddizioni. Dalle migrazioni al caporalato, dovunque c’era una questione umana da capire e spiegare, lì si fermava il suo sguardo. E una volta che ne scriveva, le cose cambiavano e ti cambiavano. Leggere un suo testo non è come andare al cinema a vedere uno di quei film “di denuncia”, ché quando esci ti senti già con la coscienza a posto. No, leggere i suoi testi fa sentire l’urgenza di fare la propria parte, per quanto piccola.

La Frontiera è per questo il miglior libro pubblicato in Italia negli ultimi tempi. L’ho comprato subito dopo la sua uscita, ma l’ho letto molto dopo, tenendolo da parte, come si fa vigliaccamente con le questioni che sai ti costringeranno a fare i conti con un sacco di cose. Perciò di quel libro avevo abbozzato una recensione per questo spazio, ma non immaginavo l’avrei chiusa oggi per ricordare la scomparsa del suo autore. La Frontiera un libro di fatti veri: che conosciamo e fanno parte delle cronache ascoltate e riascoltate – dal naufragio di Lampedusa in primis – ma che messi in fila con la chiarezza della ricerca di Leogrande, sembrano assumere per la prima volta una nitidezza e una conoscibilità, sembrano poter essere davvero compresi.La sua è una scrittura che vede (e svela) dove gli altri non vedono.

Ora i suoi scritti, preziosissimi, sono tutto quello che ci resta. Facciamone tesoro. A partire dall’ultimo: questo suo appello di due giorni fa alle Ong a disertare un bando del governo italiano per “migliorare i campi profughi in Libia”. Un bando che non fa altro che dare una copertura di legittimità ai lager dove tutto ora è possibile, dalla tortura alla vendita di schiavi.

Alessandro Leogrande, aveva aderito alla manifestazione per lo Ius soli del prossimo 6 dicembre, perché a una “buona causa” non diceva mai di no. Aveva partecipato al digiuno a staffetta per lo stesso tema, un mese fa, e aveva sostenuto -mettendoci la faccia – altre campagne radicali: da Ero straniero a Legalizziamo. Ma adesso sarà difficile, senza il suo sguardo preciso e gentile capire tante cose. A partire dal fatto che un uomo così se ne sia andato all’improvviso e troppo presto.

Quanta sofferenza. Quanto caos. Quanta indifferenza. Da qualche parte nel futuro, i nostri discendenti si chiederanno come abbiamo potuto lasciare che tutto ciò accadesse“. (Alessandro Leogrande, La Frontiera)

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