Siate irriverenti

Per i ragazzi del Radical Lab e, se volete, anche per voi.

Siate irriverenti. Forse è questo, in estrema sintesi, l’unico messaggio che vorrei provaste a custodire alla fine di questa esperienza.
Non abbiate riverenza per la realtà che vi circonda, per le rendite di posizione, per chi usa l’esperienza non per voi ma contro di voi. Persino per chi vi insegna qualcosa. Anzi, soprattutto per questi.
Tenete a mente che un’idea è una cosa viva: se non la cambiate, non la maltrattate con l’uso, non la ammaccate e riaggiustate, muore.
Non date agli altri l’alibi di quello che non riuscite a fare. Soprattutto se non agite per paura di non farcela.
Sbagliate, continuamente. Andate per tentativi: è l’unico modo per provare una buona idea. Se così scoprite che quell’idea buona non lo è, siete comunque un passo più vicini a quella che potrebbe esserlo.
Disprezzate il sacrificio e non vi fate mai rubare il piacere di quello che fate.
Desiderate.
La politica è una passione: come la vita, come l’amore. É una domanda su se stessi. Ed esiste una risposta diversa per ognuno.
Siate radicali sapendo che questo significa solo avere un metodo. La nonviolenza, il dialogoo, la disobbedienza. La fede incrollabile e ostinata che anche da soli occorra fare la propria parte, e che così qualcosa accadrà.
Ricordatevi della bellezza: del suo potere di trasformare la percezione delle cose, e – alla fine – le cose stesse.
Semplificate il linguaggio, non il pensiero.
Siate radicali sapendo che la gran parte delle volte vi diranno che non lo siete, non lo siete abbastanza, e non lo sarete mai. É un buon segnale.
Studiate. Soprattutto le cose che credete di sapere meglio. Leggete. Non fate i moralisti con voi stessi.
Mostrate le ferite, ma non per vittimismo. La nostra è una politica della fragilità: ma non c’è niente che disarmi più il potere di un fragile che non si arrende e che pensa di battersi fino a quando non avrà vinto. Che ci vogliano anni, che si debbano attraversare sconfitte, dispiaceri, fatiche, persino umiliazioni.
Non vi lasciate convincere da chi deride il vostro entusiasmo: ché tanto crescerete e cambierete idea, ché tutti sono uguali e non salverete voi il mondo. Stronzate. Il cinismo è la prigione dei deboli. Di cuore, di intelletto e di coraggio.
Quello che mi avete fatto ricordare è che si possono attraversare sconfitte dispiaceri fatiche e persino umiliazioni – e quest’anno non ce ne ha risparmiati – ma non si può fermare quella spinta, quella vibrazione interiore che ti fa rimarginare tutto, in fretta. Così che il giorno dopo ti svegli e continui a lottare. Lo fa il tuo corpo, la tua mente. Anche quando devono piegare la tua volontà, il tuo istinto di sopravvivenza.
Siate irriverenti, dunque. Anche. Verso di tutti noi, e verso di me che vi scrivo queste righe. Stracciate il foglio, se necessario. Il miglior modo di insegnarsi qualcosa l’un l’altro è di non fare di quel qualcosa lettera morta.

Grazie per questi giorni.

30 settembre 2018, Castellaneta Marina (Taranto)

Ci vediamo,
Antonella Soldo

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