Carlo Troilo risponde a Gianfranco Spadaccia

di Carlo Troilo (in risposta al commento di Gianfranco Spadaccia)

Caro Gianfranco,

innanzitutto grazie per l’attenzione dedicata alle mie riflessioni e proposte.

Ti rispondo in estrema sintesi e per punti:

  • Tu ricordi – come facciamo spesso tutti noi che abbiamo partecipato a quelle battaglie – i successi e le riforme degli anni Settanta. Ma nessuno mai ricorda che in quel decennio Socialisti, Radicali e Laici (PSDI, PLI, PRI) si avvicinarono al 25% del totale dei voti, con una conseguente forza politica e di proposta mai più raggiunta. Da questo deriva il mio desiderio di vedere alle prossime elezioni non due mini-partiti  (Radicali Italiani e +Europa) ed alcuni “cespugli” come “Insieme” (che pure comprende quel che resta della tradizione politica e di governo dei socialisti italiani), tutti con difficoltà a superare la soglia del 4%, ma un solo partito –  radicale e socialista, europeista e laico – che possa aspirare ad un risultato che non  lo renda irrilevante e che gli consenta di portare un numero significativo di suoi esponenti nella sede – il Parlamento europeo – in cui si deciderà sul futuro del nostro continente. Io sono per un partito unico, ma mi va bene anche una “federazione”, purché questa formula non si traduca in un vago legame che lasci ciascuno dei partiti o movimenti federati libero di fare la propria politica e di scegliere le proprie priorità.
  • Fra le priorità c’è ovviamente l’Europa (altrimenti non saremmo qui a discutere) così come c’è il tema della immigrazione e della accoglienza. Nelle mie proposte ho volutamente ricordato le mie esperienze  in Sud Africa e in Nigeria, ed il modo in cui mi hanno reso irriducibilmente favorevole ai disperati che    cercano salvezza in Europa.   Una realtà sotto gli occhi di tutti, dinanzi alla quale solo un fascista/razzista come Salvini  può essere “contro”.  Diverso è indicare questa come “la priorità  numero uno” di un partito (assieme all’Europa): lo considero  un errore sul piano  politico ed   elettorale, perché consente a chi non vuole votarci di dire che non ci interessa affrontare i problemi dei milioni di “diseredati” italiani.
  • Hai ragione solo in parte quando dici che la cultura socialista aveva “la pretesa omnicomprensiva  dei programmi di governo generali, nella quale era sempre difficile individuare delle priorità”. Questa pretesa accomunava in effetti i  programmi di tutti i partiti – perché si riteneva che questo volessero gli elettori – ma non impediva ai socialisti di avere le loro ben  definite priorità, che andavano dalla tutela dei lavoratori (con lo “Statuto” di Brodolini e Giugni)  ai diritti civili, sui quali il PSI non  fu secondo a nessuno (il divorzio ha la firma del socialista Fortuna e del liberale Baslini).   Ciò detto, concordo con il tuo giudizio positivo sulla scelta, nella storia dei Radicali,  di puntare soprattutto sui diritti, in battaglie di cui tu stesso sei stato protagonista. Non a caso, da 13 anni sono impegnato  esclusivamente (a parte sporadiche candidature  a sostegno di Emma Bonino)   con l’Associazione Luca Coscioni, che si occupa solo di diritti umani e civili.
  • Dissento nettamente dal modo in cui liquidi l’importanza del tema evasione fiscale.  Come si può parlare di “facile moralismo” nel paese che per evasione è al primo posto in Europa e al terzo nel mondo? Ed in cui i contribuenti che non possono sfuggire al fisco (lavoratori  dipendenti e pensionati)  sono 34 milioni, che fra l’altro guarderebbero con simpatia ad un partito che si impegnasse “davvero” a far pagare anche tutti gli altri?
  • Non ho nessun dubbio sul fatto che ci sono organizzazioni cattoliche impegnate “a lottare per gli ultimi”. Da ragazzo sono stato per breve  tempo, a  Milano,   un ”allievo” di Davide Turoldo; anni dopo ho condiviso qualche iniziativa di Don Franzoni: l’uno e l’altro (guarda caso, come il Cardinale Martini) emarginati dal    Come può non essere anticlericale chi per decenni – combattendo da soldato semplice le grandi battaglie di civiltà – ha sempre visto in prima fila fra i nemici (non gli avversari, che sarebbe più accettabile: i nemici)  il Vaticano, i Papi e le alte gerarchie? E in cosa fa eccezione Bergoglio se non in un profluvio di buone  intenzioni cui non seguono i fatti?  Vedi la lotta ai preti pedofili e il trattamento di favore per i loro grandi protettori Law e Pell.  Vedi la chiacchiere sulla moralizzazione finanziaria del Vaticano e Bertone che resta  nel superattico  – non suo ma della Chiesa –   ristrutturato con i soldi dei piccoli malati del Bambin Gesù.  Vedi l’impegno – totalmente disatteso – a  far ospitare almeno una famiglia di immigrati da ognuna delle 25mila parrocchie italiane).   E tralascio la durezza contro ogni riforma nel campo dei diritti civili (i nostri ginecologi trattati come “sicari” è una cosa che nemmeno Ruini…..).   D’altra parte, caro Gianfranco, che amicizia sarebbe se andassimo d’accordo proprio su tutto?

Un abbraccio.

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