Davanti ad un “vaste programme” irrealizzabile attenti a perdere il movimento radicale. Risposta a Strik Lievers

di Roberto Cicciomessere

Nel ragionamento di Lorenzo c’è un vuoto incolmato e forse incolmabile fra l’affermazione (A) “disfatta della democrazia liberale” e quella (B) “rifondarsi per fare qualcosa di simile a quel che Macron ha saputo fare in Francia” che lo rende “un tantino smisurato per noi oggi”. Ma Lorenzo conclude che bisogna comunque provarci ad andare in questa direzione.

Come? Con quale leader che si traveste da Macron? Con +Europa che è poco meno di un cartello elettorale, che ha raccolto e raschiato con ingenti investimenti in comunicazione elettorale tutto quello esiste in Italia di antagonista ai “populisti”, in un panorama politico dove i liberali sono scomparsi in Forza Italia e il PD è ancora succube di una cultura “grillina” anticasta ben radicata nei suoi militanti e non completamente espulsa con LeU?

Vaste programme, come scrive lo stesso Lorenzo, soprattutto se non si fa alcuno sforzo per capre perché il 55% dell’elettorato (18 milioni) ha votato Lega-M5S-FdI e si rischia, nelle prossime elezioni, di prendere meno voti di “servire il popolo”.

Perché deve essere chiaro, anche ricordando Macron, che per questo vaste programme occorre trovare voti aggiuntivi a quelli di PD e +E, da togliere ai “populisti”. Insomma non bastano i voti delle nostre due parrocchie, ma bisogna toglierli agli altri.

Lorenzo non ci dice nulla, proprio nulla, a questo proposito, affidandosi al “dover essere”, a un atto di volontà politica. Tanto per ricordare il nostro passato lontano che ho vissuto in prima persona e con una certa intensità, il vaste programme dell’unità, alternativa, rinnovamento della sinistra non era una riproposizione banale di uno schieramento elettorale ma si basava sulla convinzione dei radicali, confermata dai fatti, che l’elettorato italiano era più avanzato della sua classe dirigente e che se si fossero fatte battaglie di libertà per una società più moderna e civile, giusta, avremmo preso anche i voti degli elettori DC: così successe nel referendum sul divorzio e nelle altre campagne per i diritti civili, fino alla infelice campagna contro lo sterminio per fame nella quale c’erano tanti nobel e pochi popoli e persone disposti a lottare e a votare per questo obiettivo, attraverso il partito transnazionale.

Riassunta in modo tranchant la nostra storia del passato, esiste oggi un elettorato maggioritario italiano più avanzato della sua classe dirigente oppure accade esattamente il contrario e, in aggiunta, ci troviamo nella condizione in cui solo la “casta” dei soggetti intermedi e dell’amministrazione dello Stato, riesce ancora a difendere i pilastri della cultura e democrazia liberale, come sostiene De Rita?

Lasciando da parte i deliri sulla partitocrazia che ancora permangono nel nostro partito, Macron riesce a fare in Francia quello che in parte ha fatto Renzi, ma con il supporto massiccio di un elettorato moderno che non ha ancora perso i lumi della ragione e di una “casta” capace sia amministrativa sia politica, insediata stabilmente nelle istituzioni europee per trarne tutti i vantaggi, con la presenza di uno Stato efficiente ed efficace, con un’economia che non è in permanente declino: tutte premesse che non esistono in Italia e che smentiscono le due affermazioni preliminari. E la stessa possibilità di riproporre il modello “Macron”.

Su queste domande fondamentali e in particolare sulle ragioni per cui il 55% ha votato contro i propri interessi e per proposte politiche fantasiose che, se attuate, affosserebbero il Paese, stiamo cercando le risposte mentre sviluppiamo un’analisi quanto più profonda del voto (non è sicuro che le troveremo), ma una domanda sbarazzina s’impone: se +Europa, con il 2,55% ha raschiato il barile del voto antagonista ai nuovi partiti di regime, se a parte qualche amico del movimento federalista e qualche ex ministro, non ha mobilitato folle di classe dirigente illuminata e per bene, un numero significativo di “militanti nativi di +Europa”, perché non ci teniamo il nostro vecchio e solido movimento radicale, ovviamente sempre pronti a superarlo se si scorgeranno nell’orizzonte le forze per il vaste programme del partito transazionale e paneuropeo?

Confesso di non riuscire ad appassionarmi al nuovo statuto di +Europa, perché penso che le nostre urgenze siano altre – soprattutto quelle del Paese – che ho tentato di indicare in questo breve testo.

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