+Europa come forza politica nuova o va bene avere qualunque cosa, purché ci sia?

di Irene Abigail Piccinini, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani

Intervengo di nuovo, alla luce di quanto è stato detto nelle ultime direzioni di Radicali Italiani, mentre giura il nuovo governo Lega-M5S.

Se, come dice Marco Cappato – e su questo credo siamo tutti perfettamente d’accordo – le analisi politiche sono centrali per decidere il da farsi ma occorre non perdere di vista il da farsi, occorre però anche essere consapevoli dei mezzi e degli strumenti che abbiamo a disposizione per questo da farsi, capire se sono adeguati e, se non lo sono, lavorare per cambiarli affinché lo diventino o prefigurarne altri, possibilmente evitando nella discussione di confondere il dito con la luna.

Il PD allo sfascio è inadeguato, si dice; di certo, è difficile immaginare che qualunque soluzione adeguata possa in questa fase prescindere dal PD, ma di certo sarebbe anche necessario uno scossone interno al PD, una riscossa che parta dal basso, dai circoli, dalle persone, e che investa tutta la loro complessa organizzazione interna… Se e quanto noi – contaminandoli con la storia e il metodo radicali – possiamo contribuire positivamente alla loro discussione e ai loro processi interni dipende dalle valutazioni che faremo; Riccardo ci ha posto il problema all’ultimo comitato, ma non si può dire che abbia raccolto molti entusiasmi. Di certo, dal mio piccolo punto di osservazione periferico, vedo voglia, nel PD, di confrontarsi con noi e di fare cose insieme sui nostri temi, dagli immigrati alle carceri ai diritti civili… ce la sentiamo di sfidarli, incalzarli, contaminarli?

Un rassemblement costituzionale/repubblicano guidato da Gentiloni e/o Calenda sarebbe adeguato? Non dimentichiamo che l’Italia non è la Francia e che gli elettori italiani di sinistra non sarebbero particolarmente propensi a votare un listone unico che arrivi a inglobare Forza Italia, a differenza degli elettori socialisti francesi, che nel 2002 votarono Chirac pur di bloccare Le Pen padre arrivato al ballottaggio e, più di recente, hanno sostenuto Macron contro Le Pen figlia. E non dimentichiamo che Gentiloni ha governato decorosamente, ma non è certo un trascinatore di folle capace di trasmettere entusiasmo e non mi pare in grado di ribaltare le sorti di una compagine elettorale.

Tutti i nuovi partiti che stanno nascendo in Europa – da Ciudadanos e Podemos in Spagna a En Marche in Francia, solo per fare gli esempi più immediati – hanno leader giovani e capaci di suscitare entusiasmi. Tra le tante linee di frattura che caratterizzano l’attuale generale sconvolgimento del mondo occidentale, che è il principale problema che dobbiamo porci – e su questo faccio riferimento agli interventi di Lorenzo Strik-Lievers e di Roberto Cicciomessere –, se abbiamo l’ambizione di essere classe dirigente politica e non quattro amici che si ritrovano a chiacchierare a Via Bargoni come fossimo al bar, una frattura cruciale è la contrapposizione generazionale tra una parte di popolazione italiana ed europea (over 50) che ha visto migliorare le proprie condizioni di vita rispetto a quelle dei genitori e una (under 50 e ancora più under 40), che le vede peggiorare o comunque le percepisce peggiori.

Questa contrapposizione generazionale si articola poi, oltre che nella contrapposizione anziano/giovane, anche nelle dicotomie vecchio/nuovo ed establishment/antiestablishment… Basti pensare a tutta la retorica della rottamazione… La brutta retorica, come sempre capita nella storia, si giova poi facilmente del ricorso ai capri espiatori – per la Lega prima era Roma e adesso è Bruxelles, tanto per dire…

Ora, la domanda che ci tocca porci, oltre a tutte le altre, è che fare con +Europa, laddove le altre due forze costituenti non sembrano tanto interessate all’iniziativa politica, se, come sembra, in un frangente come quello degli ultimi giorni ritengono che la questione del coordinatore unico sia prioritaria rispetto a qualunque da farsi. E se avessimo il coordinatore unico, sarebbe il coordinatore unico a valutare e decidere il da farsi dell’iniziativa e dell’interlocuzione politica, o magari sarebbe tenuto a un confronto? E se fosse tenuto a un confronto, perché non lasciare questi aspetti alla governance attuale, come nella proposta statutaria avanzata dai dirigenti di Radicali Italiani?

In breve, non possiamo fare a meno di chiederci, anche alla luce di questo: in che misura +Europa può essere, in questo particolare frangente e più in generale nel momento storico attuale, lo strumento adeguato per noi e per il paese, in base alle analisi politiche che facciamo? Può essere +Europa la frontiera da cui sfidare le altre forze politiche e la società non solo per fare da argine a populismi, sovranismi e nazionalismi, ma proprio per contrapporvisi portando a una riscossa civile?

Perché se potesse esserlo, diceva ieri Silvja Manzi, Radicali Italiani potrebbe anche decidere al prossimo congresso di congelare le sue attività per un anno e impegnarsi in tutto e per tutto in +Europa.

Nel mio intervento del 3 maggio scorso, sostenevo che l’unico modo in cui +Europa potrebbe evolvere in modo interessante – a mio modesto parere – sarebbe se la fase costituente generasse proposte e iniziative politiche e voglia di attivarsi per portarle avanti e farle crescere… quindi, se fosse in grado di attirare nuovo consenso a partire da un approfondimento delle analisi e delle proposte (fin qui insufficienti, com’è evidente dal risultato elettorale) e dalla capacità di tradurle in nuova azione politica.

Da quanto mi è dato capire dagli interventi in direzione, così come dall’intervento pubblicato da Olivier Dupuis sul suo blog, sembra che noi di Radicali Italiani siamo gli unici a porci l’interrogativo del “come” e “a che scopo” andare avanti con +Europa: costituirlo come soggetto politico, per dire cosa e per fare cosa?

+Europa può davvero costituirsi per essere una forza politica nuova (nel senso: diversa e migliore dalla somma dei tre soggetti costituenti) e capace di approfondire le analisi svolte fin qui (+Europa/-Europa), capire perché si sono dimostrate insufficienti e attraverso una sempre migliore comprensione della realtà e di quanto sta accadendo prefigurare nuove frontiere di lotta politica e diventare un nuovo strumento di aggregazione per chi voglia portare avanti quelle politiche, magari ponendosi alla testa di un rassemblement costituzionale/repubblicano?

O costituire +Europa in soggetto politico è funzionale solo per avere un bel simbolo da presentare financo alle elezioni amministrative comunali e circoscrizionali – come candidamente ammette Tabacci – e nel frattempo dare un posto di coordinatore a Benedetto Della Vedova rimasto ahimè senza seggio parlamentare e senza sottosegretariato? E a questo punto nel frattempo le iniziative di +Europa le decide Benedetto della Vedova, per investitura e senza neanche un passaggio costituente formale? Oppure dovrebbe solo portarle avanti mettendoci la faccia come un primus inter pares, ma allora, se è “inter pares”, perché dovrebbe essere un “primus”?

Benedetto Della Vedova e Bruno Tabacci non sembrano particolarmente interessati né a dirci come vedono +Europa, né che cosa vorrebbero che diventasse, in quanto soggetto politico aperto, né a inserire tutto questo nel contesto politico attuale, italiano ed europeo. Olivier, in tutto il suo ragionamento, dimentica di dire che i dirigenti di Radicali Italiani hanno avanzato una proposta di statuto molto simile a quella avanzata da Gianfranco Spadaccia, dalla quale si distingue principalmente perché non c’è il consiglio direttivo di 15 persone, così come dimentica che tutte le discussioni interne a Radicali Italiani e tutti i problemi posti da Riccardo Magi e dai nostri dirigenti sono così intensi e vivaci proprio perché in tanti ci siamo impegnati in +Europa e per +Europa, ma se non ragioniamo a fondo su che cosa può e deve diventare (e quindi anche a livello statutario, che forma deve avere) tanto vale tenerci +Europa come scatola vuota – cartello elettorale – o non tenercela affatto e fare altro.

Gli elettori ne sarebbero delusi? Non credo che nessuno di loro si sia abbastanza affezionato a +Europa nel tempo di un’elezione da far durare la propria delusione più di mezza giornata.

Gli attivisti che si sono avvicinati ne sarebbero delusi? Parliamo di quante decine o centinaia di persone? Qualcuno sarà deluso, qualcuno continuerà magari l’esperienza in uno dei tre soggetti, altri torneranno a fare le loro cose o cercheranno un altro soggetto politico dove portare avanti quella voglia di fare politica che hanno maturato…

Quante persone abbiamo deluso, come radicali, storicamente, per questo o quell’altro motivo? In venticinque anni di militanza, “i radicali questa volta mi hanno deluso perché…” credo sia la cosa che mi sono sentita dire più spesso… Davvero il nostro problema è deludere qualcuno?

A me pare che la vera assunzione di responsabilità in questo momento, rispetto a +Europa, ai suoi (seppure al momento potenziali e teorici) attivisti e ai novecentomila elettori che l’hanno votata, non sia fare +Europa tanto per farla e come viene viene, ma farla se e solo se può essere uno strumento adeguato, perché la mettiamo – anche dal punto di vista formale, statutario, nel rispetto delle peculiarità e delle differenze reciproche – in grado di esserlo. Adeguato per chi ne fa parte fin dall’inizio, quindi i tre soggetti costituenti, per chi l’ha votata e vorrebbe rivotarla come lista elettorale, per chi non l’ha votata ma potrebbe essere convinto a votarla una volta diventata soggetto politico a tutti gli effetti, per chi ci si è avvicinato tra gennaio e marzo ma soprattutto, in prospettiva, per chi potrebbe decidere di avvicinarcisi domani o dopodomani perché ne riconosce l’adeguatezza dell’analisi e delle proposte politiche, prim’ancora che elettorali.

Ma non possiamo dimenticare che su quest’adeguatezza per il futuro qualche dubbio dobbiamo porcelo: +Europa non solo non ha raggiunto il 3% il 4 marzo, ma ha riscosso il minimo consenso (meno dell’1%) proprio nella fascia elettorale tra i venticinque e i quarantacinque anni… Gli attuali leader di +Europa non sono esattamente dei trascinatori di folle capaci di mutare questo stato di cose, di cui peraltro non è dato sapere neppure quanto si preoccupino (della Vedova e Tabacci), oppure hanno sì una leadership riconosciuta ma in questo momento una limitata disponibilità a impegnarsi in prima persona (Emma Bonino) o non vengono neanche presi in considerazione per mille motivi (Riccardo Magi).

Marco Cappato ha una riconosciuta leadership, diceva in direzione Simone Sapienza, ma i due soggetti costituenti Centro Democratico e Forza Europa sarebbero disposti ad ammettere che – sempre che un coordinatore unico in questa fase sia necessario – la capacità di leadership del coordinatore potrebbe essere un fattore dirimente, così come la sua capacità di parlare a fasce “altre” di popolazione, rispetto a quelle cui finora è riuscita a rivolgersi +Europa?

Le ragioni per cui Forza Europa e Centro Democratico ritengono indispensabile varare +Europa subito tout court, magari Olivier potrebbe esplicitarle? +Europa è indispensabile perché ha qualcosa da dire e da proporre, o solo perché ha tre o quattro persone che hanno voglia di sedersi ai tavoli “che contano”, quando vediamo che – a torto o a ragione – per la stragrande maggioranza degli elettori quei tavoli contano sempre meno e chi ci si siede intorno sa di vecchio, di trito, di insoddisfacente e inadeguato?

E ha senso varare +Europa così, tanto per vararla, purché ci sia? Purché ci sia perché? E per chi?

Marco Cappato diceva ieri che potremmo lasciare che +Europa venga fatta come vogliono gli altri, senza dettare condizioni, con Benedetto della Vedova coordinatore eccetera eccetera…

Ma questo non vorrebbe dire avallare l’idea che va bene avere qualunque cosa, purché ci sia, non importa per fare cosa e con quali analisi e per quali da farsi e per aggregare chi?

E quest’esito non sarebbe in realtà il sommo tradimento delle speranze di quei novecentomila elettori e di quei (potenziali e teorici) attivisti in nome dei quali ci si è detto che bisogna andare avanti e fare di +Europa un soggetto politico?

Se come diceva ieri sera Marco – e io concordo – la gente ha votato attraverso +Europa la storia radicale di Emma ma anche la speranza di futuro che Emma poteva rappresentare con la lista +Europa (quindi un voto che, a partire da una storia radicale, era anche “altro” rispetto a un voto radicale tout court), davvero questo futuro si risolve nell’alleanza tattico-strategica tra Forza Europa e Centro Democratico?

Davvero Emma Bonino, che ci ha messo il nome e la faccia, può volere questo? È interessante per lei? Naturalmente, solo Emma può parlare per sé, e se riterrà lo farà…

Ma noi di Radicali Italiani – che di Emma siamo compagni di storia e di lotte politiche, prim’ancora che di partito – il problema se questo costituisca un tradimento, sommamente deludente, per i nostri elettori e potenziali attivisti, credo dobbiamo porcelo altrettanto.

Se siamo convinti che +Europa valga la pena perché dà a noi ma non solo a noi un orizzonte più ampio e alto di azione politica, ha senso continuare l’impegno che abbiamo messo in +Europa, ma se dobbiamo regalare tutto l’impegno di questi mesi per consegnare un bel simbolo elettorale nelle mani di Centro Democratico e Forza Europa a loro uso e consumo, non vedo perché farlo e personalmente il cruccio che tutto questo comporti l’ennesima difficoltà per Radicali Italiani di decidere se e come presentarsi alle prossime elezioni e con che simbolo elettorale (difficoltà che avremo in parte comunque, essendo per statuto vincolati ad assumere le determinazioni elettorali a ogni elezione) non sarà il maggiore dei problemi, dato lo stato delle cose in Italia, in Europa e nel resto del mondo.

4 giugno 2018

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