+Europa: è anacronistico parlare di radici? Forse lo era più ieri che oggi

di Matteo Giusti, Tesoriere di Radicali Prato

Tutto il movimento di persone ed entusiasmo che si è realizzato intorno alla campagna elettorale di +Europa ci ha fatto dimenticare, probabilmente, quanto è dura la politica… per qualche settimana. L’euforia è stata giustificata e rinforzata dalla grande ed eterogenea partecipazione giovanile a questo movimento che risale la corrente di un’Europa degli Stati (e non dei popoli), a trazione sempre più nazionalista (diamoci un limite nell’abuso della parola “sovranista”). Finito l’entusiasmo elettorale, come si spegne la voracità sessuale tra due neo-amanti, ci si trova a dover scegliere: si interrompe il rapporto che su questo entusiasmo-voracità si basava, oppure si cerca di costruire qualcosa di più solido?

Mettiamo che la risposta sia “costruire”, intanto, bisogna imparare a conoscerci. Chi sono Centro Democratico, Forza Europa, Radicali Italiani (e Movimenta)? I primi due sono senz’altro movimenti costruiti attorno al proprio ideatore-leader… Centro Democratico legato alla grande storia del cristianesimo-sociale che Bruno Tabacci si porta cucita addosso (indipendentemente che prosperi +Europa o Centro Democratico)… Forza Europa, invece, è il movimento da cui è stata rilanciata la grande idea del concetto europeista, motore di +Europa, da un liberale tout-court e transideologico come Benedetto Della Vedova. Entrambi i soggetti, prima delle ultime elezioni, non avevano mai praticato il tesseramento ed il conteggio degli iscritti ma avevano soltanto calamitato simpatizzanti. In questo contesto abbiamo poi Radicali Italiani, che sono, o almeno si considerano (indebitamente secondo il PRNTT), continuatori di una storia politica italiana che affonda le sue radici dal 1955; a questo aggiungiamo un tessera d’iscrizione con un costo importante, una “galassia” di associazioni tematiche (nella quale annovero anche Movimenta) e territoriali in continuo movimento ed evoluzione.

Ecco, già da questo piccolo resoconto si vede chi può rischiare una storia o meno, delle radici o meno, il che rende già disparitaria la situazione di partenza. È più facile o più difficile costruire qualcosa quando uno degli amanti è platealmente più bello o più brutto, più ricco o più povero dell’altro? È più facile, forse, se c’è chi accetta di essere più subalterno dell’altro, è più difficile costruire, invece, se si vuole consumare rapporto egalitario.

Conviene per il progetto di +Europa disperdere le proprie radici e la propria storia? A chi ne ha no, a chi non ne ha cambia poco. Quindi, la diversità, impedirà la costruzione di +Europa? Assolutamente no, a patto che gli amanti vogliano conoscersi, accettarsi, rispettarsi… e da qui partire per un percorso condiviso… e necessariamente federativo.

È anacronistico parlare di radici? Forse lo era più ieri che oggi.

17 maggio 2018

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