Lettera di Gianfranco Spadaccia al PRNTT

La lettera al PRNTT di Gianfranco Spadaccia – 10 agosto 2017

 

All’Ufficio di Presidenza
del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito

Al Consiglio di Amministrazione di Radio Radicale

Cari amici,

mi rivolgo a voi con questa espressione che mi è suggerita da una lunga consuetudine di rapporti, durata alcuni decenni, cercando di dimenticare gli atteggiamenti assai poco amichevoli che ho ricevuto da alcuni di voi negli ultimi anni, per iscrivermi al Partito e cercare di contribuire in questa maniera al raggiungimento dei 3000 iscritti entro il 2017 e contribuire a determinare le condizioni che ne impediscano la chiusura. Invio a questo scopo un assegno di 200 euro.

Qualche mese fa, in una riunione di Radicali Italiani, dissi che mi sarei iscritto solo quando almeno altri 30 radicali avessero condiviso con me l’iscrizione. Mi ripropongo infatti, se me ne sarà data la possibilità, di accompagnare questa iscrizione con una iniziativa politica, rivolta a radicali, sostenitori, simpatizzanti che, condividendo le mie posizioni, intendano contribuire a rimettere in discussione la mozione di Rebibbia a cominciare dalla sospensione dello statuto, che io continuo a ritenere illegittima e dalla decisione di decretare, con l’espulsione di quattro soggetti costituenti del partito, una scissione che, per chi l’ha voluta come per chi l’ha subita, si rivela come un atto distruttivo di ogni possibilità di successo per una significativa presenza e iniziativa radicale.

Solo così sarà possibile riaprire tra tutti i radicali, nessuno escluso, quel dibattito che a Rebibbia non si è potuto neppure iniziare per la pervicace ricerca di un rendimento dei conti. Sarebbe così finalmente possibile chiedersi tutti insieme cosa fare di un partito nonviolento, transnazionale e transpartito che oggi è forzatamente solo italianofono; quali obiettivi possa e debba darsi di fronte a una crisi della globalizzazione che rischia di provocare ovunque nel mondo la crisi della democrazia liberale e dello stato di diritto, il dissolvimento di ciò che rimane dell’Unione Europea e il travolgimento dei diritti umani.

Assicurare questo dibattito era lo scopo della richiesta, avanzata a Rebibbia, di una seconda sessione del congresso. C’è un vuoto di analisi, di idee, di obiettivi politici da riempire con scelte e iniziative radicali davvero straordinarie. E c’è una divisione e una dispersione di energie che è solo fonte di indebolimento anche per i pur encomiabili sforzi e le iniziative che vengono compiuti e messi in atto da associazioni e movimenti radicali per colmare questo vuoto.

Per il resto sono disposto a discutere di tutto: di quale assetto statutario dobbiamo darci, del rapporto che deve intercorrere tra partito e altri soggetti radicali. E, naturalmente e in primo luogo, dello stato delle iniziative sugli obiettivi dell’amnistia e della riforma della giustizia e del diritto alla conoscenza, che fanno parte anche delle mie priorità, purché non mi si dica che sono di per sé risolutivi, il primo, della crisi dello stato di diritto in Italia e, il secondo, della crisi della democrazia e dei diritti umani.

Nel momento stesso in cui mi iscrivo vi chiedo di consentire a me ed eventualmente anche ad altri che lo volessero, di partecipare con queste posizioni e motivazioni alla campagna di iscrizioni al partito avvalendomi della possibilità di partecipare ai fili diretti che Radio Radicale dedica alla campagna.

Questa mia dichiarazione e richiesta è accompagnata da una serie di firme di condivisione da parte di alcuni che, come me, annunciano la loro iscrizione e di altri che sono già iscritti.

Cordiali saluti,
Gianfranco Spadaccia

Gianfranco Spadaccia,
membro di diritto del Senato del Partito Radicale nonviolento transnazionale e transpartito,
iscritto al Partito Radicale dal momento della sua fondazione nel 1955,
iscritto a Radicali Italiani, all’Associazione Luca Coscioni, a Certi Diritti, membro del Comitato di Non c’è Pace Senza Giustizia, soggetti costituenti del PRNTT.

P.S.: hanno fatto pervenire adesioni alla mia lettera di iscrizione le seguenti compagne e i seguenti compagni, che ringrazio: alcuni di essi sono già iscritti, altri si sono iscritti o hanno annunciato l’intenzione di iscriversi dopo aver conosciuto la mia lettera. Conto che altri facciano lo stesso. I nomi sono riportati in rigoroso ordine alfabetico. Subito dopo l’invio della lettera provvederò indirizzerò all’IBAN del Partito la quota di iscrizione di 200 euro.

  • Andrea Andreoli
  • Rocco Berardo
  • Lucio Bertè
  • Igor Boni
  • Emma Bonino
  • Michele Capano
  • Marco Cappato
  • Nicola Carboni
  • Alessandro Celuzza
  • Salvatore Colace
  • Antonietta Cretella
  • Andrea De Liberato
  • Michele Del Rio
  • Filomena Gallo
  • Paola Maria Gianotti
  • Enzo Gravina
  • Norberto Guerriero
  • Michele Guaitini
  • Franco Levi
  • Carlo Loi
  • Riccardo Magi
  • Fabio Majocchi
  • Andrea Maori
  • Alessandro Massari
  • Luigi Mazzotta
  • Giusi Nibbi
  • Fabrizio Pesoli
  • Pietro Pipi
  • Marcello Pitta
  • Adriana Sala
  • Enea Sansi
  • Stefano Santarossa
  • Giulia Simi
  • Marco Sindona
  • Mario Staderini
  • Fabrizio Starace
  • Mauro Toffetti
  • Shelt Wilhelmine Mina Welby
  • Manuela Zambrano

 

In seguito all’invio ai destinatari di questa lettera del 10 agosto scorso, sono seguite alcune risposte dirette al mittente e in alcuni casi disponibili su Facebook. Si pubblica una risposta da parte di Gianfranco Spadaccia e che vi riportiamo di seguito.

Le risposte alle obiezioni alla lettera di Gianfranco Spadaccia – 17 agosto 2017

 

Cari amici,

Ho perfezionato la mia iscrizione inviando un bonifico di 200 euro al Partito Radicale. Rispondo ad alcune delle obiezioni che sono state rivolte alle motivazioni contenute nella lettera indirizzata all’Ufficio di Presidenza del PRNTT con la quale ne annunciavo l’intenzione. Da questo momento di conseguenza non sono solo un radicale ma un radicale iscritto al Partito Radicale nonviolento transnazionale e transpartito.

1. Quando ho affermato che intendevo rimettere in discussione la mozione di Rebibbia, non ho mai inteso rimettere in discussione le priorità che da anni costituiscono gli obiettivi politici dei radicali o almeno della grande maggioranza di essi, che sono anche i miei obiettivi e le mie priorità. Sono impegnato invece a rimettere in discussione il blocco di ogni discussione e di ogni dibattito sui mutamenti che sono intervenuti nella situazione politica in Italia, in Europa e nel mondo. Intendo restituire agli iscritti la piena sovranità sulle scelte del partito. Intendo sospendere la sospensione dello statuto e dei diritti statutari degli iscritti. A chi irride a questa esigenza di dibattito (dibatttito, dibattttito!) ricordo che l’azione politica del partito è rimasta pressoché paralizzata e bloccata per alcuni anni, che il segretario eletto in congresso non si è mai insediato, che nessun confronto e nessuna discussione è avvenuta nelle sedi statutarie e congressuali. Alla vigilia del Congresso di Rebibbia Adriano Sofri, che credo sia legittimo considerare un amico, ci e si pose alcuni interrogativi su ciò che poteva essere il partito radicale dopo Pannella e lo fece sul Foglio, un giornale che non può, anch’esso, non essere considerato amico: quel dibattito fu praticamente disertato da tutti i dirigenti radicali di ogni affiliazione e sponda e onorato solo dagli interventi di alcuni “vecchi signori” (io stesso, Angiolo Bandinelli, Lorenzo Strik Lievers). Ricordo a tutti che proprio il fatto di aver saputo individuare i processi degenerativi della globalizzazione, denunciare per tempo la crisi della e delle democrazie e averne saputo prevedere gli inevitabili sviluppi e i probabili esiti non ci esime dall’affrontarli con le nostre idee, con i nostri nuovi obiettivi e con la lotta politica.

2. Ho avuto reazioni scandalizzate alla affermazione con quale esprimevo l’opinione che mi fa ritenere illegittima la sospensione dello statuto, decisa – mi è stato fatto osservare – a grande maggioranza. In quanto sostenitore teorico e pratico dello Stato di diritto so che gli statuti come le costituzioni sono le regole comuni che riguardano tutti i cittadini, che appartengano a una maggioranza o alle minoranze ed anzi debbano tutelare innanzitutto queste. A quella deliberazione contesto di essere avvenuta al di fuori di ogni procedura esplicita di revisione statutaria. Inoltre ritengo che un congresso possa modificare lo statuto, non possa sospenderlo come si è fatto a Rebibbia, sospendendo i diritti statutari degli iscritti. E’ una sospensione che mi ricorda tanto la sospensione dello statuto albertino ad opera delle leggi speciali del ’25. Anche allora a deciderla fu una maggioranza.

3. Ci si è scandalizzati anche perché da alcuni mesi dico che mi sarei iscritto al PRNTT solo se altri cinquanta radicali si iscrivevano con me. Ma come, ci si è chiesti, e i 1500 già iscritti non sono radicali? Tranquilli, io non appartengo a coloro che scomunicano ed espellono (mi dispiace che Rita Bernardini a cui continuo a voler bene, e che continuo a ringraziare per la sua preziosa azione, non potendo espellermi, non potendo rifiutare la mia iscrizione, mi e ci inviti a prendere atto delle differenze e a non iscriverci). Non appartengo a coloro che dividono radicali buoni e radicali cattivi, puri e impuri, fedeli e traditori, ortodossi ed eretici. Avevo pronunciato quella frase in un comitato di Radicali Italiani. Speravo di avere adesioni e incoraggiamenti ad andare avanti dai dirigenti di RI. Non è avvenuto. Li comprendo anche se sbagliano: pur avendo compiuto iniziative encomiabili coronate da successo, hanno ricevuto solo odio e disprezzo e sono giustamente scettici su ogni possibilità di dialogo. Hanno invece aderito, oltre a Gallo, Cappato e Berardo, che ringrazio, una serie di compagni che sono iscritti al PR e a RI, o ancora solo all’uno e non all’altro o non sono iscritti (ancora) a nessuno dei due perché non comprendono questa divisione ma sostengono le iniziative degli uni e degli altri e, infine, alcuni iscritti a RI che condividono il mio obiettivo e le mie motivazioni. E’ la prova che esiste una comunità radicale assai più larga di quella che ha voluto e di quella che, di fatto consenziente, ha subito come inevitabile e perfino opportuna questa divisione.

Fin qui le risposte ad alcune delle obiezioni che mi sono state opposte. Ma poiché ora, dopo il versamento, sono formalmente iscritto a tutti gli effetti, preannuncio una terza lettera in cui spiegherò perché, pur essendone entusiasta, non mi accontento del separato “fare” dei diversi soggetti della ex galassia radicale.

Adesioni ricevute dopo la pubblicazione su Facebook delle mia precedente lettera:
Anna Riina
Monica Cuneo
Simona Viola
Giancarlo Cancellieri
Andrea Furgiele
Paolo Bré
Francesco Mastroviti
Sergio Giordano
Aldo Ravazzi Douvan
Carmelo Impusino
Irene Agnello
(Se ho dimenticato qualcuno me ne scuso)

P.S. Ho promesso a Giusi Nibbi di non raccogliere provocazioni polemiche e di non avvalorarle ed esasperarle con le mie risposte. Non risponderò perciò a Valter Vecellio. Molto pacatamente vorrei però invitarvi a leggerlo e a confrontare le sue parole e i suoi giudizi con i risultati ottenuti in questi ultimi quattro anni dall’ALC, con la segreteria di Filomena Gallo, non solo in termini di iscritti, sostenitori e autofinanziamento ma soprattutto in termini di lotta politica, azione nonviolenta, progetti di legge di iniziativa popolare: abbiamo smantellato gran parte della Legge 40 e fatto fare un decisivo salto di qualità alla lotta per il diritto alla eutanasia e sul testamento biologico, come avrebbero (hanno) voluto Luca e PierGiorgio.

P.S. n.2: Elisabetta Zamparutti mi ha rimproverato di non essere iscritto a NTC. Le ho risposto che sono stato evidentemente contagiato da questo clima di intolleranza e che lo farò all’inizio di settembre. NTC appartiene infatti anche alla mia storia.

 

 

Ho ricevuto, firmata dai sottoscrittori che compaiono in calce, la lettera di risposta (che trovate al primo link) alla mia decisione di iscrivermi al partito accompagnata da due lettere in cui spiegavo le mie intenzioni e la mia volontà di partecipare alla campagna per raggiungere i tremila iscritti. A questa lettera segue un breve replica da parte mia (il secondo link) ad alcuni degli argomenti dei miei interlocutori. Tralascio invece di rispondere ad altre questioni (quella della partecipazione alle elezioni e la mia posizione in proposito) perché ho già risposto prima, durante e dopo Rebibbia e nelle mie lettere della settimana scorsa. (GfS)

La replica della presidenza del PRNTT a Gianfranco Spadaccia – 23 agosto 2017

 

Rispondiamo, quali destinatari diretti delle tue lettere, successivamente rese pubbliche, prendendo atto della tua personale iscrizione e di quelle, se verranno, da te al momento preannunciate. Prendiamo atto altresì, quantomeno di una parziale revisione dei toni usati nei nostri confronti, anche durante il congresso di Rebibbia, nel corso del quale, ricorderai senz’altro, hai avuto amplissima possibilità di esprimere le tue opinioni e presentare una mozione, entrambe non accolte positivamente dal Congresso.

Delude e dispiace, venendo da una persona come te con la tua storia, sentir ribadire l’illegittimità del deliberato congressuale e la richiesta di rimettere tutto in discussione; di “annullare” quanto deciso dagli iscritti riunitisi in Congresso e “concordare” una linea alternativa di “conciliazione” fra la Presidenza del PR e te più altri e fa il paio con l’aver voluto indirizzare la medesima lettera ai membri del consiglio di amministrazione della società Centro di Produzione che nessuna competenza ha in merito.

Difficile, per non dire impossibile, aprire un dialogo con queste premesse.

Capisci da te Gianfranco, che continuare a sostenere l’illegittimità del Congresso e dei suoi deliberati è privo di qualsiasi fondamento, giuridicamente e politicamente parlando. Avete sostenuto che convocare il congresso in un carcere fosse finalizzato ad impedire la partecipazione agli iscritti; frutto del tentativo di effettuare un colpo di mano. “Come convocare un’assemblea di condominio alle tre di notte in alta montagna”, è stato scritto, senza alcun senso per il ridicolo, da dirigenti di Radicali Italiani.

Ne abbiamo sentite e lette di tutti i colori sul punto, salvo poi, voi, essere smentiti dai fatti: come i numeri dimostrano, il 40° Congresso Straordinario del Partito Radicale è stato più partecipato del precedente e tra i piu’ partecipati degli ultimi decenni, e chiunque lo abbia voluto è potuto entrare senza alcun problema, anche a Congresso in corso, nel carcere di Rebibbia.

Allo stesso modo la mozione, votata dalla maggioranza qualificata dei Congressisti, è assolutamente legittima, giuridicamente e politicamente, adottata a norma di Statuto e del Regolamento del Congresso approvato all’inizio dei lavori: come sempre si è fatto, anche per le revisioni statutarie – e la mozione non modifica permanentemente lo Statuto ma lo sospende temporaneamente – da quando il Partito Radicale si riunisce a congresso.

Tesi infondate, dunque, capaci solo, disinformando, di far agitare gli animi dei ‘tifosi’, di chi vuol agitare ed essere agitato.

Il Partito Radicale c’è Gianfranco e come sapete, sta lottando – con risorse scarse e senza alcun aiuto da parte dei media di regime che invece pare hanno stretto una solida alleanza con Radicali Italiani e la Associazione Coscioni i cui esponenti non hanno speso neppure una parola in Tv o sui giornali riguardo la mozione di Rebibbia e la campagna di iscrizioni in corso – con chi vuole e con chi ci sta, per raggiungere gli obiettivi della mozione che parrebbe ingeneroso ricordare a te e a coloro che hanno sostenuto la tua lettere.

Questo Partito può piacervi o no, ma è quello che ha voluto il Congresso con la larghissima maggioranza dei congressisti e con questo abbiamo TUTTI la responsabilità di doverci confrontare. Le decisioni sono state assunte dai congressisti a maggioranza qualificata e per quanto te sei senz’altro un autorevole esponente storico dell’area radicale, non puoi pretendere di sostituirti a loro, imponendo la tua volontà contro quella del Congresso. Gianfranco anche la retorica contro Turco, il cattivo, l’uomo nero, l’ununviro, consentici di dirti che ha francamente stufato. Personalizzare la contesa, come continuamente hai tentato di fare coi tuoi interventi pubblici, aiuta a spoliticizzarla, e questo è funzionale ai tuoi desiderata, ma alimenta un odio – basta leggere ciò che scrivono i neo radicali italiani sui social di riferimento – che non ti e non vi fa onore.

È invece sul piano della politica e della coerenza dei comportamenti politici che avremmo auspicato da tempo un confronto.

Ora cosa dovremmo dire e fare secondo te?

Dire ai circa 400 congressisti “scusate, ci siamo sbagliati. Voi, le vostre iscrizioni, i vostri voti non contano nulla, voi non contate nulla perché, a giudizio di Spadaccia, non avete capito nulla e siete degli emeriti fessi?”

O ancora, “autorevoli e storici esponenti dell’area Radicale, che si sono iscritti/attivati positivamente dopo un anno per sostenere la campagna di iscrizioni, vorrebbero, in quanto tali, pur se minoranza, rimettere in discussione il congresso e la mozione approvata(?)”.

Gianfranco la tua proposta, sottoscritta anche da altri, come ben sai data la tua lunga esperienza radicale, è semplicemente irricevibile: non puoi chiederci di seppellire la mozione per fare un accordo con voi.

Ci spiace, per noi valgono le regole. E nel considerare la primazia delle regole che noi stessi, tutti, ci siamo nel tempo dati, non possiamo fare l’economia di ciò che recentemente è stato, con l’avallo o addirittura il protagonismo di alcuni sottoscrittori della tue lettere.

La presentazione di liste Radicali (con un rilievo nazionale) decisa in quanto tale in qualche segreta riunione a quattro/cinque persone, contro regole scritte e prassi di segno contrario sedimentate in decenni di storia Radicale è stato un fatto gravissimo e, come tale, senza precedenti.

Un colpo di mano con la messa in gioco del “brand” – la definizione è di Cicciomessere – per soddisfare ambizioni istituzionali personali e tentare di racimolare un pugno di voti in più all’indomani della morte di Marco, mettendo a repentaglio, incuranti delle conseguenze, quella transpartiticità che è pilastro costitutivo del PRNTT.

Emma stessa, che è tra i firmatari della tua, avrebbe avuto gioco facile a porsi alla testa del Partito ove avesse agito in modo diverso, per unire, garantendo il rispetto delle nostre regole, di noi tutti. Invece ha scelto, consapevole delle conseguenze e coerentemente con il vostro documentato rifiuto di dialogare con Marco almeno dal 2013, di avallare il divisivo colpo di mano elettorale. Per tentare di scrollarvi di dosso “i Pannelliani”?

O ancora, le mozioni convergenti dell’associazione Radicali Italiani e dell’Associazione Luca Coscioni che impegnano i dirigenti a costituire un coordinamento alternativo e senza alcun minimo impegno rispetto agli obiettivi della mozione di Rebibbia. Con ogni successivo comportamento coerente con quelle mozioni, finalizzato, usando strumenti del Partito, a cannibalizzare iscrizioni (guarda caso anche RI, dopo la mozione di Rebibbia si è per la prima volta nella sua storia dato come obiettivo 3000 iscritti) sottraendole al PRNTT.

Tu, voi continuate a parlare e scrivere di improbabili, perché statutariamente impossibili, espulsioni. I media, quelli di cui sopra, hanno dato grande eco alle vostre lamentazioni sul punto.

Bugie, Gianfranco.

Tu sai che nessuno può essere espulso, tanto meno te o Emma. Le porte di Via di Torre Argentina sono sempre state aperte a chiunque, iscritto al Partito Radicale, che vi volesse realmente entrare.

La teoria dei fatti invece a noi conferma che voi vi siete scientemente posti in competizione, in conflitto, con quel soggetto politico che da Statuti avreste dovuto contribuire a costituire, salvo poi passare, grazie all’ampia complicità delle solite firme della solita carta stampata, da vittime di inesistenti espulsioni.

Legittimo che tu voglia pensare che il PRNTT sia oggi un vuoto di iniziativa politica, ma così non è grazie all’impegno quotidiano di decine di compagni sul fronte giustizia, diritto alla conoscenza e Stati Uniti d’Europa.

Legittimo che questi compagni, che quotidianamente dedicano le loro energie, il loro tempo, la loro salute e i loro risparmi si sentano, come dire, offesi dal tuo giudizio.

Ad oggi, nonostante tutto questo e i palesi ostruzionismi siamo a 1.615 iscritti per il 2017, con 370 iscrizioni parziali da completare; gli iscritti non italiani sono 182, erano 9 nel 2016.

Certo la strada è in salita, ma è già un’importante risposta a quanti dicevano che ”il cattivo Turco” aveva proposto l’obiettivo irraggiungibile dei 3.000 iscritti per chiudere il Partito.

Il Partito non chiuderà, faremo di tutto per non farlo chiudere, l’obiettivo non è così lontano e siamo certi che, con te se lo vorrai e con chi lo vorrà, potremmo farcela. Ciascuno come sa e come può, ma nel rispetto delle regole che ci siamo dati.

Viva il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito e quanti vorranno continuare a farlo vivere.

Matteo Angioli, Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Antonella Casu, Antonio Cerrone, Deborah Cianfanelli, Sergio D’Elia, Maria Antonietta Farina Coscioni, Mariano Giustino, Giuseppe Rossodivita, Irene Testa, Maurizio Turco, Valter Vecellio, Elisabetta Zamparutti.

 

 

La risposta di Gianfranco Spadaccia – 25 agosto 2017

 

Replico per l’essenziale alla Vostra lettera:

1) Sarei stato assolutamente non credibile se, nel tentativo di avviare un dialogo con voi e di concorrere al raggiungimento dei tremila iscritti, mi fossi dimenticato delle posizioni sostenute con convinzione a Rebibbia. Quelle convinzioni e posizioni, diverse dalle vostre, non sono mutate e, nel ricordarle, è legittimo che io mi proponga, se ne esistono le possibilità, di rimettere in discussione le conclusioni del congresso. Naturalmente rimetterle in discussione non significa, se il dialogo da una parte e dall’altra va avanti con onestà, rimettere indietro l’orologio alle conclusioni e alle contrapposizioni di Rebibbia. Significa ricercare una soluzione, se possibile, che consenta a tutti di guardare avanti anziché indietro. Ribadisco la mia convinzione che sia illegittima la sospensione dello statuto, che comporta – è bene sottolinearlo – la sospensione dei diritti statutari degli iscritti oltre che dei soggetti costituenti del partito. Comprendo che questo possa darvi fastidio ma un dialogo per essere realmente tale è necessariamente un dialogo tra diversi, altrimenti è un monologo a più voci. Non so quali diritti residui mi consenta lo statuto. Certamente quello di iscrivermi, cosa che ho fatto, e quello che – credo – nessuno mi possa impedire, di concorrere alla salvezza del partito e a convincere altri ad iscriversi. Io posso naturalmente farlo con maggiore efficacia cercando di convincere innanzitutto coloro che hanno finora rifiutato di iscriversi, a causa del dissenso con voi ma soprattutto dell’ostracismo che avete nei loro confronti decretato. Fra i diritti residui c’è sicuramente quello di scrivere lettere e formulare richieste e di pubblicarle e continuerò a farlo per richiamarvi alle vostre responsabilità statutarie.

2) Starei attento, se fossi in voi, dal considerare ogni diversità e ogni dissenso come un tradimento. E’ un atteggiamento che non è radicale almeno nell’accezione liberale, laica e libertaria della parola. E’ inoltre un piano inclinato sul quale rischiano di scivolare sempre nuovi traditori. Mi rimproverate di aver parlato di una politica di espulsione dal partito perché formalmente nessuno può esserne espulso e chiunque – anche io, stavo per dire perfino io – posso iscrivermi al partito. Allora parliamo, se lo preferite, di una pratica di discriminazione, di esclusione. I “chiunque” non sono evidentemente tutti eguali: vale la regola niente affatto libertaria del marchese del grillo: “Io (Noi) so’ io e voi non sete un c….”. E forse anche per questo siete dovuti ricorrere alla contrapposizione fra il NOI e il VOI che certamente vi facilita la polemica. Peccato che non sia vera perché io a Rebibbia ero venuto dopo un duro confronto con RI e l’ALC per aver sottovalutato il Congresso ed esserci arrivati senza una proposta politica. Ho firmato la loro mozione per consentire di raggiungere in tempo il numero minimo di firmatari e perché recepiva la mia proposta della doppia sessione del congresso.

3) Non ho proposto alcun “accordo fra NOI e VOI” (Voi chi? Gli aderenti alla lettera? Radicali Italiani? Chi?) tanto meno alle spalle del Congresso. La lettera è mia personale. Ho chiesto a chi la condividesse di aderirvi e sono le firme di compagne e compagni che si sono aggiunti: alcune o alcuni iscritti solo al Partito (ma guarda un po’), alcuni iscritti solo a RI, altri iscritti ad entrambi come ora io, o a nessuno dei due. Ed hanno aderito perché hanno capito che, pur non potendo ignorare le conclusioni di Rebibbia, non intendo rimanervi inchiodato ma riproporre con i radicali di ogni sponda un confronto sulla difficile situazione che abbiamo davanti e cercare di trovare, dal momento che questi problemi e le relative scelte ci riguardano tutti, un punto di arrivo comune che ci consenta di andare “oltre Rebibbia”. E sarà il tema della terza lettera che avevo preannunciato prima che mi arrivasse la vostra risposta. Per facilitare tutto questo occorrerebbe qualche gesto di buona volontà. Angiolo Bandinelli, che comunque ringrazio, aveva proposto un incontro fra vertice del PRNTT e direzione di RI. Sarebbe forse prematuro. Io mi accontenterei invece di dichiarazioni unilaterali che assicurassero la disponibilità a mettere a disposizione le rispettive energie in sostegno delle iniziative condivise al fine di evitare una stupida e controproducente conflittualità tra antiproibizionisti, tra nonviolenti, tra federalisti, tra garantisti e difensori dei diritti dei detenuti dell’una o l’altra sigla radicale.

P.S. Nessun odio nei confronti di Turco. Con lui mi sono fortemente incazzato quando ha sferrato un attacco grave alla Associazione Luca Coscioni, alla sua stessa esistenza e alla legittimità del suo operato ma, come avevo auspicato, sono stati poi i fatti a dare una risposta a quell’attacco in termini di aumento delle iscrizioni, del numero dei sostenitori, di autofinanziamento e perfino in termini di adesioni al cinque per mille oltre naturalmente alle iniziative che con successo l’ALC è riuscita a sviluppare. Per comprendere chi mette in giro il virus dell’odio forse converrebbe mettere a confronto le mie parole per quanto appassionate con altri testi di recente diffusione e di altra paternità.

Terza lettera al PRNTT di Gianfranco Spadaccia – 21 settembre 2017

Ho inviato al Comitato di presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito una terza lettera, dopo aver annunciato e motivato nelle prime due la mia rinnovata iscrizione al partito (la sessantaduesia se non sbaglio i conti). Proseguo quindi il mio difficile tentativo di proseguire il mio dialogo e di renderlo possibile tra tutti i radicali. Le due lettere precedenti si trovano, cedo, sui siti di Radicali Italiani e su quello dell’Associazione Luca Coscioni, insieme alla replica alla isposta con cui gli interlocutori del PRNTT dichiaravano “irricevibili” le mie richieste.

All’Ufficio di Presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito
e p. c. alla direzione di Radicali Italiani

E’ molto difficile proseguire in questo tentativo di dialogo, scrivere questa lettera e rivolgervi questi interrogativi dopo aver appreso della sciagurata decisione di convocare una assemblea sulla giustizia negli stessi giorni del Congresso della Associazione Luca Coscioni che si svolgerà a Torino il 30 settembre e il primo ottobre.

Lo scopo di questa sovrapposizione è certamente quello di approfondire tra radicali il solco dell’incompatibilità e dell’incomunicabilità, rendendo impossibile a coloro che come me intendono partecipare al congresso della Associazione Luca Coscioni di partecipare all’assemblea di Reggio Calabria e a coloro che intendono partecipare all’Assemblea di Reggio Calabria di partecipare al congresso di Torino anche se iscritti all’ALC. Ma soprattutto con questa decisione temo che si intenda imporre a Radio Radicale una scelta fra la trasmissione dell’una o dell’altra assemblea, anticipando nei fatti quella revisione impositiva del palinsesto che è stata da tempo annunciata. E l’occasione prescelta svela anche e conferma le mediocri concorrenzialità e le personali rivendicazioni di controllo e di potere da parte di alcuni di voi nei confronti della Associazione Luca Coscioni, dei suoi dirigenti, dei suoi iscritti e sostenitori.

Che dire se non che state procedendo con arroganza in quella politica di esclusione e di espulsione che è l’unica vera scelta che è stata compiuta dalla maggioranza del Congresso di Rebibbia? L’unica risposta, di cui arrivate perfino a negare la legittimità, non può che essere quella di tentare di rimetterla in discussione mentre le altre domande di questa terza lettera non possono non riguardare tutti i radicali di qualsiasi sponda e di qualsiasi tessera e organizzazione, la prima domanda è perciò rivolta esclusivamente a voi, nell’esercizio delle responsabilità che vi siete assunti in quel Congresso.

Anche se raggiungerete i 3mila iscritti, davvero ritenete che mettere a tacere la voce di altri radicali e oscurarne la presenza e l’iniziativa politica sia il messaggio giusto per confermare e rafforzare quella funzione di servizio pubblico che abbiamo sempre rivendicato nel corso di una esperienza durata decenni e che Radio Radicale ha sempre assicurato ai propri ascoltatori ma anche e in primo luogo ai nostri avversari?

Tento quindi con comprensibile difficoltà, con scoramento e anche con dolore, di riprendere il filo di un dialogo che avevo tentato di avviare con le prime due lettere e con la replica alla vostra risposta con la quale dichiaravate “irricevibili” le richieste che avevo avuto l’ardire di rivolgervi.

1. Anche se raggiungerete i 3mila iscritti – ed io e gli altri che hanno avuto la bontà di condividere la mia iniziativa ne facciamo o ne faremo parte – avrete/avremo raggiunto solo la condizione che consentirà al Partito la sua sopravvivenza, per altro ancora subordinata all’ulteriore condizione di raggiungere lo stesso obiettivo nel 2018. Ma per esistere ed essere realmente tale un partito nonviolento che intenda essere transnazionale e transpartito non può accontentarsi né di aver raggiunto questa cifra di iscrizioni, né di poter contare tra di essi alcune centinaia di radicali di altri paesi. Quali devono essere i suoi obiettivi politici? A quali interlocutori si deve rivolgere? Che bisogna fare per tentare di contrastare la crisi della globalizzazione che rischia di mettere in crisi la democrazia e gli stessi diritti umani e per combattere il nazionalismo e il razzismo che cominciano a riproporsi nel mondo occidentale con una virulenza non inferiore a quella del passato? E’ evidente la sproporzione dei mezzi e delle possibilità rispetto all’enormità di questi problemi. Ma dare una risposta possibile e realista a questi interrogativi significa evitare il rischio del velleitarismo, Significa individuare un obiettivo politico anche modesto ma preciso che possa consentire di cercare efficaci convergenze politiche e significativamente incidere nella direzione giusta. Ma per farlo occorre aggiornare analisi e strumenti di interpretazione, che appaiono invecchiati e largamente superati rispetto alla velocità dei processi in atto.

2. All’inizio degli anni duemila, dopo l’esperienza dei Club Pannella, Capezzone riuscì a convincervi che bisognava creare di nuovo in Italia uno strumento di presenza radicale autonomo e organizzato. Nacque Radicali Italiani come “fronte italiano della politica transnazionale del partito radicale”. Si prendeva atto che, dopo i tentativi degli anni 90, il partito rimaneva in gran parte italiofono e traeva dall’Italia le energie e le risorse della propria azione sovra e transnazionale così come si prendeva atto della difficoltà, nonostante i successi parziali (per esempio il successo del referendum sull’uninominale), di creare le condizioni per una significativa riforma del sistema politico e per un profondo cambiamento non solo degli schieramenti ma dei soggetti politici che avrebbero dovuto rendere possibile l’alternativa democratica e una fisiologica democrazia dell’alternanza. Senza abbandonare quelle ambizioni riformatrici (siamo stati i primi a parlare di “partito democratico”), abbiamo fatto di Radicali Italiani, sia pure in accordo con gli altri soggetti della galassia radicale, il soggetto che deliberava sugli accordi politici e sulle eventuali iniziative e soluzioni elettorali: è stato così quando abbiamo deciso la presentazione delle liste della “Rosa nel Pugno”, deliberata dal comitato di RI, con la parola radicali inserita nel simbolo accanto alle parole socialisti, liberali, ecologisti. E fu così per l’approvazione dell’accordo-diktat che ci fu imposto da Veltroni alle elezioni del 2008, che portò alla elezione di un coordinamento radicale all’interno dei gruppi PD, composto da sei deputati e tre senatori. Da qualche anno il “fronte italiano” non è più in grado di assicurare un retroterra istituzionale e politico alla politica transnazionale del PRNTT. E RI è stato di fatto espulso dal Partito di cui era soggetto costituente. Come si intende sopperire a questa necessità?
E’ un po’ ridicolo ripetere ossessivamente come un mantra che i radicali non si presentano alle elezioni (come se le Liste Pannella, le Liste Bonino e le Liste Bonino-Pannella non fossero da chiunque immediatamente identificabili come liste radicali). Ma se non si presentano liste radicali, comunque le si voglia chiamare e se non si intende promuovere soggetti elettorali diversi, l’unica strada rimane quella di rivolgersi con il cappello in mano a Berlusconi o a Renzi, e perfino a D’Alema e Pisapia, perché inseriscano qualche radicale eleggibile nelle loro liste.

3, La cosiddetta “galassia radicale” dei “soggetti costituenti” del partito (oltre a RI, l’Associazione Luca Coscioni, l’ERA, Certi Diritti, Nessuno Tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia) è stata non solo sospesa con la sospensione dello statuto ma di fatto espulsa. Essa era di fatto l’unica sopravvivenza di quello statuto federalista e federativo che nel 1967 contrapponemmo all’organizzazione centralistica e verticista dei partiti politici italiani anche se era tenuta insieme oltre che dalla leadership di Pannella dal solo labile coordinamento rappresentato dal senato del Partito, non a caso presieduto dallo stesso Pannella. E tuttavia è proprio la sua articolazione associativa che, negli anni di blocco e di assenza di ogni iniziativa transnazionale, ha assicurato la vita del partito. Cancellata la Galassia, sospeso il Senato, espulsi di fatto i soggetti costituenti, si torna di fatto al partito come associazione unica che non prevede al suo interno la presenza di associazioni autonome come sono stati negli anni 70 il FUORI, il Movimento di Liberazione della Donna, il FRI, la LIAC, la LOC, la stessa LID e in anni più recenti i movimenti e le associazioni sopra citati. Non solo questo impoverimento associativo comporterà una maggiore difficoltà nel reclutamento di doppie tessere di altri partiti ma intravvedo il rischio del ritorno al partitino nazionale: lo intravvedo per il PRNTT nonostante l’ampollosa definizione di transnazionale e transpartito, si pure mascherato da qualche centinaio di tessere albanesi, uigure o cambogiane. Ma lo vedo prendere corpo anche in Radicali Italiani nonostante le iniziative federaliste europee e le iniziative transnazionali da esso intraprese. E questo è pressoché inevitabile in assenza di una politica espansiva capace di rivolgersi agli altri con le sole armi del dialogo e della nonviolenza. Ma è difficile far vivere l’uno e l’altra gandianamente se si occupa il proprio tempo a dare la caccia ai traditori. (Rivendicate di non avere probiviri, purtroppo i probiviri li avete nella vostra testa e non riuscite a liberarvene). Vi misi in guardia alcuni anni fa dal rischio del settarismo. Quel limite è stato da tempo superato e travolto fino a farvi vedere in una iniziativa che dovrebbe essere da tutti considerata convergente, come “Forza Europa” di Della Vedova. un pericoloso concorrente e, per questo attaccare e fare il processo alle intenzioni di Emma Bonino perché con molti di noi ha partecipato alle sue manifestazioni.

Qualcuno mi chiede il perché di tanto protagonismo. Qualcun altro mi dice che sbaglio, che la separazione, l’espulsione, la scissione – chiamatela come volete – è arrivata fin troppo tardi ed anzi è produttiva di nuove iniziative e di nuove energie. Da una parte e dall’altra si fanno cose encomiabili: il PRNTT sulla giustizia, RI sull’Europa e con le sue iniziative sull’immigrazione e sulle municipalizzate, l’ALC sulla legge 40, sulle barriere architettoniche, sulla libertà di ricerca e su testamento biologico ed eutanasia, Certi diritti sulle libertà sessuali.

Ma il “fare” per quanto encomiabile serve a poco se non nasce e non si sviluppa lungo le direttive di una strategia riformatrice e se è disancorato dal soggetto politico del cambiamento e dall’alternativa, che noi individuammo nel partito, rivendicando l’uso di questa parola in alternativa a quello che ne facevano i partiti della partitocrazia.
Qualche imbecille (ce ne sono) dirà che rimango legato a un passato che non c’è più soprattutto dopo la scomparsa di Pannella (ma non c’era più neppure negli ultimi tempi di Pannella). No, so che cambiamenti profondi sono necessari e urgenti, anche se difficili dopo anni di assenza di analisi e di riflessione, di paralisi del pensiero politico, di risposte inadeguate e di divisioni dettate dalle nostre inadeguatezze. Ma questi cambiamenti devono essere all’altezza delle nostre ambizioni riformatrici e della volontà di essere forza alternativa, che hanno caratterizzato tutta la nostra storia rispetto alle logiche non democratiche della politica italiana e non federaliste della politica europea.

P,S. : ho letto con sorpresa le parole dedicate da Maurizio Turco a Soros e ai suoi rapporti con Emma Bonino e con l’area radicale. Siamo a toni ed espressioni da “complotto pluto-giudaico-massonico”. Peccato che i rapporti con lui risalgano ad oltre quindici anni, che Soros sia stato anche iscritto al Partito Radicale, che Pannella e Bonino abbiano partecipato insieme al suo matrimonio, che in più occasioni sia stato inutilmente sollecitato da Pannella a finanziare direttamente il Partito Radicale. E naturalmente – siccome non c’è mai limite al peggio – conta nulla che Soros sia la bestia nera di Orban, il normalizzatore della democrazia magiara, e sia con i profitti delle sue attività anche speculative il sostenitore di innumerevoli campagne per i diritti umani e i diritti civili in Europa e nel mondo.

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