L’unica arma che abbiamo contro l’odio e le fake news

di Jonathan Targetti, segretario Radicali Prato

Sono passati poco più di due mesi dalla fine delle elezioni e le tessere di questo incasinatissimo puzzle post 4 marzo ci stanno mostrando ormai, ogni giorno di più, la nascita di un unico polo populista e sovranista. Il primo governo M5S-Lega di questa Terza Repubblica sposta inevitabilmente il nostro baricentro verso il Cremlino, dopo ben 73 anni di influenza americana. Il ruolo di Putin e delle sue strategie mediatiche in queste elezioni, così come nella Brexit e nelle elezioni Usa, è stato centrale.

In Italia, l’odio, l’indignazione e la rabbia sono stati sentimenti costruiti, alimentati e incanalati su due progetti politici ben precisi: il M5S e la Lega. I governi e le grandi potenze sono sempre stati molto attenti agli equilibri messi in discussione dal dibattito interno e dall’opinione pubblica. Quando un nuovo media si è imposto sostituendo quello precedente, c’è sempre stata una rincorsa per poterlo sfruttare al meglio. È successo con la radio, con la tv, con internet e adesso coi social. La Russia è stata la nazione che per prima ha intravisto le potenzialità che questo strumento poteva garantire per ottenere vantaggi in termini di politica estera e per spostare il baricentro dell’Europa, da Washington verso Mosca. Se pensiamo che oggi più di 30 milioni di italiani usano Facebook, comprendiamo subito l’impatto che la disinformacia costruita in questi anni dalla Russia ha avuto sulla nostra democrazia. Controllare il dibattito e l’opinione pubblica in una nazione equivale, forse da sempre, a controllare la nazione stessa. M5S e Lega sono i due partiti che, in tempi non sospetti, hanno stretto dei veri e propri accordi con Russia Unita, il partito di Putin, che hanno beneficato delle strategie di controllo delle masse sui social network partorite nella fabbrica delle fake news di San Pietroburgo e che hanno goduto di eserciti di profili finti messi a disposizione da Mosca per avvelenare i pozzi della nostra discussione interna (consiglio su questo argomento la lettura del libro di Jacopo Iacoboni “L’Esperimento” Editori Laterza).

L’Italia ha dimostrato di non aver avuto abbastanza anticorpi per respingere questa minaccia come invece ha dimostrato di avere la Francia ad esempio, contrapponendo un giovane e forte Macron al progetto putiniano del Front Nationale, o come la Germania, unica nazione in Europa che ha saputo legiferare in maniera chiara e tempestiva sul tema delle fake news, promettendo multe milionarie a chiunque avesse pubblicato bufale online.

È questo lo scenario che le forze europeiste italiane si trovano ad affrontare. Anche per colpa della loro cecità rispetto a dei problemi che potevano essere anticipati e compresi. I social network sono diventati spesso l’unico media attraverso il quale i cittadini si informano, interagiscono tra di loro, litigano e si confrontano. Se fino a cinque anni fa si pensava che sarebbero stati degli ottimi strumenti per indirizzare le decisioni di acquisto dei consumatori, mai avremmo pensato che un giorno sarebbero stati anche i veicoli per indicare agli elettori un voto piuttosto che un altro (anche se, la riflessione su “elettore/consumatore” e su “proposta politica/prodotto da vendere” meriterebbe un altro articolo). Sono stato presente all’evento della nascita di Forza Europa a Milano come ringraziamento personale a Benedetto Della Vedova (un bellissimo mese trascorso insieme nella mia Prato finito purtroppo come tutti sapete) e nessuno sul palco ha fatto un accenno a questa tematica che io personalmente considero centrale per il nostro futuro e per il futuro di Più Europa.

Quando si parla di strategie social per costruire l’odio nella cittadinanza, ci si riferisce a strumenti macro, poco sofisticati, dove la discussione non entra mai nel merito e il livello rimane abbastanza sempre superficiale. Costruire l’odio è semplicissimo e non servono molte parole o particolari sforzi. Se vogliamo sconfiggerlo, l’unica arma che abbiamo a disposizione è quella dell’amore. Che detta così potrebbe sembrare anche una frase da Baci Perugina. Cercando di approfondire, si capisce che solamente attraverso un messaggio altrettanto macro possiamo essere in grado di combattere l’odio. L’amore per la propria città, per la propria comunità, per il posto in cui si è nati o per il posto in cui si andrà a vivere. L’amore che poi si traduce in resilienza, in correttezza, in competenza, in educazione, in gentilezza, in rispetto per coloro che non la pensano come noi, che non hanno il colore della nostra pelle, che non parlano la nostra lingua, che non mangiano con le nostre posate.

Più Europa deve riuscire a rappresentare questa roba. Entro Giugno decidiamo che forma prendere e poi lanciamo subito la sfida per un grande progetto politico condiviso. Dobbiamo farlo con il Partito Democratico, con ciò che rimane della sinistra italiana, con tutti quei liberali che non si sentono più a loro agio in un polo sovranista e con tutto quello che di europeista, progressista, democratico e liberale nascerà nei prossimi mesi. Il M5S è riuscito a prendere il 33% dei consensi anche perché si è spostato su un’altra dimensione rispetto a quella storica, che voleva destra e sinistra contrapposte. Dobbiamo superare i concetti di destra e sinistra e andare oltre. Nella Terza Repubblica. Dove a contrapporsi saranno due poli: quello sovranista/populista e quello europeista.

La discussione sugli equilibri di RI, FE e CD riguarda solo poche persone che rischiano di dimenticarsi che là, fuori dai nostri uffici, dalle nostri sedi di partito, dalle nostre associazioni, c’è una nazione che ha affidato l’onore di governarci a chi è interessato solo alle leggi contro i migranti, ad abolire le unioni civili e molto probabilmente ad adottare riforme che garantiranno solamente un ingigantimento del nostro già abnorme debito pubblico.

La salute della nostra democrazia liberale, in questa fase storica, passa da queste due battaglie:

– obbligo d’iscrizione certificata con documento valido ai social network (basta eserciti di profili finti che hanno come unico obiettivo quello di offendere, condividere notizie false, incattivire l’opinione pubblica)

– leggi durissime per chi pubblica fake news in lingua italiana su testate giornalistiche e blog (perché molti siti di bufale hanno sede nei paesi dell’Est Europa)

Non ci può essere libertà dove non c’è democrazia.
Non ci può essere democrazia dove non esiste più la verità.
Non ci può essere spazio per più Europa dove governano odio e risentimento.

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