Terza lettera di Gianfranco Spadaccia alla Presidenza del PRNTT e p. c. alla direzione di Radicali Italiani

 La terza lettera al PRNTT di Gianfranco Spadaccia

Ho inviato al Comitato di presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito una terza lettera, dopo aver annunciato e motivato nelle prime due la mia rinnovata iscrizione al partito (la sessantaduesia se non sbaglio i conti). Proseguo quindi il mio difficile tentativo di proseguire il mio dialogo e di renderlo possibile tra tutti i radicali. Le due lettere precedenti si trovano, cedo, sui siti di Radicali Italiani e su quello dell’Associazione Luca Coscioni, insieme alla replica alla isposta con cui gli interlocutori del PRNTT dichiaravano “irricevibili” le mie richieste.

All’Ufficio di Presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito
e p. c. alla direzione di Radicali Italiani

E’ molto difficile proseguire in questo tentativo di dialogo, scrivere questa lettera e rivolgervi questi interrogativi dopo aver appreso della sciagurata decisione di convocare una assemblea sulla giustizia negli stessi giorni del Congresso della Associazione Luca Coscioni che si svolgerà a Torino il 30 settembre e il primo ottobre.

Lo scopo di questa sovrapposizione è certamente quello di approfondire tra radicali il solco dell’incompatibilità e dell’incomunicabilità, rendendo impossibile a coloro che come me intendono partecipare al congresso della Associazione Luca Coscioni di partecipare all’assemblea di Reggio Calabria e a coloro che intendono partecipare all’Assemblea di Reggio Calabria di partecipare al congresso di Torino anche se iscritti all’ALC. Ma soprattutto con questa decisione temo che si intenda imporre a Radio Radicale una scelta fra la trasmissione dell’una o dell’altra assemblea, anticipando nei fatti quella revisione impositiva del palinsesto che è stata da tempo annunciata. E l’occasione prescelta svela anche e conferma le mediocri concorrenzialità e le personali rivendicazioni di controllo e di potere da parte di alcuni di voi nei confronti della Associazione Luca Coscioni, dei suoi dirigenti, dei suoi iscritti e sostenitori.

Che dire se non che state procedendo con arroganza in quella politica di esclusione e di espulsione che è l’unica vera scelta che è stata compiuta dalla maggioranza del Congresso di Rebibbia? L’unica risposta, di cui arrivate perfino a negare la legittimità, non può che essere quella di tentare di rimetterla in discussione mentre le altre domande di questa terza lettera non possono non riguardare tutti i radicali di qualsiasi sponda e di qualsiasi tessera e organizzazione, la prima domanda è perciò rivolta esclusivamente a voi, nell’esercizio delle responsabilità che vi siete assunti in quel Congresso.

Anche se raggiungerete i 3mila iscritti, davvero ritenete che mettere a tacere la voce di altri radicali e oscurarne la presenza e l’iniziativa politica sia il messaggio giusto per confermare e rafforzare quella funzione di servizio pubblico che abbiamo sempre rivendicato nel corso di una esperienza durata decenni e che Radio Radicale ha sempre assicurato ai propri ascoltatori ma anche e in primo luogo ai nostri avversari?

Tento quindi con comprensibile difficoltà, con scoramento e anche con dolore, di riprendere il filo di un dialogo che avevo tentato di avviare con le prime due lettere e con la replica alla vostra risposta con la quale dichiaravate “irricevibili” le richieste che avevo avuto l’ardire di rivolgervi.

1. Anche se raggiungerete i 3mila iscritti – ed io e gli altri che hanno avuto la bontà di condividere la mia iniziativa ne facciamo o ne faremo parte – avrete/avremo raggiunto solo la condizione che consentirà al Partito la sua sopravvivenza, per altro ancora subordinata all’ulteriore condizione di raggiungere lo stesso obiettivo nel 2018. Ma per esistere ed essere realmente tale un partito nonviolento che intenda essere transnazionale e transpartito non può accontentarsi né di aver raggiunto questa cifra di iscrizioni, né di poter contare tra di essi alcune centinaia di radicali di altri paesi. Quali devono essere i suoi obiettivi politici? A quali interlocutori si deve rivolgere? Che bisogna fare per tentare di contrastare la crisi della globalizzazione che rischia di mettere in crisi la democrazia e gli stessi diritti umani e per combattere il nazionalismo e il razzismo che cominciano a riproporsi nel mondo occidentale con una virulenza non inferiore a quella del passato? E’ evidente la sproporzione dei mezzi e delle possibilità rispetto all’enormità di questi problemi. Ma dare una risposta possibile e realista a questi interrogativi significa evitare il rischio del velleitarismo, Significa individuare un obiettivo politico anche modesto ma preciso che possa consentire di cercare efficaci convergenze politiche e significativamente incidere nella direzione giusta. Ma per farlo occorre aggiornare analisi e strumenti di interpretazione, che appaiono invecchiati e largamente superati rispetto alla velocità dei processi in atto.

2. All’inizio degli anni duemila, dopo l’esperienza dei Club Pannella, Capezzone riuscì a convincervi che bisognava creare di nuovo in Italia uno strumento di presenza radicale autonomo e organizzato. Nacque Radicali Italiani come “fronte italiano della politica transnazionale del partito radicale”. Si prendeva atto che, dopo i tentativi degli anni 90, il partito rimaneva in gran parte italiofono e traeva dall’Italia le energie e le risorse della propria azione sovra e transnazionale così come si prendeva atto della difficoltà, nonostante i successi parziali (per esempio il successo del referendum sull’uninominale), di creare le condizioni per una significativa riforma del sistema politico e per un profondo cambiamento non solo degli schieramenti ma dei soggetti politici che avrebbero dovuto rendere possibile l’alternativa democratica e una fisiologica democrazia dell’alternanza. Senza abbandonare quelle ambizioni riformatrici (siamo stati i primi a parlare di “partito democratico”), abbiamo fatto di Radicali Italiani, sia pure in accordo con gli altri soggetti della galassia radicale, il soggetto che deliberava sugli accordi politici e sulle eventuali iniziative e soluzioni elettorali: è stato così quando abbiamo deciso la presentazione delle liste della “Rosa nel Pugno”, deliberata dal comitato di RI, con la parola radicali inserita nel simbolo accanto alle parole socialisti, liberali, ecologisti. E fu così per l’approvazione dell’accordo-diktat che ci fu imposto da Veltroni alle elezioni del 2008, che portò alla elezione di un coordinamento radicale all’interno dei gruppi PD, composto da sei deputati e tre senatori. Da qualche anno il “fronte italiano” non è più in grado di assicurare un retroterra istituzionale e politico alla politica transnazionale del PRNTT. E RI è stato di fatto espulso dal Partito di cui era soggetto costituente. Come si intende sopperire a questa necessità?
E’ un po’ ridicolo ripetere ossessivamente come un mantra che i radicali non si presentano alle elezioni (come se le Liste Pannella, le Liste Bonino e le Liste Bonino-Pannella non fossero da chiunque immediatamente identificabili come liste radicali). Ma se non si presentano liste radicali, comunque le si voglia chiamare e se non si intende promuovere soggetti elettorali diversi, l’unica strada rimane quella di rivolgersi con il cappello in mano a Berlusconi o a Renzi, e perfino a D’Alema e Pisapia, perché inseriscano qualche radicale eleggibile nelle loro liste.

3, La cosiddetta “galassia radicale” dei “soggetti costituenti” del partito (oltre a RI, l’Associazione Luca Coscioni, l’ERA, Certi Diritti, Nessuno Tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia) è stata non solo sospesa con la sospensione dello statuto ma di fatto espulsa. Essa era di fatto l’unica sopravvivenza di quello statuto federalista e federativo che nel 1967 contrapponemmo all’organizzazione centralistica e verticista dei partiti politici italiani anche se era tenuta insieme oltre che dalla leadership di Pannella dal solo labile coordinamento rappresentato dal senato del Partito, non a caso presieduto dallo stesso Pannella. E tuttavia è proprio la sua articolazione associativa che, negli anni di blocco e di assenza di ogni iniziativa transnazionale, ha assicurato la vita del partito. Cancellata la Galassia, sospeso il Senato, espulsi di fatto i soggetti costituenti, si torna di fatto al partito come associazione unica che non prevede al suo interno la presenza di associazioni autonome come sono stati negli anni 70 il FUORI, il Movimento di Liberazione della Donna, il FRI, la LIAC, la LOC, la stessa LID e in anni più recenti i movimenti e le associazioni sopra citati. Non solo questo impoverimento associativo comporterà una maggiore difficoltà nel reclutamento di doppie tessere di altri partiti ma intravvedo il rischio del ritorno al partitino nazionale: lo intravvedo per il PRNTT nonostante l’ampollosa definizione di transnazionale e transpartito, si pure mascherato da qualche centinaio di tessere albanesi, uigure o cambogiane. Ma lo vedo prendere corpo anche in Radicali Italiani nonostante le iniziative federaliste europee e le iniziative transnazionali da esso intraprese. E questo è pressoché inevitabile in assenza di una politica espansiva capace di rivolgersi agli altri con le sole armi del dialogo e della nonviolenza. Ma è difficile far vivere l’uno e l’altra gandianamente se si occupa il proprio tempo a dare la caccia ai traditori. (Rivendicate di non avere probiviri, purtroppo i probiviri li avete nella vostra testa e non riuscite a liberarvene). Vi misi in guardia alcuni anni fa dal rischio del settarismo. Quel limite è stato da tempo superato e travolto fino a farvi vedere in una iniziativa che dovrebbe essere da tutti considerata convergente, come “Forza Europa” di Della Vedova. un pericoloso concorrente e, per questo attaccare e fare il processo alle intenzioni di Emma Bonino perché con molti di noi ha partecipato alle sue manifestazioni.

Qualcuno mi chiede il perché di tanto protagonismo. Qualcun altro mi dice che sbaglio, che la separazione, l’espulsione, la scissione – chiamatela come volete – è arrivata fin troppo tardi ed anzi è produttiva di nuove iniziative e di nuove energie. Da una parte e dall’altra si fanno cose encomiabili: il PRNTT sulla giustizia, RI sull’Europa e con le sue iniziative sull’immigrazione e sulle municipalizzate, l’ALC sulla legge 40, sulle barriere architettoniche, sulla libertà di ricerca e su testamento biologico ed eutanasia, Certi diritti sulle libertà sessuali.

Ma il “fare” per quanto encomiabile serve a poco se non nasce e non si sviluppa lungo le direttive di una strategia riformatrice e se è disancorato dal soggetto politico del cambiamento e dall’alternativa, che noi individuammo nel partito, rivendicando l’uso di questa parola in alternativa a quello che ne facevano i partiti della partitocrazia.
Qualche imbecille (ce ne sono) dirà che rimango legato a un passato che non c’è più soprattutto dopo la scomparsa di Pannella (ma non c’era più neppure negli ultimi tempi di Pannella). No, so che cambiamenti profondi sono necessari e urgenti, anche se difficili dopo anni di assenza di analisi e di riflessione, di paralisi del pensiero politico, di risposte inadeguate e di divisioni dettate dalle nostre inadeguatezze. Ma questi cambiamenti devono essere all’altezza delle nostre ambizioni riformatrici e della volontà di essere forza alternativa, che hanno caratterizzato tutta la nostra storia rispetto alle logiche non democratiche della politica italiana e non federaliste della politica europea.

P,S. : ho letto con sorpresa le parole dedicate da Maurizio Turco a Soros e ai suoi rapporti con Emma Bonino e con l’area radicale. Siamo a toni ed espressioni da “complotto pluto-giudaico-massonico”. Peccato che i rapporti con lui risalgano ad oltre quindici anni, che Soros sia stato anche iscritto al Partito Radicale, che Pannella e Bonino abbiano partecipato insieme al suo matrimonio, che in più occasioni sia stato inutilmente sollecitato da Pannella a finanziare direttamente il Partito Radicale. E naturalmente – siccome non c’è mai limite al peggio – conta nulla che Soros sia la bestia nera di Orban, il normalizzatore della democrazia magiara, e sia con i profitti delle sue attività anche speculative il sostenitore di innumerevoli campagne per i diritti umani e i diritti civili in Europa e nel mondo.

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