Ulteriore riflessione sul presente e sul futuro

di Simona Viola, avvocato

Sembra assodato che l’Italia sta fronteggiando un tentativo eversivo volto a trasformare il quadro istituzionale e costituzionale e traghettare una democrazia occidentale di stampo liberale in un nuovo e ancora impreciso assetto, comunque caratterizzato da elementi di autoritarismo, di rifiuto dei modelli di integrazione e cooperazione europea ed internazionale, di abbandono dell’atlantismo, di evocazione del nemico esterno, di nazionalismo esasperato e finanche di ritorno alla moneta nazionale.

Un orizzonte buio, che chiude gli spazi non solo per lo sviluppo di un’economia integrata con quella delle altre nazioni, ma che contrasterà le forme di integrazione tra popoli, l’avanzamento dei diritti civili, promette già di calpestare nella forma e nella sostanza la costituzione repubblicana e i capisaldi della democrazia rappresentativa, certamente tentato dall’uso della forza, anticipata dalla minacciosa brutalità del linguaggio politico.

Un orizzonte buio, tetro, angoscioso. Le vittorie elettorali di Berlusconi nello scorso ventennio inducevano certamente gli sconfitti all’avvilimento, all’irritazione, allo sconforto ma mai il Paese ha avvertito la paura, lo smarrimento, l’ansia, l’incertezza che serpeggiano in questi giorni. Condivido l’opinione di Benedetto Della Vedova (QUI) secondocui l’autocommiserazione sugli errori è una strada che non merita di essere battuta (e comunque non ce n’è il tempo) e temo che abbia ragione Panebianco ad avvertirci che non si tratta di un fuoco di paglia passeggero.

È possibile che le “elites” delle quali facciamo parte a pieno titolo non ce la facciano a convincere né l’elettorato italiano più disimpegnato e disilluso a dare fiducia ancora una volta alla politica tornando a votare, né una porzione degli elettori di Lega e 5Stelle a ritornare sui loro passi. Certo i tre mesi che sono seguiti al voto hanno dato molti argomenti di riflessione, in ogni senso, agli elettori ma quando sento parlare Salvini credo che non si sia mai visto nessuno (dopo il Duce, ovviamente) più bravo di lui a parlare al cuore e alla pancia degli italiani; ha un linguaggio terrificante e perfetto allo stesso tempo. Impossibile da raggiungere, insuperabile.

Di fronte a questa enormità e al baratro che si apre in termini di arretramento storico (o meglio di involuzione), verrebbe da pensare che ha ragione Roberto Cicciomessere (intervento alla Direzione di RI del 29 maggio). Perché cincischiare con una quisquilia come +E quando arriva dal PD (o meglio, per ora da Renzi) la più ragionevole e potente delle proposte: aggregare intorno al PD (e quindi sostanzialmente presentare nelle sue liste) tutti i veri democratici, repubblicani, europeisti, ancorati alla responsabilità sui conti pubblici, lasciandosi alle spalle divisioni, correnti, settarismi e distanze?

Anche Calenda (che ha dimostrato una così grande sintonia con noi, con Emma) è d’accordo. Cosa aspettiamo dunque, si chiede Roberto, ad aderire portando i nostri temi, la nostra storia, la nostra iniziativa politica (denunciando, per esempio, le reti unificate RAI-Salvini-DiMaio)?

Il rassemblement ci attende. E qui credo che abbia ragione Marco Cappato: occorre e conviene partecipare al processo di mutazione del PD (che i propugnatori di +E, penso a Lorenzo Strik Lievers e a Gianfranco Spadaccia, avevano prefigurato – direbbe Pannella – ben prima del gruppo dirigente del PD, cui ci sono voluti ben tre mesi per riconoscerlo, enunciarlo e cominciare ad affrontarlo) con la soggettività di +E e non con quella di RI. +E ha per prima elaborato la piattaforma politica oggi proposta da Renzi: europeismo senza se e senza ma, conti in ordine e (Renzi lo scopre ora, noi lo sapevamo già) emergenza democraticoistituzionale.

Dunque è soggetto politico massimamente legittimato a sedere nel rassemblementCLN in via di formazione. +E rappresenterebbe (se le fosse permesso di decollare, mettendo al bando le diffidenze e le resistenze residuali), in sedicesimi, quel modello di riaggregazione (il rassemblement, appunto) di personalità provenienti da culture politiche diverse a difesa di una trincea comune. +E porta in dote un (non disprezzabile) elettorato cui ha ripetuto, per tutta la campagna elettorale, che occorreva esattamente erigere quella stessa trincea e poi difenderla. RI elettoralmente pesano certamente assai meno o comunque così sono percepiti. +E è in condizioni di trattare molto meglio di Riccardo Magi (senza nulla togliere al nostro segretario, ovviamente) con il PD il suo ruolo nel rassemblement-CLN.

RI se lascia trattare a +E ogni questione elettorale, resterà più libera di intraprendere le iniziative politiche che le sono proprie
In un momento in cui occorre dare chiari segnali di abbandono dei particolarismi, degli interessi di bottega, di opportunismi, tatticismi e calcoli di convenienza a favore della costruzione di una alternativa politica all’orizzonte cupo che sia credibile, generosa, autentica, disinteressata e quindi otabile, accantonare il proprio simbolino è un gesto unilaterale dovuto e forte.

Non è un caso che i commentatori politici di questi giorni abbiamo registrato, accanto alla dissoluzione e alla afasia del PR, l’incapacità “persino” dei fondatori del cartello di +E di consolidare l’esperienza politica recente. Dunque non penso affatto a +E come una alternativa al rassemblement ma – ammesso e non concesso che i Calenda e i Gentiloni convincano i Franceschini e gli Orlando, ammesso e non concesso che Renzi accetti davvero di giocare da mediano e smetta di fare la punta – penso che +E sia il migliore armamentario (e argomentario) di cui dotarci per andare, in buona compagnia, all’appuntamento con la storia presente e futura del nostro Paese e fare la nostra parte nel
rassemblement-CLN

1 giugno 2018

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