Lettera aperta ad un compagno che sbaglia, Maurizio Turco

E alla Presidenza del Partito Radicale in vista dell’assemblea del Partito convocata in contemporanea con il Congresso dell’Associazione Coscioni

Ad un anno dalla conclusione del Congresso Straordinario di Rebibbia, e dunque dall’assunzione, da parte della Presidenza di quello stesso Congresso, del compito di perseguire il raggiungimento degli obiettivi fissati nella mozione e da parte tua, della rappresentanza legale, e dunque della funzione di assicurare – anche in sede giudiziaria – “la tutela dei diritti e gli interessi del Partito” e dunque anche e soprattutto di chi si iscrive, ritengo utile e necessario porre alcune questioni a te ed a quanti parteciperanno all’Assemblea del 30 settembre – 1 ottobre 2017 che avete scelto di convocare negli stessi giorni nei quali è stato programmato, da mesi, lo svolgimento del Congresso dell’Associazione Luca Coscioni. Si tratta di domande che hanno a fare con il nostro stare (essere stati) insieme e con la possibilità – per tutti coloro che si sono iscritti e che si iscriveranno – di continuare a stare, a pieno titolo, all’interno del Partito.

1. Partito Radicale: una volta era radicale chi si iscriveva al Partito o comunque per dirsi tale era necessario (sufficiente) iscriversi
Con la mozione approvata al termine del Congresso Straordinario di Rebibbia sono stati sospesi numerosi articoli dello Statuto ma non mi risulta che sia stato messo in discussione formalmente – come tra radicali siamo stati abituati a fare – il principio in base al quale è radicale e può definirsi tale chiunque si iscriva al Partito. Ed invece, stando all’intervista con Mauro Suttora, sembra che questo principio non valga più, oppure non valga più per tutti. Parlando di Emma Bonino, infatti, hai detto: “Tanti giocatori hanno lasciato la loro squadra. Lei se n’è andata, fa altro”, nonostante risulti iscritta. E’ in nome di questa prassi – o meglio di questa nuova regola che si fonda sul tradimento di quella che ci siamo dati e che abbiamo sempre accettato – che come membri della Presidenza avete risposto alla lettera di Gianfranco Spadaccia. Con quella risposta avete considerato – sarebbe più corretto dire messo – fuori squadra anche lui, nonostante la sua iscrizione e la sua disponibilità ad animare ed arricchire la campagna iscrizioni e dunque a condurre, con questo obiettivo, delle trasmissioni di filo diretto a Radio Radicale.
Anche per questa ragione colgo l’occasione per ribadire il mio sostegno all’iniziativa di Gianfranco Spadaccia preannunciando, altresì, la mia iscrizione al Partito che provvederò a formalizzare e regolarizzare quando verrà data una risposta affermativa alla sua richiesta. A questo scopo, e con l’intento di dare a Gianfranco l’opportunità di rivolgersi direttamente anche agli ascoltatori di Radio Radicale ed a quanti tra costoro sono sostenitori e simpatizzanti radicali, preannuncio anche la mia disponibilità a mettere a sua disposizione lo spazio radiofonico del venerdì mattina, dedicato da anni alle attività di Radicali italiani, per il quale ringrazio Radio Radicale.

2. Partito Radicale: una volta valeva il principio dell’unione laica delle forze
Durante il Congresso di Rebibbia non si è deciso formalmente di archiviare l’idea – quella convenzione pacificamente accettata da e tra radicali anche quando sono arrivati ed arrivano gli iscritti ed i simpatizzanti più scomodi e fonte di scandalo – secondo la quale un’iniziativa si valuta e si qualifica sulla base degli obiettivi che ne sono alla base, e della coerenza che gli strumenti scelti hanno con i suddetti obiettivi. Eppure secondo te – che in base a quanto deciso dal congresso di Rebibbia avresti il compito di tutelare i diritti e gli interessi del Partito (e dunque dei suoi iscritti) – “le lotte si definiscono anche per gli interlocutori che si scelgono“. Se questa è la nuova regola – e la convenzione sulla base della quale gli iscritti radicali potranno/dovranno stare insieme – come possiamo/potete tenere credibilmente viva la concezione dell’organizzazione politica teorizzata e praticata da Marco Pannella? Quell’idea di partito – che Marco Pannella ha fatto vivere anche e soprattutto con l’intento di proporlo come modello anche e soprattutto per altri oggetti politici – come strumento nella piena ed indiscussa disponibilità di chi vi aderisce direttamente attraverso l’iscrizione, e di chi altrettanto direttamente concorre a sceglierne e metterne in discussione obiettivi e mezzi.

3. Mario Monti: una volta “felice incidente” (…)
La validità di questa nuova convenzione – secondo la quale sono gli interlocutori a definire la qualità delle lotte che si intraprendono – sarebbe messa alla prova, e dunque dimostrata alludendo espressamente ad una collaborazione/amicizia tra Emma Bonino e Mario Monti. Dalla tua intervista con Mauro Suttora si deduce che il valore delle battaglie di Emma Bonino, e dunque la scelta di giocare per un’altra squadra o peggio il presunto tradimento – che cerchi in modo ossessivo di raccontare e dimostrare ogni volta che si apre un microfono come se fosse questo, e non il successo della campagna iscrizioni il tuo principale obiettivo – sarebbe comprovato dal fatto che interloquisce (non si sa bene quando e come) con Mario Monti. Eppure non era stato Marco Pannella a rivolgersi a Mario Monti alla vigilia delle elezioni politiche del 2013 dichiarandosi pronto ad un’interlocuzione anche elettorale dicendo, tra le altre cose, che “avevamo immediatamente salutato il tuo avvento, la tua nomina, come un felice incidente occorso, imposto dalle cose al regime partitocratico, antidemocratico (…)”? Non è stata Rita Bernardini – eletta nel 2008 insieme a te nelle liste del Partito Democratico – a chiedere in occasione dell’insediamento del Governo Monti che la Presidenza della Camera autorizzasse la pubblicazione in calce al resoconto odierna del testo integrale del suo intervento nel quale si legge: “Noi della delegazione radicale, daremo la fiducia a lei e al suo Governo. Le proposte che il suo Governo ha fatto sul piano economico sono le nostre e nel corso di questi tre ultimi decenni, le abbiamo promosse anche per via referendaria: se il popolo italiano non fosse stato defraudato del diritto di usare la scheda dei referendum non ci troveremmo oggi a dover fare scelte così dolorose”?

4. Il “compagno” (di Marco Pannella) Soros
Sarò ripetitivo e pedante ma devo osservare, ancora una volta, che durante il congresso di Rebibbia non si è deciso formalmente di archiviare la teoria e la prassi della doppia tessera e dunque di non ritenere più valida – per tutti e senza alcuna eccezione – la convenzione in base alla quale chiunque può essere radicale (perché iscritto al Partito) senza rinnegare il suo essere socialista, liberale ma anche comunista e perché no fascista. Eppure ascoltandoti e leggendo, da ultimo, l’intervista con Mauro Suttora si deduce che non si può essere e stare con i radicali – con quelli autentici che portano avanti la storia e le lotte di Marco Pannella – e con George Soros. Da questo punto di vista poco o nulla vale il fatto che il finanziere americano abbia dato “centomila euro 25 anni” alla Lega Antiproibizionista. Non rilevano, e vanno rimosse, le iscrizioni al Partito Radicale di George Soros e da ultima una riunione di lavoro tenutasi a Londra il 12 marzo 2014 tra Soros, Marco Pannella, Matteo Angioli e Laura Hart ed il racconto fatto dallo stesso Pannella, ai microfoni di Radio Radicale, durante il quale Soros è stato più volte appellato e presentato agli ascoltatori come “compagno” ed iscritto al partito. Eppure le speculazioni di Soros – per te incompatibili con lo stato di diritto – e le accuse che circolano nei suoi confronti risalgono ad anni (decenni) precedenti ed erano ben note anche a Marco Pannella. Anche su questo punto – come ai tempi della richiesta dell’autorizzazione all’arresto di Nicola Cosentino – a differenza di tutti noi (ed anche di Marco Pannella) vuoi dirci “Ho letto le carte (…)”?

5. Referendum strumento bruciato
Nell’intervista con Mauro Suttora, rispondendo alla domanda posta in merito all’iniziativa per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico hai ritenuto doveroso fare due precisazioni. Il referendum per il quale Radicali Italiani ha raccolto le sottoscrizioni dei cittadini è “solo consultivo” e che i referendum – in senso lato – “sono uno strumento bruciato”. Dal momento che evidenziando la natura consultiva del referendum metti, implicitamente, in discussione l’opportunità e l’utilità dell’iniziativa e la relativa “inutilità” delle sottoscrizioni dei cittadini che sono state raccolte mi vedo costretto a ragionare sull’iniziativa di raccolta firme che il Partito Radicale in quanto tale – come avrebbe precisato Marco Pannella – sta conducendo in queste settimane.
Ma tornando al fatto che il referendum a Roma sarebbe “solo consultivo”, non è mi nota la norma in base alla quale il deposito alla Camera delle sottoscrizioni necessarie alla presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare sarebbe vincolante ossia obbligherebbe la Presidenza della Camera a fare altro, se non a darne l’annuncio all’assemblea ed assegnarla alla Commissione competente, senza trascurare che una proposta di legge di revisione della Costituzione, come quella per la separazione delle carriere, dovrebbe essere approvata con una maggioranza qualificata ovvero essere sottoposta a referendum confermativo prima di essere promulgata e di entrare in vigore. Si sa, invece – ed è quello che abbiamo detto ai cittadini che hanno scelto di firmare e che continuiamo ad evidenziare – che lo Statuto del Comune di Roma stabilisce che, una volta accertata l’avvenuta raccolta delle sottoscrizioni necessarie, il sindaco deve comunque convocare una consultazione referendaria avente ad oggetto il quesito sul quale sono state raccolte le firme.
La consapevolezza di quanto sia impervia la strada che può portare all’approvazione, da parte del Parlamento, di un progetto di legge di iniziativa popolare, per giunta di revisione costituzionale non mi/ci ha indotto, ed induce, a prenderne le distanze o peggio a giudicarla in termini banalizzanti e riduttivi come hai fatto tu rispetto al referendum sul trasporto pubblico locale a Roma. Abbiamo, piuttosto, comunque condiviso quella iniziativa ed eravamo pronti a co-promuoverla e sostenerla. Soltanto il silenzio ed il mancato riscontro ai nostri ripetuti inviti alla collaborazione da parte delle Camere Penali – particolarmente incomprensibili anche per te immagino e spero vista la loro iniziale disponibilità – ci hanno fatto desistere dal continuare a sollecitare un coinvolgimento diretto, che comunque c’è stato in modo autonomo da parte di alcune associazioni di iscritti a Radicali italiani che hanno collaborato alla raccolta firme.
Quanto allo strumento referendario, la constatazione che sia “bruciato” – non si sa bene da chi e come – quali conseguenze dovrebbe avere per i cittadini in generale e per i radicali di Marco Pannella in particolare. La sospensione di fatto del diritto riconosciuto dall’art. 75 della Costituzione – che abbiamo combattuto e documentato a beneficio delle giurisdizioni internazionali e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite con l’esposto depositato da Mario Staderini – dovrebbe tradursi in una sorta di autosospensione, tacitamente accettata, di quello stesso diritto e spingere, anche noi, ad usare quelle parole che i militanti e tavolinari radicali si sono sentiti ripetere tante volte: “(….) non firmo tanto è inutile”. Oppure anche tentando di incalzare il Governo – come abbiamo fatto alla vigilia del referendum costituzionale del 4 dicembre dell’anno scorso – perché riformi il procedimento per la raccolta delle sottoscrizioni recependo, in senso alla normativa in materia di referendum ed iniziativa legislativa popolare, i principi in materia di autocertificazione che regolano ordinariamente i rapporti tra il cittadino e la Pubblica Amministrazione ed introducendo la possibilità di raccogliere le firme in modalità digitale. E come tenteremo di fare ancora con la raccolta delle firme necessarie per la presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare contenente questo disposizioni che – a Costituzione vigente invariata – consentirebbero di assicurare l’esercizio del diritto referendario a tutti i cittadini, e non solo – come accade ormai da molti anni – ai grandi partiti ed alle sigle sindacali.
E poi, permettimi un’altra annotazione, la prova del fatto che i referendum “sono uno strumento bruciato” – Marco Pannella preferiva essere più preciso parlando di “strumento ucciso dai partiti” – sarebbe rappresentata da quel che è accaduto con i referendum del 2011? Sino a quella data – nonostante i tradimenti legislativi dei referendum sul finanziamento pubblico dei partiti o sulla responsabilità dei magistrati, con il sindacato di ammissibilità della Corte, e con il raggiungimento del quorum boicottato (reso impossibile) dalla presenza di persone decedute o che non avevano ricevuto il plico per votare nelle liste elettorali, dal silenzio dei media etc.etc. – era possibile esprimere un giudizio diverso?

6. Quattro persone hanno deciso sulle elezioni di Roma e Milano senza discussione
In questi mesi hai ossessivamente ripetuto che le posizioni all’interno della cosiddetta galassia radicale sono inconciliabili e che tutto ha inizio – ne sarebbe la prova regina – con la scelta di presentare liste radicali alle elezioni comunali di Milano e Roma nel 2016. In realtà il conflitto ed il confronto partono da molto prima. Ma sto a questa argomentazione. La decisione di presentare liste Radicali con il nome Radicali alle elezioni di Roma e Milano è stata certamente discussa in decine di riunioni pubbliche a Roma e Milano (molto partecipate e accese), è stata discussa in almeno due riunioni di direzione e la decisione finale è stata poi sostenuta dal Comitato di Radicali italiani, che da statuto può imporre la linea del movimento anche diversa da quella scelta dal segretario. A quelle riunioni si poteva partecipare liberamente; per scelta e dichiarata opposizione – e ben prima ed a prescindere da quanto accaduto in vista delle elezioni comunali della primavera del 2016 – una parte della classe dirigente radicale ha deciso di non avvalersi di questa facoltà disertandole, questo sì un fatto senza precedenti per usare una delle locuzioni alle quali ricorri, più di frequente, per alzare barriere e fare distinzioni tra “voi” e gli altri che sarebbero, sempre e prima di tutto, gli altri radicali.
Scelta diversa fece Pannella che partecipò fin quando le sue condizioni lo hanno consentito, anche se in dissenso. E’ possibile riascoltare uno dei suoi commenti quando metteva in discussione le argomentazioni esposte a sostegno della scelta di appoggiare di Giachetti – tra le quali c’era anche l’impossibilità di presentare una mia candidatura come sindaco – invitando la Direzione di Radicali Italiani a rivedere e a non dare per scontata questa scelta. Non si capisce perché riunioni informali delle 12 avrebbero più valore rispetto alle sedi citate. La teoria e la prassi radicale non possono essere richiamate – come è stato fatto in questi mesi essenzialmente, lo ripeto, per fare distinzioni tra i radicali e rilasciare o più spesso per negare (documenti di) identità – facendo l’economia delle sfumature, se non delle vere e proprie contraddizioni, che l’hanno contraddistinta ed arricchita. A questo proposito ritengo particolarmente utile ricordare una delle tante cose che l’esperienza politica di Marco Pannella ci insegna. La complessità, le contraddizioni come pure le condotte ostili o anche solo non costruttive e divergenti fanno parte di qualunque realtà evoluta – per non dire complessa – al pari di tutti quegli elementi che, al contrario, rappresentano fattori coesivi e strutturanti. Quei fattori ostili – che vorremmo considerare estranei – esistono e sono destinati a coesistere ad occupare lo stesso spazio ed a rivendicare il loro diritto ad esserci. Pensare di rimuoverli, di cancellarne/ignorarne l’esistenza nella vita di ciascuno di noi è un’illusione che può divenire drammatica. Lo stesso vale – e può avere esiti parimenti drammatici ed ancor più (auto)distruttivi – per un’organizzazione politica, specialmente se ambisce a misurarsi laicamente, con i fenomeni che si manifestano in una società aperta e complessa, ed a formulare proposte credibili in grado di fronteggiare le sfide che ne discendono. Chi ha vissuto il partito sa quante volte, come nel caso delle liste AGL o l’appoggio alla candidatura di Storace, decisioni prese dal gruppo dirigente in riunioni formali (con tanto di voto sul simbolo e termini) siano state riviste e rovesciate su decisione di Pannella e della Lista Marco Pannella la notte successiva, con telefonate notturne per l’accettazione di candidature su nuove liste.

7. Radicali nel simbolo ha rotto con una scelta storica
Nella sua storia cinquantennale i radicali si sono presentati in quasi tutte le elezioni politiche ed europee. Sono innumerevoli anche le presentazioni di liste radicali alle elezioni locali (nel 2008 ad esempio con le liste con il simbolo “Lista Bonino – Radicali”) o regionali, investendo parte del patrimonio del partito e il nome radicale. La scelta – pubblicamente esposta e rivendicata in quanto resa necessaria dal regime italiano – di investire tutte le entrate derivanti dalla vendita di Agorà Digitale e delle frequenze di Radio Radicale 2 in un progetto politico-elettorale sul fronte italiano (raccolta firme 20 referendum, partecipazione alle elezioni regionali del 2000 in tutte le regioni, e la presentazione alle successive liste del 2001 con liste e candidature in larga parte dei collegi uninominali) non rendeva pienamente riconoscibili come “radicali” quelle liste e quei candidati?
In quasi tutte le elezioni nel simbolo è stato presente il nome ‘radicale’ se non addirittura, il sito del movimento Radicali italiani. Questo per poter essere chiaramente identificati dagli elettori – i non molti adeguatamente informati della presenza e delle attività radicali – nonostante l’utilizzo dei nomi dei principali leader identificati dagli italiani come radicali. Rispetto alla storia del Partito Transnazionale e Transpartito ricordo inoltre che il segretario che più a lungo ha guidato il partito dopo la svolta transnazionale del 1989, Olivier Dupuis, è stato candidato ed eletto in una lista per le elezioni europee che conteneva il nome radicale. Così come l’assunzione e lo svolgimento, da parte tua, del ruolo di Vice-presidente vicario del Senato del Partito Radicale e di Tesoriere dal 2005, e la conferma come Tesoriere in occasione del XXXIX Congresso tenutosi nel 2011 non ha, certamente, impedito la tua elezione al Parlamento Italiano nelle elezioni del 2006 e del 2008. La candidatura con la Rosa nel Pugno – che nel simbolo recava anche la dizione radicali – non ha, ovviamente, impedito di rendere identificabile come radicale la tua presenza e quella degli altri parlamentari eletti e non ha, in alcun modo, compromesso la natura transpartitica del movimento radicale, nell’accezione teorizzata e praticata da Marco Pannella, così come ci hai accusato di aver fatto con la candidatura a Milano e Roma.
Diverso è spiegare come il progetto politico radicale sia stato – come ricorda Gianfranco Spadaccia – sempre quello dell’apertura di un fronte aperto, non identitario. Prima con la creazione dell’unione laica delle forze di sinistra (Pannella il Mitterand italiano) poi con un fronte per la rivoluzione liberale. Ma per avere gli strumenti e il potere di attuare questo tentativo, si è continuato ad usare la parola radicali nel simbolo e – come ho già evidenziato – a mettere a disposizione di quelle operazioni il patrimonio ed i beni radicali.
Non si può dire dunque che la presentazione di liste “Radicali – Federaliste, laiche ed ecologiste” sia uno stravolgimento rispetto a tutti i tentativi effettuati dai Radicali guidati da Marco Pannella, e rappresenti per quelli che ne sono stati responsabili e protagonisti come Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia, Marco Cappato e chi scrive – e per i molti altri dirigenti e militanti radicali che ne hanno fatto generosamente e disinteressatamente parte – una sorta di crimine irredimibile. Stando a quel che dici e scrivi, sembra trattarsi di una condotta da punire con una sanzione interdittiva perpetua in qualche misura analoga ad una di quelle misure ostative che trovano applicazione rispetto ai detenuti, e contro le quali il Partito Radicale si batte chiedendone la cancellazione dall’ordinamento giuridico italiano.

8. Il tradimento della transpartiticita’
Quanto all’accusa secondo la quale “noi” avremmo compromesso la natura transpartitica dei radicali – e di averlo fatto irreversibilmente ed irrimediabilmente tanto da rendere impossibile un dialogo con chi, come Gianfranco Spadaccia, ve l’ha chiesto espressamente iscrivendosi – ti faccio presente che ripeterla ossessivamente, a beneficio (in danno) degli ascoltatori di Radio Radicale, non fa sì che diventi credibile e fondata. Questo soprattutto se fai/fate scelte – come quella di convocare negli stessi giorni in cui si terrà, come programmato da molti mesi, il Congresso dell’Associazione Luca Coscioni un’Assemblea degli iscritti al Partito – che sembrano avere come logica ed inevitabile conseguenza quella di impedire agli iscritti/contribuenti/sostenitori di tutte e due i soggetti di poter partecipare ad entrambe le riunioni, e di poter inserire nella programmazione di Radio Radicale un evento da trasmettere in alternativa (in tutto o in parte), come è già successo con alcune riunioni del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, al Congresso dell’Associazione Luca Coscioni. Con buona pace della transparticità, del modello federale e delle molte cose che la storia radicale Marco Pannella ci ha consegnato e che non spetta a te – a voi – archiviare e liquidare.

Oggi? E’ di questo che dobbiamo parlare, ed in particolare delle difficoltà – comuni a chiunque intenda confrontarsi con la cultura politica radicale e pannelliana e portarla avanti – che bisogna fronteggiare per difendere la democrazia, lo stato di diritto ed assicurare, ovunque (in Italia ma anche al di fuori dei confini della nostra Europa), l’effettivo esercizio dei diritti umani riconosciuti dalle convenzioni internazionali.
Per far questo bisogna tenere vivi e mettere a disposizione di chiunque sia interessato il know-how e gli strumenti radicali, primo fra tutti il Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale, verificandone e mettendone alla prova la piena operatività ed utilizzabilità. Senza ricostruzioni storiche fuorvianti e senza la sbrigativa archiviazione di regole e di principi che dobbiamo continuare a tenere presenti fin quando non decideremo, formalmente, di rinunciarvi.

Una replica a “Lettera aperta ad un compagno che sbaglia, Maurizio Turco”

  1. Per quanto ultimamente abbia modificato il mio modo di vedere su diversi temi, mi definisco ancora un liberale, una persona che quindi tra l’altro crede nel rispetto di regole democraticamente stabilite, quanto più possibile condivise e uguali per tutti. Per questo l’ascolto dei congressi radicali alla radio mi ha sempre suscitato un certo disagio. Le regole valevano per tutti, per esempio il tempo di parola, tranne che per il “riconosciuto leader carismatico”, che aveva la possibilità di intervenire quante volte e per tutto il tempo che voleva. E questo senza in genere ricoprire alcun ruolo previsto nello statuto del Partito. Io però non amo i movimenti carismatici, e credo che l’assenza di limiti rappresenti una rovina tanto per il singolo che per una società. Ritengo pertanto che certi comportamenti abbiano finito per danneggiare Pannella, piuttosto che aiutarlo. Oggi assistiamo al triste spettacolo della gara per chi si professa più fedele alla memoria del “caro leader”, con accenti quasi Nord Coreani, e sulla base di tanta postuma fedeltà si giudica la “purezza ideologica” di altri. Ma se c’è una cosa che da Pannella ho imparato è quella di cercare la “roba” come aiuto, spesso decisivo, per interpretare i comportamenti delle persone.
    Qui di “roba”, intesa in senso stretto, non credo ce ne sia tanta, eppure quella aberrazione in termini radicali (oppure no?) che è la Lista Marco Pannella credo spieghi parecchie cose. Che senso ha che i radicali si vantino del fatto che chiunque si è sempre potuto iscrivere al partito senza nessun esame della candidatura? Guarda caso per iscriversi alla Lista MP, che controlla la “roba” (radio, sede, archivio, uso del simbolo) l’accettazione delle candidature non è automatica e tutto passa per il giudizio dei “soci fondatori”, che sappiamo chi sono. Beh, sapete che vi dico? Che questa è una autentica presa per i fondelli, degna del peggior Di Pietro, che aveva fatto una porcata analoga. E se ne parla, purtroppo, pochissimo, comprensibilmente. Di fatto, finché esiste la Lista MP il PRTT e i Radicali Italiani sono due scatole vuote e a me francamente, pagare duecento euro per iscrivermi a una scatola vuota non interessa. Poi capisco anche che voi siete “gli altri”, quelli che sono stati scomunicati dai “soci fondatori” della Lista MP, attivissimi in radio.
    Mi piacerebbe molto un approfondito dibattito sulla questione o quantomeno sentire sull’argomento a radio radicale cosa ne pensa Marco Cappato, per il quale nutro profonda stima, ma temo non succederà.

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