Referendum Mobilitiamo Roma. I primi sentiti ringraziamenti!

Qualche riflessione e soprattutto tanti grazie nel day after della consegna delle 33 mila firme per il referendum radicale #MobilitiamoRoma per mettere a gara il trasporto pubblico della Capitale e rompere il monopolio di Atac.

Inizio dai ringraziamenti, perché un grande successo come quello che abbiamo ottenuto è un risultato collettivo, come ha giustamente ricordato Alessandro Capriccioli. Ed è proprio Alessandro la prima persona a cui voglio dire grazie: per la tenacia, la generosità, l’impegno incondizionato e, ovviamente, la capacità politica.

Insieme, con i compagni di Radicali Roma e i tanti compagni radicali venuti dalla Puglia, dalla Sardegna, dalla Lombardia, dalla Toscana, dal Piemonte, dalla Campania e da tante altre parti d’Italia per raccogliere le firme (dimostrando che il valore assolutamente nazionale di questa iniziativa in un paese bloccato dalle corporazioni e dai monopoli), abbiamo costruito un gruppo straordinario. Cresciuto, in questi tre mesi, grazie alle tantissime persone nuove che si sono avvicinate e poi unite a noi proprio con questo referendum, e che dopo aver firmato sono passate dall’altra parte del banchetto a spiegare a cittadini le ragioni e gli obiettivi della nostra iniziativa. Un esempio di militanza “da marciapiede” che rappresenta un’eccezione di fronte alla sfiducia generale che affligge la politica e i partiti.

Un piccolo “esercito” di oltre 300 persone descritto oggi con molta efficacia da Eleonora Martini in un bellissimo pezzo sul Manifesto (non perdetevelo!). Tra loro tantissimi giovani: universitari che hanno alternato i banchetti agli esami, liceali che hanno rimandato le vacanze post-maturità per dedicarsi alla campagna, minorenni che senza avere l’età per firmare il referendum hanno raccolto centinaia di firme.

Senza di loro (vorrei elencarli uno per uno ma sono tanti e non voglio dimenticare nessuno), nulla di quello che abbiamo fatto sarebbe stato possibile.
Grazie a chi ha coordinato la raccolta firme, alzandosi ogni mattina all’alba e tirando fino a notte fonda (in particolare, ma non solo, a Leone, Giovanni, Francesco, Angela, Federica, Edoardo, Chiara). E poi alle “colonne” come Roberto Cicciomessere, 40 anni di esperienza radicale messi al servizio di questa campagna: ha volantinato e raccolto firme fianco a fianco con i 20enni (e, diciamolo, sembra tornato 20enne anche lui 🙂 ) e la sua lucidità si è rivelata risolutiva in più di un’occasione. E come Heinrich Mumelter: ha sempre creduto che ce l’avremmo fatta e il suo pragmatismo altoatesino è stato determinante.

Grazie a tutti coloro che a vario titolo hanno sostenuto questo referendum: politicamente, concretamente aiutando la raccolta firme, contribuendo ad aprire il dibattito, a informare e mobilitare i cittadini. Faccio qualche nome certo di dimenticarne tanti altri: Walter Tocci, Roberto Giachetti, Athos De Luca, Sabrina Alfonsi, Estella Marino, Luciano Nobili, Alessandro Geraldini, Gian Paolo Manzella, Cristiana Alicata, Mario Ciarla, Valerio Barletta, Emilio Marchionne, Maurizio Veloccia e altri esponenti del Pd che hanno sfidato le resistenze e le opposizioni interne; Umberto Croppi, Daniele Fichera, Benedetto Della Vedova, Sandro Gozi, Alessandro Onorato, Edoardo Zanchini, Rosa Filippini, Primo Mastrantoni, Andrea Bernaudo.
Grazie a Roma fa schifo, Riprendiamoci Roma, Roma Pulita per grande supporto anche sui social. Grazie a Vincino per le strepitose vignette donate alla campagna. Grazie alle decine e decine di economisti e professori universitari che, a partire da Francesco Giavazzi, Franco De Benedetti, Alessandro De Nicola, Pietro Inchino, hanno lanciato un importantissimo appello a favore del referendum.

Grazie a Sergio Rizzo, che ha dedicato pagine al nostro referendum quando erano in pochissimi a conoscerlo e ancora meno a crederlo fattibile. A Claudio Cerasa e al Foglio, che hanno fatto campagna militante fin dal primo giorno, e tutte le testate giornalistiche che hanno dato spazio, chi prima e chi dopo, a questa iniziativa permettendo di aprire un dibattito che a Roma non si vedeva da tempo e che ha decisamente valicato i confini della Capitale.

Come radicali denunciamo da sempre il “regime” che nel nostro paese condiziona anche l’informazione. Proprio per questo, aver creato le condizioni per scardinarlo (meritoriamente, con ostinazione e fatica) è un risultato da rivendicare, da radicali, con orgoglio e soddisfazione.

Grazie Stefano Gianfreda per la campagna di comunicazione “Se non firmi t’ATtACchi” e a tutto lo straordinario staff di Radicali Italiani e Radicali Roma.

Insieme (insieme!) come Radicali Italiani abbiamo dimostrato cosa significhi essere un “movimento”. E che “politica” è una parola e una cosa bellissima, soprattutto quando un’iniziativa popolare, come la nostra, riesce a sottrarla alla propaganda populista.

Continuiamo e continueremo a farlo nei prossimi mesi nelle strade e nelle piazze d’Italia con la legge popolare “Ero straniero” sull’immigrazione per superare la Bossi Fini e con quella sulla democrazia e la sovranità popolare, per cambiare le norme che ostacolano referendum e leggi popolari a livello nazionale e locale: una battaglia urgente, come confermano le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare durante la campagna Mobilitiamo Roma.

Benché i Cinque stelle si definiscano “paladini” della democrazia diretta, la giunta Raggi non ha mosso un dito per favorire questa occasione di partecipazione dei cittadini. E quando ieri abbiamo consegnato le firme per dare la parola a 3 milioni di romani, invece di riconoscere il valore di questo di successo di partecipazione popolare – come in teoria ci si dovrebbe aspettare dal M5S – esponenti dell’amministrazione l’hanno additato come propaganda elettorale.

Tuttavia li ringraziamo: ancora una volta ci hanno consentito di segnare la differenza tra chi la democrazia diretta la evoca, attraverso un blog, e chi come noi Radicali la pratica (da decenni) nelle strade, tra i cittadini e con i cittadini.

Nel merito del referendum, la battaglia non finisce qui. C’è chi annuncia già la costituzione di Comitati per il No. Ringraziamo anche loro. Ci confermano che siamo riusciti ad aprire un dibattito vero, con la sola proposta e iniziativa politica in campo nella Capitale. Da anni.

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