Ripartiamo! Una primavera d’iniziative radicali e popolari per una società aperta, giusta e inclusiva

L’Occidente è scosso profondamente da una delle peggiori crisi sociale, economica e politica, dalla diseguaglianza e dallo scontro tra due schieramenti politici ugualmente fallimentari e destinati a riprodurre i disastri del passato:

quelli al potere, indifferentemente di destra o di sinistra, incapace di governare con politiche efficaci e rispettose dello stato di diritto le nuove sfide della globalizzazione, dell’automazione, dell’innovazione tecnologica e degli esodi inarrestabili causati dalla fame, dai totalitarismi, dai conflitti e dalle stragi che insanguinano vaste aree dell’Africa e del Medio Oriente nell’indifferenza e spesso con la complicità degli stessi Stati occidentali;

quelli che pretendono di essere nuovi ma brandiscono i vecchi e disastrosi feticci del nazionalismo, che cavalcano lo scontento diffuso di vasti ceti penalizzati dalla quarta rivoluzione industriale nei confronti di una classe politica con alti livelli di corruzione, ma che propongono soluzioni che sarebbe peggiori dei mali denunciati e aggraverebbero la stessa condizione della classe media e ancor più di quelle più povere.

Ritornare agli stati nazionali, alzare muri e affossare l’Unione Europea che, pur con i suoi grandi limiti, ha garantito sessant’anni di pace, sviluppo dei diritti civili e benessere ci riporterebbe indietro agli anni delle guerre: noi proponiamo, anche contro l’immobilismo complice con la retorica nazionalista dei governi europei, che si rafforzi il processo di federazione, creando una unica politica europea per la sicurezza e la gestione dei flussi migratori e per la gestione inclusiva dell’innovazione.

Sconfiggere la diseguaglianza prodotta dalla globalizzazione senza fermare il progresso, per avere una società sia più prospera sia più giusta per i dimenticati, è possibile ed è la priorità del nostro tempo: occorre accompagnare la crescita in un mercato libero con politiche di redistribuzione, d’integrazione e d’inclusione sociale attraverso il lavoro sia dei migranti, sia di chi si trova in situazione di povertà, in particolare di quelli che sono colpiti dalla nuova disoccupazione tecnologica determinata dalla scomparsa di mestieri sostituiti dall’intelligenza artificiale. Le nuove tecnologie infatti mettono a rischio percentuali sempre più elevate di professioni non qualificate e manuali. Ritieniamo possibile abolire la povertà solo riformando la spesa per il welfare in Italia: ridistribuendo le risorse in base ai bisogni reali e responsabilizzando i beneficiari.

Noi radicali italiani ci candidiamo a governare il paese in modo efficace e senza demagogia per farlo ripartire, convinti che ciò si deve e si può fare solo all’interno di un percorso di sempre maggiore integrazione dell’Unione europea e con un vasto e radicale programma di riforme economiche e sociali. Solo così si può far uscire il nostro Paese dal disastro e rimetterlo in moto con un new deal che coinvolga e mobiliti l’Italia che non si rassegna: un ambizioso pacchetto di riforme liberali del welfare per eleminare la povertà assoluta, delle leggi criminogene sui migranti, sulle droghe, sulla prostituzione e sui diritti delle persone  private della libertà, detenute nelle carceri, nei nuovi cie o che subiscono trattamenti sanitarii obbligatori, per la digitalizzazione degli strumenti di partecipazione democratica, per la giustizia giusta, perché la certezza del diritto serve ai cittadini e all’economia, per la concorrenza e le liberalizzazioni, unica via, insieme ad un efficace federalismo municipale, per rendere l’economia italiana competitiva e le nostre città più vivibili e non soffocate da rendite di posizione, caste corporative e servizi pubblici ormai al collasso.

Si fa un gran parlare dello scollamento che segna ormai il rapporto tra la politica e la “periferia”. Sempre un maggior numero di persone sente di appartenere a classi sociali “emarginate” dalla politica. E dalle periferie arriva il maggior consenso ai movimenti populisti e dell’antipolitica.

Il nostro è un programma di riforme che affronta le principali problematiche vissute da queste classi sociali e prova a convertirle in risorse e opportunità anche economiche.

Ripartiamo con una primavera di lotte radicali e d’iniziative popolari per costruire una società aperta, basata sulla giustizia, sul merito e inclusiva, con chiunque vorrà condividere questo progetto.

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