Sulla democrazia i Radicali esagerano?

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Le nostre iniziative nonviolente, alla turca, la legge popolare e l’opportunità in queste ore sulla nuova legge elettorale.

 

Non esiste democrazia se ai cittadini sono impediti i diritti politici. In Italia gli strumenti previsti dalla Costituzione e dalle leggi per garantire la partecipazione alla vita civile sono di fatto sequestrati.

Esageriamo? Esagerava Marco Pannella in questi decenni a dimostrare, in ogni modo, quanto la distanza tra elettori e politica (oggi élite post-partitiche) stesse degenerando? A porre un’attenzione smodata all’illegalità delle istituzioni?
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Comincia ad esserci consapevolezza su quanto sia pericoloso non poter contrapporre ai populismi, ai nuovi nazionalismi, il consenso per tutti i valori positivi di una democrazia in salute. La lotta è più che mai aperta.

Ma è necessario chiarire alcuni dei motivi strutturali di questa crisi.

La Costituzione prevede due scheda in mano al “demos”:
– La prima scheda è quella elettorale: le regole del gioco democratico. Assistiamo ormai da anni a leggi elettorali costantemente stravolte a seconda della convenienza del momento (vediamo che pasticcio partoriranno stavolta, la nostra proposta è chiara da anni). Quando le regole europee sul consolidamento della democrazia attraverso il processo elettorale e addirittura una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, dicono che le leggi elettorali si cambiano almeno un anno prima.
– La seconda scheda è quella referendaria. I referendum sono ormai esclusiva di chi è in grado di raccogliere centinaia di migliaia di firme, con costi di autentica incredibili e regole borboniche che ignorano la rivoluzione digitale avvenuta ormai da un decennio. Insomma, l’istituto referendario così come disegnato dalla Costituzione repubblicana, è ormai distrutto.

La battaglia per la democrazia per noi Radicali ha assunto ogni tipo di forma pensabile. In ultima istanza anche forme di lotta “turche”: una presenza nonviolenta ispirata al “Duran Adam” – in turco, stare fermi in piedi – inaugurato in piazza Taksim.

Quattro anni fa a seguito del lancio dei Referendum ‘Cambiamo noi’ davanti al Ministero dell’interno attendemmo immobili con penne e moduli una risposta dal ministro Alfano che impediva con il suo ostracismo la possibilità di autentica da parte di centinaia di migliaia di funzionari e di amministratori locali. Chiedevamo al governo di assumendosi la responsabilità di rimuovere gli ostacoli e le vere e proprie illegalità istituzionali che intralciavano il titanico impegno per la raccolta firme, in mancanza di garanzie sul diritto all’informazione.

Esattamente un anno fa eravamo in piazza Campidoglio per chiedere al commissario del governo Renzi prima e alla giunta Raggi poi (al M5S, paladino della partecipazione), di rispettare lo strumento referendario nella Capitale. Eravamo immobili in Duran Adam ancora una volta di fronte ad un potere indispettito dal diritto all’iniziativa popolare.

Sabato scorso Mario Staderini, dopo aver denunciato su questo lo Stato italiano all’Onu, ha consegnato al Presidente della Repubblica una lettera, documentando perché è negato ai cittadini il diritto di promuovere i referendum.  Subito dopo ha iniziato un Duran Adam, rimanendo in piedi davanti al Quirinale con una matita e un modulo, a testimoniare che i cittadini sono pronti a raccogliere le firme ma non possono. Marco Gentili lo ha seguito consegnando anche lui una lettera al Presidente Mattarella.

Lunedì pomeriggio a Milano, Marco Cappato sarà in Duran Adam davanti al Consiglio comunale di Milano e martedì davanti al Consiglio regionale, per chiedere di interrompere la violazione dei diritti di iniziativa popolare in Lombardia, dove le leggi popolari su Cannabis Terapeutica e Registro dei Testamenti Biologici non sono mai state nemmeno calendarizzate.

La nostra lotta è per conquistare condizioni minime di praticabilità democratica.

A breve Radicali italiani depositerà in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per rivedere in modo organico l’intera normativa referendaria nazionale e locale, liberandola da tutti gli impedimenti antipopolari.

In queste ore c’è poi una prima importante opportunità in mano alla commissione affari costituzionali.
Nella nuova versione del testo base della legge elettorale è stata cancellata sia la possibilità per i cittadini di firmare per la presentazione delle liste in modalità digitale, che la facoltà per i sindaci di delegare i cittadini all’autentica delle firme: due norme che il presidente Mazziotti della Commissione Affari Costituzionali aveva inserito nella precedente bozza, accogliendo le richieste che come Radicali Italiani gli avevamo avanzato, in continuità con la nostra battaglia per la riforma degli istituti democratici. Proveremo ad impedire lo scandalo di questa rimozione.

Queste semplici misure non sono mere questioni di burocrazia, ma hanno a che fare direttamente con i diritti dei cittadini e la salute della nostra democrazia.

Le nostre richieste di intervento speriamo avranno orecchie più capaci di ascolto di quante ce ne siano state per le denunce di Marco Pannella, che anche così, intendiamo ricordare attraverso l’azione politica.

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