Una lezione dalle elezioni tedesche per affrontare quelle italiane

Le incertezze sulla piattaforma e la composizione del prossimo governo che guiderà Angela Merkel suggeriscono una riflessione anzitutto sui sistemi elettorali.

La Francia ad esempio, con il suo sistema presidenziale e uninominale a doppio turno, ha offerto all’elettorato una scelta secca tra due candidati chiaramente opposti: Le Pen e Macron. Sebbene i partiti minori godano di una dignitosa rappresentanza parlamentare, oggi il presidente francese è libero di portare avanti con forza e trasparenza la propria piattaforma elettorale. L’elettore repubblicano o socialista che non ha votato Macron al primo turno, al secondo ha potuto indicare in linea di massima una direzione per il futuro del proprio paese.

Dove invece prevalgono sistemi proporzionali, come in Germania, Spagna e Italia, all’elettore che vuole un governo in grado di rispettare al meglio il programma elettorale non resta che sperare nel buon senso e nell’affidabilità della politica.

Quanto emerge delle elezioni tedesche è anche questo: certamente i politici tedeschi sono predisposti a un dialogo costruttivo e al rispetto reciproco, tuttavia il calo della CDU, l’affermazione dei liberali (che paiono avere forti connotazioni euroscettiche) e l’indisponibilità a governare dei socialdemocratici renderanno molto più lenta e complessa la definizione di un governo, e dunque anche di una road map per la maggiore integrazione europea.

Da federalisti convinti abbiamo sollevato dei dubbi sulla strada intergovernativa intrapresa da Germania, Francia e Italia in seguito alle elezioni francesi. Tuttavia non vorremmo – alla luce di questo risultato elettorale – trovarci a rimpiangerla.

Per noi Radicali oggi la priorità è rilanciare il progetto europeo a partire da una federazione leggera: una difesa comune, una gestione comune delle frontiere esterne, dei flussi dei migranti e la creazione di un bilancio federale con un ministro delle finanze che garantisca controllo sui conti pubblici e solidarietà, investendo su progetti in favore della crescita (leggi il progetto Federazione leggera pdf).

Per dirsi credibilmente europeisti oggi non è sufficiente parlare d’Europa come prospettiva, in occasione di convegni, incontri istituzionali o ricorrenze da celebrare.

È necessario indicare con chiarezza quelle riforme indispensabili a un’Italia che voglia riconquistare il proprio ruolo in Europa e rispondere concretamente alle istanze dei cittadini.

A cominciare, appunto, da una riforma elettorale che metta al centro il candidato, esaltando così il merito nella selezione della classe dirigente, e apra finalmente la strada a governi solidi, capaci di scelte coraggiose e lungimiranti. Scelte coraggiose per un welfare universale e sostenibile contro ogni povertà che garantisca tutele e servizi lung tutta la vita. Come il congelamento dell’innalzamento della spesa pubblica per potere finalmente aggredire il debito e costruire un sistema fiscale equo e semplice che tuteli i redditi medio bassi e supporti le imprese. Coraggiose come l’adozione di soluzioni ragionevoli, sostenibili, strutturali per governare l’immigrazione e trasformarla in opportunità. Come una riforma radicale degli istituti di partecipazione popolare che garantisca ai cittadini diritti politici sanciti dalla costituzione, smascherando quei capipolo che vorrebbero rimpiazzarli con una democrazia fasulla e plebiscitaria.

Queste riforme, necessarie e sempre più urgenti, saranno al centro della convenzione europeista che promuoveremo con Emma Bonino il 28-29 ottobre a Roma e, nei giorni successivi, del Congresso di Radicali Italiani. Rappresentano la proposta politica che vogliamo affermare.

Il terreno sul quale come Radicali vorremmo essere avvicinati: aperto a chi sia disposto a rischiare e a sparigliare blocchi politici che non sembrano appassionare più.

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