Quel che è stato e quel che sarà

di Igor Boni

Certamente non tutti condivideranno le mie parole, non ho certo la pretesa di fare una analisi complessiva ma voglio tratteggiare quel che Marco è stato per me e quel che non è stato. Sono certo che per molti l’analisi sarebbe diversa ma questa è la forza radicale: vivere ciascuno la propria storia singola e rivendicarla, avendo avuto e avendo la forza di fare un tratto di strada insieme.

Marco non è stato il “santone radicale”. Non lo è stato per me perché altrimenti avrei messo in discussione il mio e nostro approccio totalmente laico alla politica e della politica.

Marco non è stato “una guida da seguire”. Non lo è stato perché ho sempre avuto la necessità interiore di confrontare le sue proposte e le sue idee con la mia sensibilità e le mie idee.

Marco non è stato “il capo di una setta”. Non lo è stato perché rifuggo qualsiasi tipo di organizzazione che prenda per buone le parole e le proposte del leader senza contraddittorio, senza dialogo e senza possibilità di discuterle e batterle democraticamente.

Marco non è stato infallibile ma era una persona eccezionale.

Proprio per queste premesse io non mi sono mai sentito un “seguace di Pannella”. Ciascuno, al massimo, dovrebbe essere seguace di se stesso.

Non mi sono mai sentito un “Pannelliano acritico”. Ho sempre messo in conto che anche i grandi come Marco potessero compiere gravi errori e ho avuto spesso la forza di esprimere il mio dissenso, senza remore. Di questo – sono sincero – ne vado fiero.

Eppure Marco Pannella e il Partito Radicale mi hanno cambiato la vita. O per lo meno hanno posto le condizioni, le basi, affinché potessi esprimere nel massimo modo possibile le sensibilità, le urgenze e le esigenze interiori che hanno animato ogni attimo della mia vita cosciente e che continuano tumultuosamente ad animarla e alimentarla.

Marco è stato un visionario, nel senso migliore del termine; uno che ha avuto la capacità di vedere prima di tutti gli altri (prevedere) possibili evoluzioni della società con la capacità di plasmare la storia di questo Paese, di questa Europa e non solo.

Marco è stato un provocatore, letteralmente, che ha saputo fare scandalo per far crescere responsabilità e consapevolezze. Ha provocato il cambiamento, l’ha innescato, innanzitutto in chi gli è stato vicino e poi nella società.

Marco è stato un grande politico, unico. Ha investito nelle sue idee il suo patrimonio di energie e di averi e ha perseguito con la forza della nonviolenza e con tenacia ineguagliabile, una dopo l’altra, le sue battaglie di libertà e di liberazione.

Marco è stato un innovatore nel metodo di lotta, nel linguaggio, nel modo di comunicare, nel modo di rappresentare se stesso, sovrapponendo sempre il personale al politico e viceversa.

Oggi, a un anno dalla sua scomparsa siamo tutti orfani, non tanto di un padre, ma di un leader politico impareggiabile.

Eppure sento che non è finita. Che non dobbiamo semplicemente elaborare un lutto ma che c’è da proseguire un cammino, con determinazione.

Quante volte Marco ha elencato nei suoi interminabili discorsi i suoi padri politici, a cominciare da Ernesto Rossi? Marco non si è fermato alla morte di Ernesto e degli altri, ha saputo trarre nutrimento dalle lotte del loro tempo, dalle loro elaborazioni e dalle loro conquiste per proseguirle e aumentarne la forza e l’impatto sociale. In una ideale staffetta, Marco ha saputo prendere il testimone e correre più veloce di tutti, così veloce che spesso non siamo nemmeno riusciti a vedere dove andava.

Credo che oggi faremmo un pessimo servizio alla nostra storia se ci mettessimo in adorazione di quel che è stato e sentissimo dentro di noi la mancanza di energie di chi crede che non ci sia più modo di proseguire.

Fermarsi in venerazione del leader che non c’è più, come in un mausoleo, è il modo peggiore di onorare le nostre idee. Abbiamo dentro di noi, ciascuno in modo differente, una eredità enorme di esperienze, di storie personali e politiche, di amori per le idee e le battaglie, di ansia di cambiamento e di speranza. Ognuno di noi ha un piccolo canestro pieno di parole da distribuire e condividere; nessuno di noi sarà

Marco Pannella semplicemente perché ognuno di noi è unico e irripetibile.

La responsabilità più grande che abbiamo è quella di “non mollare” e di non fermarsi al 19 maggio 2016.

Il testimone è pesante come non mai ma occorre prenderlo. E correre, correre, correre.

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