Concorrenza, la vera scossa viene dal referendum

di Gionny D’Anna.

Oggi dopo 900 giorni di attesa entrano finalmente in vigore le norme immediatamente attuabili della legge sulla concorrenza. La legge approvata ha un portata riformatrice piuttosto mediocre e lascia scoperti numerosi settori, in altri interviene invece con modifiche positive ma modeste, come nel caso delle farmacie, dove da un lato introduce finalmente la possibilità per le società di capitali di possedere farmacie ma dall’altra non liberalizza la vendita dei farmaci di fascia C.

Anche sui trasporti anziché prevedere un intervento ampio e organico nel settore la legge impegna il governo a studiare un provvedimento entro il 2018 limitatamente al trasporto non di linea, ovvero intervenire sulla questione Taxi-Uber-NCC che rappresenta un mercato meno ampio e ricco rispetto al TPL.

Manca poi del tutto una legge quadro sulla sharing economy che favorisca quelle attività imprenditoriale organizzate in modo veramente innovativo (vedi flixbus), a scapito magari di quelle che di “innovativo” hanno solo il modo di celare un tipo di retribuzione, il cottimo, molto molto antico (vedi foodora).

Il settore dei servizi è in generale quello potenzialmente più interessato dalle liberalizzazioni, non è un caso sia proprio il settore terziario a portare in territorio negativo le stime della produttività dell’economia italiana che altrimenti sconterebbe un gap minimo rispetto agli altri paesi europei se le stime si limitassero alla manifattura.

Maggiore concorrenza in mercati troppo regolamentati (vedi gli ordini professionali) imporrebbe alle imprese aggregazioni e riorganizzazioni come nel caso delle farmacie, dunque economia di scala e più risorse per l’innovazione. Mentre l’apertura di nuovi mercati ancora chiusi (quali il TPL) aumenterebbe l’afflusso di nuovi capitali fondamentali per innovare e crescere.

Tuttavia se il parlamento è lento e reticente questa primavere grazie al referendum su ATAC si potrebbe innescare una vera scossa liberalizzatrice nel settore del TPL. Sulle inefficienze delle municipalizzate la cronaca è sterminata, tuttavia c’è un aspetto poco osservato.

Come si sa il trasporto pubblico locale vive di sussidi pubblici – non potrebbe essere altrimenti- tuttavia la legge Madia prevede un incremento del 15% delle risorse destinate a quegli enti locali che indicano gara per l’aggiudicazione del servizio. Dunque un buona scrittura dei bandi di gara – le cui linee guida dovranno essere delineate dall’Autorità Nazionale per i Trasporti- potrebbe far diventare questo 15% non un più un mero sussidio bensì una vera e proprio leva finanziaria per gli investimenti delle aziende aggiudicatarie, che nel lungo periodo andrebbero a rifinanziare l’esborso pubblico. Il fondo nazionale al trasporto diventerebbe così una sorta di polmone finanziario per un settore quello dei trasporti che grazie alla rivoluzione digitale si sta rivoluzionando incredibilmente.

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