Lettera a Sergio Mattarella per il ripristino dei diritti d’iniziativa popolare

Lettera inviata all’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Signor Presidente,

Sono Michele Capano , Tesoriere di Radicali Italiani, movimento che dal 2001 partecipa alla vita politica del Paese promuovendo campagne referendarie e leggi di iniziativa popolare, sia a livello nazionale che locale.

Condividendo le ragioni per cui dal 13 maggio scorso Mario Staderini ed altri cittadini hanno avviato una iniziativa di dialogo nella forma del “Duran Adam”, voglio rappresentarle le difficoltà in cui si trova chi, come me, deve oggi organizzare l’esercizio collettivo di diritti costituzionali.

Dopo i fatti del 2013, quando la campagna nazionale sui 12 referendum Radicali fallì anche a causa delle procedure discriminatorie e irragionevoli previste dalla legge 352 del 1970, Radicali Italiani ha potuto promuovere esclusivamente raccolte firme su leggi di iniziativa popolare o referendum cittadini.

Il motivo di queste limitazioni è noto: gli oneri di autenticazione, vidimazione e certificazione delle firme rendono impossibile raccoglierne 500 mila in tutta Italia anche ad un movimento storicamente preparato come il nostro. Si tratta, signor Presidente, di una palese discriminazione che noi Radicali subiamo dallo Stato rispetto a quei partiti politici che, avendo un esercito di consiglieri comunali pronti ad autenticare gratuitamente le firme e amministratori nei comuni per agevolare le operazioni di vidimazione e certificazione, hanno oggi il monopolio del diritto previsto all’ art 75 della Costituzione, della “seconda scheda” (come la definiva Marco Pannella che la fece “vivere” nella e per la democrazia italiana) attribuita ai cittadini italiani oltre a quella “elettorale”.

Se, dunque, il referendum nazionale ci è vietato, le stesse leggi di iniziativa popolari richiedono oramai sforzi proibitivi per un movimento politico.

Consideri, signor Presidente, che raccogliere 50 mila firme per una legge di iniziativa popolare richiede un impegno finanziario superiore ai 200 mila euro! Dalla stampa dei moduli al loro invio nei comuni, dai 25 euro l’ora per pagare gli autenticatori alle spese per informare i cittadini. Non è sufficiente, infatti, avere lavorato con esperti per redigere una proposta legislativa, contare su mille attivisti pronti a raccogliere firme, avere consenso popolare sulla proposta. Senza quelle centinaia di migliaia di euro che ti permettano di superare gli ostacoli arbitrari stabiliti dalla Legge 352 del 1970, anche il diritto attribuito al popolo di cui dall’ art 71. della Costituzione è “vietato”.

Da tesoriere di Radicali Italiani, so che aver promosso con successo la proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione della cannabis lo scorso anno e avere oggi in corso quella ”Ero Straniero” sulla governance delle politiche migratorie, è stato ed è possibile grazie al fatto che fondazioni e investitori politici hanno deciso di finanziarle.

Da Settembre, insieme ad altre associazioni e movimenti politici, dobbiamo avviare la raccolta firme su una nuova proposta di legge din iniziativa popolare, “Più democrazia e sovranità del cittadino”. Come faremo a superare gli ostacoli di legge , signor Presidente, se non troveremo un mecenate che voglia investire 200 mila euro per riformare la disciplina di referendum nazionali e locali?

Basterebbe introdurre la firma telematica e consentire al comitato promotore di indicare i cittadini che attestino la regolarità delle firme raccolte, come avviene nei Paesi democratici.

Mi unisco per questo a Mario Staderini, a Marco Gentili e agli altri che mi hanno preceduto, nel sottoporle l’urgenza del ripristino di un fondamentale diritto costituzionale

Roma, 05/08/2017

Michele Capano

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