Relazione al III Comitato di Radicali italiani, 22/24 giugno 2018

Care compagne, cari compagni,

è il terzo Comitato dal nostro Congresso, il secondo dopo il voto del 4 marzo. Come ho avuto modo di dire nel corso delle nostre riunioni, l’essere partiti subito dopo il Congresso con l’avventura elettorale ha fatto sì che l’attività diciamo “ordinaria” di Radicali italiani fosse – evidentemente, necessariamente – messa in secondo piano. Le campagne stabilite dal Congresso, la stessa campagna di iscrizioni, sono state portate avanti con difficoltà, poiché, come è noto, la priorità è stata prima costruire la lista elettorale, poi la campagna elettorale. E dalle elezioni in poi la costruzione del soggetto +Europa. Ma su questo tornerò.

Nonostante questa premessa, la situazione di Radicali italiani è oggi, in termini di iscrizioni e contributi raccolti, praticamente identica allo scorso anno nel medesimo periodo. Abbiamo circa 800 iscritti (80 sono iscritti parziali), lo scorso anno erano 840 (70 parziali), 14 arrivano da Paesi non italiani, lo scorso anno erano 12. In totale le entrate da iscrizioni e contributi sono circa 350mila euro quest’anno, 360mila l’anno scorso.

Quindi, sostanzialmente, siamo perfettamente in linea con i dati del 2017 a fine giugno. Ma alcune osservazioni sono interessanti. Per esempio, i contribuenti dall’estero sono aumentati, quest’anno sono 33, contro i 9 dell’anno scorso. E quello che sta cambiando è la modalità di versamento, nel senso che sono aumentati i piccoli donatori, quest’anno abbiamo un numero maggiore di microdonazioni; sta infatti funzionando un nuovo metodo di raccolta fondi (la richiesta di piccoli e medi contributi specifici su campagne e iniziative) su cui già negli anni passati si era cominciato a lavorare e che quest’anno stiamo riuscendo a implementare e di cui vi diremo.

Rispetto agli iscritti un dato negativo però c’è e riguarda quei militanti con ruoli di responsabilità, nelle associazioni territoriali, o che sono punti di riferimento, o sono stati candidati, e che non sono ancora iscritti a Radicali italiani, neanche con la modalità di versamento a rate. Questo è un dato su cui riflettere, banale se vogliamo, ma l’iscrizione è davvero la prima necessità. È comprensibile la difficoltà, oggi, di aderire a un Movimento con una quota così importante, ma soprattutto chi si impegna in prima persona, ci mette la faccia, vuole rappresentare il Movimento, deve sentire l’importanza, appunto, di iscriversi e fare iscrizioni. Radicali italiani vive grazie agli iscritti, senza questi semplicemente non ci siamo. E se non ci siamo come Movimento, come gruppo, come comunità, ci saremo magari come radicali liberi e solitari, ma la possibilità di incidere, di cambiare, di partecipare sarà, di tutta evidenza, pur con le nostre inadeguatezze, pari a zero. Si può pensare e decidere che Radicali italiani sia uno strumento superato. Ma la riflessione su cosa e come deve essere il Movimento – e anche, perché no, se deve continuare a esistere – deve essere frutto di un dibattito ampio e serio, e fatto tra gli iscritti.

Per quanto riguarda le iscrizioni finalmente siamo in grado di partire con una strutturata campagna di iscrizioni; con Stefano Gianfreda, che avete conosciuto lo scorso Comitato e che ha curato per noi sia la campagna “Ero Straniero” sia la campagna elettorale di +Europa, stiamo mettendo a punto una campagna di iscrizioni che partirà nei prossimi giorni e si articolerà in un video e in una serie di cartoline multi-soggetto legate alle campagne principali, che presentano di volta in volta una diversa “frontiera radicale”, una campagna che si svilupperà per ovvi motivi sui social.

Stiamo poi lavorando a un profondo rinnovamento del sito su cui, lo avevo già annunciato agli scorsi Comitati, c’è la necessità di intervenire su diverse parti, alcune delle quali non sono state più aggiornate e finalmente possiamo metterci mano.

Come già detto agli scorsi Comitati, in questi mesi abbiamo lavorato molto sul contenimento delle spese, con un abbattimento considerevole dei costi fissi di cui si sentirà l’effetto soprattutto a partire dai prossimi mesi, se non dal prossimo anno.

Un cambiamento importante – di cui stiamo effettuando gli ultimi passaggi – è quello relativo alla piattaforma MyDonor di cui usufruivamo per la parte CED (elaborazione dati, indirizzario ecc.) e Contabilità. Tra canone annuo e spese di gestione in poco più di un anno il costo complessivo è stato di poco più di 20mila euro, troppo oneroso per l’entità delle nostre operazioni. Abbiamo quindi deciso di mantenere con MyDonor solo il programma Contabilità e siamo passati a un nuovo software gestionale per gli iscritti, messoci a disposizione gratuitamente dall’ALDE (in quanto membri), che ha delle enormi potenzialità e di cui vi dirà Leonardo Monaco.

Altro capitolo di spesa che abbiamo dovuto eliminare è quello relativo ai tablet. Purtroppo, nonostante i numerosi tentativi fatti, gli inviti a utilizzare questo strumento, dobbiamo dirci che non è stata colta quest’occasione e ho quindi deciso di approfittare di una finestra concessa dalla compagnia telefonica per recedere dal contratto senza spese. Ne ho approfittato perché il costo complessivo di questo strumento, tra i device, le sim, le app ecc. è stato finora di circa 14mila euro, sarebbero bastate 3 iscrizioni a tablet per rendere quell’investimento un successo, non ne è arrivata nemmeno una. Un vero peccato.

Abbiamo poi concluso la collaborazione con la storica consulente del lavoro, e con il nuovo consulente abbiamo un risparmio medio annuo di circa 6mila euro.

Proseguendo nell’operazione di razionalizzazione delle spese ho poi deciso di chiudere uno dei due rapporti bancari che avevamo (pensando di cambiare anche l’altro e stiamo quindi cercando una soluzione più conveniente) e uno dei due conti PayPal.

Abbiamo modificato le tessere, non utilizziamo più il supporto di plastica rigida che veniva impresso volta per volta, ma le facciamo stampare in tipografia, questo ci consente un risparmio, seppure molto piccolo, anche ambientale.

Come sapete, la modifica statutaria sui revisori contabili ha previsto la nomina del presidente del collegio da parte dell’Ordine degli esperti contabili. Il presidente nominato subito dopo il Congresso ha rinunciato alla carica, per motivi personali, e a fine maggio è stato dato l’incarico a un nuovo presidente che, con i due revisori eletti dal congresso e che ringrazio, Matteo Ariano e Stefano Natangeli, che è subentrato a Sergio Keller dimessosi, abbiamo incontrato una prima volta a inizio giugno e ieri per la prima vera e propria revisione; abbiamo previsto una prossima riunione tra due settimane.

Un altro elemento di novità è dato dalla costituzione della Giunta che con Riccardo siamo stati finalmente in grado di nominare. Lo ripeto, presi come siamo stati e siamo da altre priorità, non siamo stati materialmente in grado di dar seguito a tutti quei passi che pure consideravamo e consideriamo necessari. Finalmente, dicevo, abbiamo potuto prenderci il tempo per pensare e individuare quelle persone che quotidianamente possono contribuire a portare avanti le campagne politiche e aiutarci a preparare il prossimo congresso; sono, e li ringrazio per aver accettato, Simone Zaccagnini, Leonardo Monaco, Alessia Minieri, Chiara Calore, Laura Botti e Paolo Atzori. Laura, Chiara, Alessia e Leonardo lavoreranno da qui, da via Bargoni, integrando quindi lo staff tecnico, di cui Chiara era già parte integrante.

Le collaborazioni quindi hanno subito delle modificazioni. Intanto il Segretario che, ovviamente, non grava più su Radicali italiani ma, anzi, contribuisce mensilmente; poi Valentina Ascione che è entrata in maternità; Carla Taibi che ha seguito Emma Bonino al Senato. Con i tre nuovi ingressi – Leonardo, Alessia e Laura – andiamo comunque a risparmiare sul totale dei costi dei collaboratori (per via delle tipologie contrattuali). Inoltre, gli eletti radicali – Emma, Riccardo, Alessandro Capriccioli e Michele Usuelli – garantiscono un contributo mensile a Radicali italiani.

Quindi, finiti di pagare tutti i debiti pregressi, spero entro l’estate, ed entrati a regime anche con i risparmi di cui dicevo, le uscite fisse mensili per la struttura ammonteranno a circa 15mila euro (erano 30mila a novembre).

 

 

Su +Europa.

Sono un po’ in difficoltà perché ho pensato molto a ciò che devo e voglio dire. Un fatto si può raccontare in molti modi, gli effetti possono essere molto diversi. Dipende dall’obiettivo che si vuole ottenere. Dico subito, perciò, qual è il mio obiettivo. Io non ho certezze ma convinzioni. Sono profondamente convinta che +Europa debba esistere, o perlomeno provare a esistere, penso che sia un’occasione, un’opportunità da costruire e coltivare. Del resto, l’ho detto sempre, in ogni riunione, da sempre. Non dico che sia la soluzione a tutto, non dico che sia la risposta a tutto, penso che sia una strada da percorrere, da provare a percorrere, come radicali. Al di là che lo strumento +Europa sia, a oggi, adeguato o meno allo scopo. Non ho però certezze su come raggiungere questo obiettivo. Penso che sia un obiettivo alto, ambizioso, molto ambizioso, difficile da raggiungere e perciò difficile è capire quale sia la strada migliore per raggiungerlo.

Costruire un nuovo soggetto non è cosa da poco. E invidio chi dice di avere le idee chiare su come farlo.

In questi mesi siamo stati, anche personalmente, ritenuti responsabili dello stallo di +Europa. Nei giorni successivi al 4 marzo – l’ho raccontato anche allo scorso Comitato – girava già la voce, così mi è arrivata, “Radicali italiani non vuole far andare avanti +Europa“. Ora, è già particolare attribuire un’intenzione senza che nemmeno si sia cominciato a parlarne, ma è ancora più particolare attribuire a Radicali italiani, in quanto tale, un’intenzione, dal momento che, come tutte le comunità, la nostra forse di più, all’interno c’è di tutto, e si va da chi legittimamente pensa che si debba andare avanti a chi pensa, altrettanto legittimamente, che si debba fare altro.

Uno dei principali “colpevoli” è considerato Roberto Cicciomessere. Roberto ha una grande qualità, seppure urticante a volte, dice esattamente quello che pensa, senza reticenze, senza ammorbidire i toni e i concetti. Quindi quello che pensa Roberto di e su +Europa è noto – l’ha detto, l’ha scritto – e non ci si può sbagliare. Ma ritenere che Roberto abbia il fine di uccidere +Europa è semplicemente insensato, anche perché non mi spiegherei il fatto che Roberto sia stato uno dei principali contributori di +Europa, senza evidentemente velleità elettive. E che abbia un’influenza su altri di noi vale quanto ciascuno può avere influenza sugli altri. Perché noi ci parliamo, e ci ascoltiamo, moltissimo.

Dal 4 marzo abbiamo tenuto 2 Comitati, 8 Direzioni, 3 Riunioni di associazioni e punti di riferimento, 1 Seminario di 2 giorni (oltre al seminario interno di +Europa). Sono ore e ore e ore di dibattito. Senza contare i contributi scritti raccolti sul sito e che arrivano da chiunque abbia qualcosa da dire.

Eppure, c’è nei nostri confronti, nei confronti di Radicali italiani, un continuo processo alle intenzioni, francamente inaccettabile. Un processo peraltro istruito in piazza. Su questo non dirò nulla, non intendo rispondere alle ricostruzioni (che diventano recriminazioni) con altre ricostruzioni che peggiorerebbero solo le cose. E porterebbero forse solo a un risultato di non ritorno.

Personalmente, dal 4 marzo in poi, ho impiegato, da “sabotatrice”, il mio tempo all’80% almeno lavorando su +Europa. Certo, un lavoro non politicamente gratificante ma essenziale. Non ho ricevuto grandi aiuti da altri, nemmeno risposte a semplici messaggi se per questo, ma non importa.

Ho, subito dopo il 4 marzo, proposto che i social e l’indirizzario di +Europa continuassero a essere utilizzati, per dare il segno che non ci fermavamo al risultato elettorale. Ho partecipato, quando ho potuto, a incontri su +Europa, organizzati spontaneamente da gruppi qui in Italia e a Bruxelles, li ho anche sollecitati, pensando che potessero essere utili alla riflessione. A me sono stati utili. A margine di uno di questi incontri ho pensato all’ipotesi dei Club, niente di eccezionale, ma pensavo potesse essere una soluzione di raccordo tra quelle fino allora proposte. Ne ho parlato con Emma, ovviamente con Riccardo, e poi con Gianfranco che l’ha proposta all’Assemblea. Non proprio un veto su +Europa, quindi.

Quando Benedetto ha proposto il congelamento di +Europa, con Riccardo e Antonella abbiamo proposto, per scongiurarlo, noi che vogliamo affossare +Europa, una soluzione transitoria. Nelle stesse ore proponeva un’analoga soluzione Gianfranco Spadaccia. Quel nostro tentativo di dialogo (nonostante fosse stato accolto positivamente, almeno nelle prime ore, da Gianfranco e persino da Olivier, salvo poi eliminarlo dalle sue ricostruzioni) è stato totalmente inibito. A Gianfranco voglio dire che, visto che ci sentiamo abitualmente, se avesse voluto condividere almeno con me quella sua proposta probabilmente avremmo potuto elaborarne una unica versione, insieme, e non trovarci dove siamo adesso. Ma tant’è.

Ora siamo al punto che sappiamo, che sapete. Come uscirne non lo so. Se dovessi anch’io fare un processo alle intenzioni, direi che è in atto un tentativo di far uscire Radicali italiani dalla partita +Europa. Ma spero non sia così.

Penso invece che ci troviamo in un momento talmente straordinario che dovremmo sforzarci di volare un po’ più in alto. Lasciare i comportamenti miseri e pusillanimi al posto che meritano. Impegnarci in questi giorni a cercare di capire come far ripartire l’entusiasmo e la passione che ci ha animato nei mesi scorsi. Se dovessimo chiudere questo Comitato con la scelta di chiudere la porta a +Europa credo sarebbe una sconfitta per tutti. Per tutti, non solo per Radicali italiani.

Senza Radicali italiani +Europa non ci sarebbe stata. Se ci sarà mi auguro che Radicali italiani decida di esserne parte. Ma perché possa funzionare +Europa è necessario che Radicali italiani continui a crescere. Non dimentichiamolo e lavoriamoci insieme.

 

QUI il link all’intervento.

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