Relazione al IV Comitato di Radicali italiani, 21/23 settembre 2018

Apro questa relazione con una notizia molto triste che ho appena ricevuto dai compagni di Torino, è mancato Luciano Costa, un caro compagno radicale, uno dei cosiddetti “radicai ignoti”, quei radicali magari sconosciuti ai più ma che rappresentano il tessuto di quello che sono i radicali; Luciano è stato un compagno sempre attento e presente e vorrei che gli arrivasse un ultimo saluto da questo Comitato.

Voglio poi ringraziare un altro compagno storico, Angiolo Bandinelli, che ci ha fatto arrivare in regalo alcune copie del suo ultimo libretto dedicato a Marco Pannella, pubblicato con Marcello Baraghini, «Marco Pannella. Io alle tre di notte esco per la città, perché ho voglia di piangere e amare» (I Nuovi Bianciardini).

Questo è l’ultimo Comitato prima del Congresso. Non viviamolo come una ritualità.
40 giorni ci separano dal Congresso, dovremmo sfruttarli al massimo, consapevoli delle difficoltà nelle quali ci troviamo ma forti della nostra convinzione – spero condivisa – di dare forza al soggetto Radicali italiani.
Siamo in un momento nel quale potrebbe essere lecito chiedersi se ha senso tenere in vita un Movimento come il nostro, con la storia che ha alle sue spalle e le possibilità – che sono certa abbia – di incidere ancora sul futuro di questo Paese, ma con le difficoltà enormi che ha di andare avanti. Credo però, almeno per quanto mi riguarda, che “non mollare” sia una necessità. Mai come oggi vediamo che c’è assoluta necessità che i radicali pensino, propongano, agiscano nell’arena politica del momento. La domanda oggi che dobbiamo porci, e che sarà tema congressuale, è in che forma i radicali possano e debbano agire, con quali mezzi, con quali metodi.
Lo strumento Radicali italiani è superato o, al contrario, occorre dargli più forza? Le associazioni territoriali o tematiche possono superare la necessità di un Movimento nazionale? +Europa può diventare il contenitore su cui concentrarci e investire le nostre energie? Almeno fino alle europee che saranno scontro probabilmente epocale sui temi che sono i nostri, nostri perché li abbiamo intuiti, sviscerati, ed elaborati finora. E non occorre che mi soffermi su cosa stiamo vivendo oggi in Europa e praticamente in tutte le democrazie, sotto attacco da un nazionalismo di ritorno, fomentato e finanziato soprattutto da un regime autoritario come quello russo.
Quindi la domanda su cui occorre riflettere non è semplice. Cosa vogliamo fare? Cosa possiamo fare? Come sfruttare l’opportunità costituita – io credo – da +Europa?
È tema di dibattito, sicuramente qui, certamente in Congresso.

Congresso che come sapete abbiamo deciso di convocare, come da Statuto, nella decade che comprende il primo novembre, e avremmo deciso di convocare a Roma, soprattutto perché domenica 11 novembre si terrà il referendum romano su ATAC, referendum su cui lo scorso anno abbiamo impostato una campagna di raccolta firme di successo (ricorderete che abbiamo raccolto oltre 30mila firme in piena estate, con il contributo di molti militanti arrivati da più parti d’Italia). È un tema per noi fondamentale, estremamente difficile, su cui incredibilmente siamo quasi soli.
Abbiamo pensato fosse distraente, trovandoci nel pieno della campagna referendaria, riunirci in altra sede, anzi vorremmo approfittare della presenza dei congressisti anche per tentare di organizzare in quei giorni qualcosa di specifico sul referendum, che immaginiamo sarà tenuto nascosto ai cittadini.
Credo però sarebbe utile, anche da qui, se venissero fuori tesi, temi, possibili mozioni e magari candidati per il Congresso; credo sarebbe utile e sano per un movimento maturo.

Sui costi del Congresso. Sostenerli sarà difficile e per questo chiedo l’aiuto innanzitutto di tutti voi. Vi illustro la nostra situazione a oggi. Noi, oggi, siamo in grado di coprire, direi totalmente, tutte le spese programmate da qui a fine novembre, costi di struttura inclusi ma spese congressuali escluse. Significa che al Congresso saremo riusciti praticamente ad azzerare il debito pregresso.
Tengo fuori da questo conto il contenzioso con il PRNTT, ricorderete che c’è una causa e che a dicembre, presumo, cominceranno le udienze del processo. Un processo che non è politico ma che lo diventerà. La cifra relativa a quel contenzioso, d’accordo con il presidente dei revisori, l’abbiamo spostata in un fondo rischi. Quindi, ripeto il debito relativo a fornitori, gran parte del quale ce lo trascinavamo da anni, lo azzeriamo del tutto. (Abbiamo all’incirca 60.000 euro, le uscite programmate fino a novembre corrispondono a una cifra superiore che riusciremo a coprire con i contributi mensili degli eletti radicali.)
Il Congresso però dobbiamo poterlo sostenere e quindi occorrono urgentemente nuove entrate. Da iscrizioni, da donazioni, da contributi ad hoc per il Congresso. Ecco perché abbiamo pensato a degli “incentivi”; per chi vorrà sostenere con noi le spese congressuali, abbiamo pensato a dei gadget radicali da ritirare durante i lavori congressuali.
Io ho già contribuito con 500 euro. Mi auguro che ciascuno faccia almeno quello che può.

Abbiamo poi pensato a un altro banale strumento per aiutare a farci conoscere soprattutto quando facciamo i tavoli. Spesso nella concitazione del tavolo, dopo la firma e magari la richiesta di contributo, la persona va via senza avere nulla in mano. Abbiamo quindi prodotto una brochure che dice chi siamo e dà la possibilità di lasciare i propri dati al tavolo e magari iscriversi sul momento. Vi invito a non ripartire senza un pacchetto di queste brochure.
Per rimanere al tema tavoli. Stiamo cercando – ma qui segnalo la difficoltà di avere reazioni da parte delle associazioni radicali principali – di partire con l’esperimento delle donazioni periodiche, una modalità usata molto all’estero, usata molto anche da associazioni no profit in Italia, ma che noi non riusciamo proprio a far partire. Eppure, sarebbe uno strumento che nell’arco di tre anni ci porterebbe margini molto significativi.

Sulle iscrizioni.
Le iscrizioni sono a oggi ancora in linea con lo scorso anno, seppure in lieve controtendenza. Lo scorso anno a questa data erano circa 870, oggi sono circa 820. C’è quindi una leggera flessione che speriamo di colmare, e magari superare nel totale, con il lancio del Congresso.
Sulle iscrizioni devo denunciare la campagna di denigrazione del PRNTT. Ricorderete che lo scorso Comitato avevo letto una mail del partito che suggeriva ai destinatari che se per caso si fossero iscritti al partito sbagliato, per esempio Radicali italiani, potevano recuperare l’iscrizione. Ora, siccome al peggio non c’è fine, questa campagna è diventato addirittura una sorta di spot su Radio Radicale! Se permettete, la definirei una iniziativa misera. Che ha prodotto una decina di richieste di rimborso dell’iscrizione, non tutte esaudite, perché se uno si è iscritto a gennaio, ha ricevuto la tessera a febbraio… capirete che non esiste che si accorga dell’errore ad agosto o settembre, dopo tutte le email che ha ricevuto da noi, con i comunicati e la campagne riportate sul nostro sito che è inequivocabilmente quello di Radicali Italiani e non di altra formazione politica!

Sull’invio delle email – fondamentali per la campagna iscrizioni e per tenere informati iscritti, militanti e simpatizzanti – voglio segnalarvi i grandi progressi che stiamo facendo con il nuovo programma che abbiamo potuto ottenere grazie alla nostra affiliazione ad ALDE. È un gestionale che ci permette di utilizzare e sfruttare al meglio il nostro indirizzario (indirizzario che via via si integra con le persone che ci seguono sui social) e che quindi consente di selezionare sempre meglio il target, il tipo di messaggio, la richiesta di donazioni e iscrizioni. Stiamo ancora esplorando queste nuove possibilità ma stiamo già ottenendo i primi positivi risultati.
Per questo e anche per altro, possiamo dirci che quest’anno abbiamo sfruttato al massimo l’adesione all’ALDE, il cui Congresso, che vedrà la nostra partecipazione, si terrà a novembre a Madrid. Sempre grazie ad ALDE siamo stati in grado, ma grazie soprattutto ad Antonella Soldo, di dare vita a una scuola radicale, che vedrà venti giovani militanti, iscritti, in una tre giorni di dibattito sui temi, gli strumenti e le proposte radicali.

Invece, per restare sui social. Abbiamo fatto una analisi, non troppo sofisticata ma per avere un’idea, dell’andamento nell’ultimo anno del social principale su cui siamo attivi, Facebook. È particolare come possiamo notare che il numero dei “mi piace” della pagina sia stato in costante crescita nell’arco di tutto l’anno scorso, si sia stabilizzato tra marzo e maggio di quest’anno, e poi sia di nuovo risalito, continuando in una crescita costante.
Diversamente le interazioni sui post: la copertura e le reazioni sono in diminuzione quest’anno rispetto allo scorso anno.
La nostra attività sui social non è cambiata, continuiamo a produrre contenuti e, come si dice, a stare sul pezzo. Quindi non ho una risposta, è solo una riflessione che lascio al dibattito.

Veniamo alle campagne.
La campagna principale sulla quale siamo concentrati è, come sapete, Welcoming Europe. Ho già detto in altre occasioni come sul tema politico del momento, non solo in Italia, noi siamo gli unici a portare avanti una proposta, un’iniziativa politica seria, concreta, ragionevole. Ed è un’iniziativa politica europea, che coinvolge decine di organizzazioni in tutti i Paesi dell’UE, ma che riscontra enormi difficoltà. Non riuscire a portare a casa il risultato sarebbe non tanto e non solo un fallimento, sarebbe letteralmente un boomerang. Quindi, io credo, l’obiettivo del raggiungimento almeno del numero minimo di firme in Italia deve essere per noi un obiettivo primario, fondamentale. Ecco perché è necessario che tutto il movimento si mobiliti prioritariamente su questo.
Peraltro noi siamo riconosciuti, non solo in Italia ma da tutto il network europeo, come quelli che stanno facendo il miglior lavoro sul campo e voglio approfittare per ringraziare i compagni di Torino, Roma, Milano, Firenze, Bologna, Napoli, Palermo, Bari, Prato, Ravenna, Caserta, Parma, Lecce, Siena, Ferrara, Cagliari, Bergamo, Rieti, Treviso, Catania, Bolzano, Cuneo, Alessandria, San Benedetto del Tronto, e non ultimi i compagni della Calabria, che si sono impegnati nella raccolta firme. Se in Italia siamo a circa 20mila firme, sulle 50mila (60mila considerando un margine di sicurezza) richieste per il nostro Paese, è senza dubbio merito nostro. Certamente si tratta di un piccolo successo, di una piccola nota di orgoglio, ma è indubbio che rispetto alle nostre potenzialità e possibilità possiamo e dobbiamo fare molto di più.

Ho voluto sottolineare l’aspetto positivo del nostro impegno su questa campagna – quello che siamo riusciti a fare finora – rispetto a quello meno positivo – il fatto che potremmo fare di più – perché siamo sempre bravi a flagellarci, spesso vicendevolmente. Invece cose positive accadono nel nostro mondo, sebbene siamo, lo ripeto ed è inutile nascondercelo, in un momento di grande difficoltà. Negli ultimi mesi segnali di vitalità arrivano da più parti, con la nascita per esempio di nuove associazioni, territoriali e tematiche. In particolare segnalo e saluto la nascita dell’Associazione Diritti alla Follia che, grazie a Michele Capano, fa fare un salto di qualità alla campagna sul disagio psichico su cui da sempre abbiamo qualcosa da dire.

Ora il che fare.
Nella situazione nella quale ci troviamo, con questo Governo giallo/verde, noi avremmo una prateria di battaglie politiche da concepire e portare avanti. Sui diritti civili, sulla democrazia, sullo Stato di Diritto, sull’informazione…
Io trasecolo quando utilizziamo il nostro tempo in polemiche sterili, nemmeno in critiche costruttive. Mi chiedo a chi giova tutto questo. Dovremmo uscire da qui con la convinzione caparbia di utilizzare questi 40 giorni che ci separano dal Congresso per organizzare una, due, tre iniziative forti, dirompenti. Pensiamole, pensiamoci.
È probabile che il motivo per cui c’è questo scollamento tra tutti noi – lo vedo per esempio nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione che abbiamo – è che non riusciamo a comunicare, a comunicare quello che facciamo e come lo facciamo. Penso quindi sarebbe utile, se il Presidente lo consente, un breve giro di tavolo in modo che ciascuno di voi possa dire, cercando di condensarlo in un minuto, quello che sta facendo sul proprio territorio, che iniziative ha portato avanti, quali difficoltà ha riscontrato; credo sarebbe utile a tutti.

Infine, chiudo tornando a dove sono partita. Dobbiamo necessariamente dare forza al Movimento, per questo tutti noi, ciascuno di noi, deve impegnarsi nel raccogliere iscrizioni e contributi. Senza questi il Movimento semplicemente non può esistere.
Ma mi rendo conto delle difficoltà che la raccolta di iscrizioni incontra, sempre. Non torno sulla questione della quota. Ma credo che anche con l’apertura delle iscrizioni a +E queste difficoltà possano crescere. Da più parti, compagni mi hanno detto delle difficoltà che riscontrano volendo far convivere i due soggetti, pur non essendo contrari al progetto +E. Anche per questo, ma non solo, ho pensato di riproporre al Congresso l’idea di Paolo Vigevano, di lanciare in via sperimentale e transitoria, per un anno, una quota di iscrizione ridotta solo per chi si iscrive per la prima volta, lasciando la quota di 200 euro per tutti gli altri. Può essere appunto un esperimento per capire quanta attrazione esercitiamo e se la quota rappresenta davvero uno scoglio per molti insuperabile.
Dobbiamo però essere consapevoli che il nostro Movimento, attualmente, senza i contributi degli eletti non potrebbe letteralmente sopravvivere; non vivere, ma sopravvivere. Ma non possiamo e non dobbiamo pensare che questo possa bastare per andare avanti.

Altro avrei da dire ma è importante ascoltarvi. Buon Comitato.

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