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Radio Radicale

Radio Radicale dal 1976 ha svolto il suo servizio di informazione a totale carico del Partito radicale (che ha indirizzato all’emittente la sua quota di finanziamento pubblico dei partiti, per restituirlo sotto forma di informazione ai cittadini).

Solo il 7 agosto del 1990 il Parlamento ha approvato una legge che riconosce Radio Radicale come impresa radiofonica privata che svolge attività di informazione di interesse generale, stanziando a suo favore 20 miliardi scaglionati in tre anni, come contributo una tantum per il servizio fino ad allora svolto. Dal 1994 Radio Radicale si è aggiudicata per 5 volte l’assegnazione della convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari.

Radio Radicale riceve annualmente circa 4 milioni di euro come contributo statale in quanto organo di partito radiofonico. Questo finanziamento fu stanziato nel 1986 contro la volontà di Radio Radicale, che chiedeva allo stato unicamente di indire una gara per finanziare il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari, che Radio Radicale svolgeva a spese del Partito radicale dal 1976. Nel 1986 l’aumento dei costi di gestione, dovuti anche alla mancata assegnazione delle frequenze, aveva reso impossibile il proseguimento dell’attività della radio. I programmi furono sospesi e la programmazione basata unicamente sulle telefonate degli ascoltatori. Nacque così “radio parolaccia”, anche a seguito del cui successo il parlamento fu spinto a intervenire per salvare l’emittente, estendendo alle radio il finanziamento pubblico all’editoria di partito, e costringendo Radio Radicale a divenire “organo di partito” (fino ad allora non lo era) per poter sopravvivere, invece di assegnare alla radio un contributo per il servizio pubblico svolto.

Radio Radicale è l’unico soggetto tra quelli che ottengono i contributi ad avere una rete nazionale e spende oltre 3,7 milioni di € l’anno solo per la gestione tecnica della rete (in tutta Italia in FM) ed è anche l’unica a destinare la quasi totalità del palinsesto per mandare in onda programmi di servizio pubblico.

Una delle contestazioni più frequenti rivolte a Radio Radicale è che un’attività di servizio pubblico remunerata dallo Stato non dovrebbe essere svolta da un’emittente di partito. Tuttavia, è da tutti riconosciuto il fatto che proprio la filosofia editoriale dell’emittente ha rappresentato una garanzia di obiettività nel servizio di trasmissione delle sedute parlamentari, che nei suoi 30 anni di svolgimento non ha mai subito contestazioni rispetto alla sua obiettività e qualità. Inoltre, Radio Radicale svolge attività di servizio pubblico non solo durante la trasmissione delle sedute del Parlamento, ma anche nel resto della programmazione, con la trasmissione dei congressi dei partiti, dei processi giudiziari, degli eventi organizzati dalle associazione maggiormente rappresentative. Svolge un servizio pubblico anche con la conservazione dell’archivio sonoro e con la messa online di tutte le registrazioni.

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Dossier servizio pubblico di Radio Radicale (pdf)64.83 KB