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Benedetto XVI e i radicali

• da L'Indipendente del 22 aprile 2005, pag. 2

di Riccardo Paradisi

Con Ratzinger “il Conclave ha scelto il più esposto portabandiera di una politica reazionaria e antiliberale”, dichiarava l’esponente radicale Marco Cappato subito dopo l’elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI, aggiungendo l’auspicio “che il 12 e 13 giugno il popolo italiano vorrà salutarlo con la più sonora delle batoste sul referendum per la libertà di ricerca scientifica e fecondazione assistita”.

 

Ieri, in un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera”, Marco Pannella, pure con toni più accomodanti (“condividiamo con questo Papa domande e urgenze, restando contrapposti nelle risposte”), ribadiva che l’ispirazione di Ratzinger si era incontrata e integrata con quella di Giovanni Paolo II “nel difficile governo di stampo assoluto del potere magistrale chiesastico sui credenti, sugli ecclesiastici, sulla vita e il pensiero, loro e dei fedeli (ma anche degli infedeli)”.

 

Ebbene, perché non convincono, da un punto di vista laico, liberale o anche solo semplicemente logico, questi ragionamenti? Ma perché non c’è assolutamente nulla di antiliberale in senso politico e in senso culturale nelle idee e nell’azione di Benedetto XVI. Infatti, quale sarebbe il governo assoluto che la Chiesa o il Papa eserciterebbero su ecclesiastici,credenti o non credenti? Semmai la Chiesa di Roma esercita sui suoi fedeli, su coloro i quali cioè vi aderiscono volontariamente, un potere persuasivo, carismatico, privo di quei mezzi politici e coercitivi che, farebbero della Chiesa, qualora li avesse a sua disposizione, un’istituzione antiliberale. Certo, è nota l’obiezione dei radicali: le gerarchie ecclesiastiche eserciterebbero sullo Stato italiano delle pressioni ideologiche tali da indurre la politica a scelte coerenti con la scala di valori della Chiesa cattolica. Ma anche in questo caso di può definire una prassi antiliberale quella di esercitare una pressione culturale sugli uomini che compongono associazioni autonome come sono quelle dei partiti politici? Evidentemente no: tanto più che malgrado gli sforzi che la Chiesa potrà mettere legittimamente in campo da qui al 12 giugno per convincere gli italiani a bocciare i referendum radicali gli italiani saranno perfettamente liberi di votare “SI’ o NO ai quesiti che verranno loro posti. Certo, v’è la questione del Concordato, il fatto che la religione cattolica sia, in molti paesi religione di Stato, che negli USA tra Stato e Chiesa non c’è nessun tipo di riconoscimento reciproco. Ma la storia americana è così diversa da quella europea che anche solo una comparazione risulta essere difficile.

 

E comunque il Concordato non impedisce a nessuno in Italia la più ampia libertà di coscienza e di scelta. Infine c’è un ultimo rilievo da fare: quando nelle sue riflessioni benedetto XVI polemizza contro modernismo e relativismo anche in questo caso egli non dice nulla contro il liberalismo. Non si capisce bene infatti per quale motivo non si possa essere allo stesso tempo conservatori sul piano dei principi e dei lavori e liberali sul piano politico. A meno che non si pensi che liberalismo debba per forza fare rima con laicismo.



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