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mar 09 feb. 2010
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Nel futuro dei radicali un Partito d’Azione e la disobbedienza civile.

• da Il Foglio del 21 giugno 2005, pag. 1

“Finché c’è Pera c’è speranza, finché c’è Pera c’è da lavorare”, dice Daniele Capezzonel che ama queste battute e che ha letto l’intervista al presidente del Senato (“La nostra identità ha origine dal Sinai al Golgota”). Capezzone non può non inorridire: “In un colpo solo Pera ha fatto secche la civiltà greca, la civiltà romana, il Rinascimento, la rivoluzione inglese, la Rivoluzione americana, eccetera”. E’ appena terminato il Comitato Nazionale dei radicali, sono finiti anche i tre giorni del “Che fare?”, all’Ergife, ci sono un sacco di cose di cui parlare e in ognuna entrano la laicità e le religioni, poi tutto converge nella libertà. “Libertà di ricerca, di scienza e di coscienza”. La libertà che, per i Radicali, è stata negata dal risultato di questo referendu. Capezzone per primo disse: “Abbiamo straperso” e per primo ha raccolto la “discesa in campo degli scienziati e dei ricercatori”. Quelli che nei giorni scorsi hanno, insieme ai Radicali, sostenuto la tre giorni del mille all’Ergife, parlato, sospirato, spiegato, protestato. “Hanno scritto anche una lettera al presidente della Repubblica”, spiega al “Foglio” Capezzone, “e le firme sono già centodieci. Si è deciso che lavoreranno fianco a fianco con l’associazione Luca Coscioni: la comunità scientifica, che non si è mai particolarmente dedicata all’impegno civile e politico, adesso sente di doverlo fare, è una cosa nuova e importante”. Dice Capezzone che studieranno anche “eventuali iniziative di disobbedienza civile”. Cioè diagnosi reimpianto disobbedienti? “non buttarla in caciara, saranno cose molto serie: la battaglia sul divorzio è durata 12 anni, quella sull’aborto 15, e si è speso in processi e in denunce”. La battaglia per la ricerca sugli embrioni è per i Radicali sullo stesso piano, e si pensa a un Congresso mondiale per la libertà di “scienza e di coscienza”. “La possiamo girare come ci pare, ma nel mondo, una legge come quella italiana esiste solo in Costa Rica: il mondo va in una direzione – compresa l’America di Bush e dei 21 bambini venuti dal freddo, che con la legge 40 non potranno mai nascere – e l’Italia in un’altra”. Serve allora dare voce a quei dieci milioni che hanno votato, e il Partito Radicale lo farà: “All’Ergife si è svolta un’assemblea consapevole, di gente che non scappa e che non fugge, che resta in piedi e prova a camminare: siamo grati a Barbara Pollastrini, a Lanfranco Turci, a Enrico Morando e agli altri che si sono spesi insieme a noi, certo non vogliamo fare un’ unione dei cocci, bisogna parlare al paese, e in queste settimane ci faremo una bella diagnosi reimpianto e decideremo che fare”.

   

Il seminario dei volenterosi per settembre, il congresso, l’ipotesi del Partito d’Azione proposta da Marco Pannella e il “dramma della politica italiana” come lo definisce Capezzone. I Radicali, oltre al post referendum, osservano quello che accade. “Il centrodestra doveva essere il partito liberale di massa, e vede invece sul lato dei diritti civili Giovanardi e Mantovano, per tutto il resto la leadership di calderoni e Tremonti. Pontida, a parte la simpatia umana per Bossi, ha avuto accenti inquietanti, la legge e l’ordine declinati solo verso i poveracci, la lotta al mundialismo”. E gli altri? “Gli altri, cioè la parte che sembra meno indisponibile a contaminarsi con noi, di che parlano? Al di là delle dispute personali e di potere, di che cosa discute l’Ulivo? Finora hanno mancato completamente gli obiettivi della modernizzazione”. Daniele Capezzone, che ritiene “molto difficile” un dialogo con la “Casa delle Libertà”, come Marco Pannella dice: Forza Piero. “Piero Fassino ha fatto passi da gigante sulla politica estera, ha detto: i resistenti sono gli otto milioni di iracheni che hanno votato; si è impegnato ai tempi della nostra richiesta di ospitalità; si è personalmente battuto nella battaglia referendaria, ma c’è una convergenza con Prodi Rutelli, pur nella loro lite, a metterlo in difficoltà su ciascuno di questi punti”. C’è poi la “grande offensiva delle gerarchie ecclesiastiche”, secondo Capezzone, e c’è Camillo Ruini che si è trasformato “in un Capezzone qualsiasi: lui vincente, io straperdente”.

 

La ricerca scientifica è entrata nei grandi temi del secolo? “La promozione della libertà e della democrazia e il rapporto tra laicità e religioni, i due grandi temi politici, si intrecciano e la comprendono: stiamo vivendo una fase spettacolare della storia dell’umanità; sappiamo che avverranno cose clamorose, scoperte eccezionali che nessuno potrà arrestare. Quando accadrà, sorrideremo di questa campagna referendaria, e molti degli argomenti contro il referendum ci appariranno preistorici”.



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