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Dietro la banlieue
Le minoranze musulmane in Europa devono cambiare (e l'Europa deve riconoscerlo).

• da Il Foglio del 9 novembre 2005, pag. 2

di David Frum

Ai nemici islamisti della civiltà occidentale bisogna almeno riconoscere questo merito: hanno un modo davvero eccezionale di ricordarci che siamo nella stessa barca. Le notizie sulle rivolte francesi ci raccontano di macchine bruciate al grido di 'Allah Akbar'. La gente che si trova in prima fila sulla scena, assalitori e semplici spettatori, descrive le violenze come un “jihad". Sono state prese di mira le sinagoghe, e anche il quartiere ebraico del Marais. Mentre il governo cerca di placare l'ira dei rivoltosi, la ribellione sta raggiungendo gli imam estremisti e le moschee radicali. Per ragioni analoghe, il governo americano, dopo le rivolte urbane degli anni Sessanta, ha spesso cercato l'alleanza con i leader delle gang nere. Ma questa strategia è fallita. Come dice un proverbio, se sovvenzioni qualcosa, te la trovi moltiplicata — e negli anni Sessanta e Settanta gli americani hanno sovvenzionato la militanza nera. Se ripete l'errore dellAmerica, la Francia non farà che dare più forza agli imam radicali, che hanno rapporti con gli estremisti islamici del medio oriente.

 

 Pur senza esagerare le analogie tra il sottoproletariato urbano dell'America e le minoranze musulmane della Francia, può essere utile ricordare come, a partire dagli anni Ottanta, gli Stati Uniti siano riusciti sostanzialmente a restaurare la pace all'intemo delle grandi metropoli. Nessuno vuol dire che gli Stati Uniti abbiano completamente risolto il problema. Ma mentre le città europee diventano sempre piu turbolente, il south Bronx e south-central Los Angeles sono sempre più sicuri.

 

 Il primo provvedimento fondamentale è ottenere il rispetto della legge. Gli americani hanno arrestato un numero sempre maggiore di delinquenti e li hanno mandati in prigione con pene sempre più severe. Tra il 1980 e il 2005, il numero di americani in carcere è praticamente raddoppiato, passando da due a quasi quattro milioni. Allo stesso tempo, il numero di omicidi annui si è ridotto quasi della metà, passando da 25.000 a meno di 15.000, e altri tipi di crimine hanno registrato una riduzione ancora più drastica.

 

 Il secondo è la riforma del mercato del lavoro. Negli anni Novanta, il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso quasi del 3 per cento, in un periodo in cui quasi i due terzi di tutti gli americani fra i 16 e i 65 anni avevano un lavoro, e milioni di immigrati arrivavano ogni anno. Gli europei spesso mostrano disprezzo per i bassi salari che l'America dà ai lavoratori non qualificati. Alcuni tedeschi e francesi pensano: "Ok. le nostre economie non saranno in grado di creare nuovi posti di lavoro, ma se ci niuscissero, sarebbero lavori ben retribuiti". Ma un posto di lavoro è ben più che un mezzo per consentire a una persona povera di mantenersi. Non c'è nulla che unisca gli uomini alla società come il lavoro e nulla che li alieni da essa come l'inattività.

  Come in America (si spera)

 Terza e ultima cosa: l'America ha offerto alle sue minoranze urbane autentiche opportunità per migliorare e progredire, a patto che rispettassero le regole della società americana. Negli anni Novanta, il reddito medio dei neri è cresciuto più rapidamente di quello dei bianchi. Il consigliere del presidente Clinton Vernon Jordan, il generale Colin PoweIl e il miliardanio Robert Johnson hanno dimostrato che per gli americani di origine africana è possibile raggiungere qualsiasi obiettivo. L'America ha accettato la realtà delle differenze tra bianchi e neri. Ma si è rifiutata di accettare la divisione e la separazione. E questo rifiuto ha aperto le porte a un'autentica unità nazionale fondata su una cultura nazionale comune. Quest'ultimo punto è il più importante. Se l'Europa vuole vivere in pace con le proprie minoranze musulmane. deve riconoscere che non è soltanto l'Europa che deve cambiare. Devono farlo anche le minoranze musulmane. Se queste minoranze sapranno adattarsi e assimilarsi, gli europei un giorno potranno ricordare le attuali rivolte come gli americani ricordano quelle degli anni Sessanta: un tragico capitolo di una storia a lieto fine. In caso contrario. l'Europa dovrà trovare nuove soluzioni e adottare nuove politiche per affrontare la minaccia che cova al suo interno. 


NOTE


traduzione di Aldo Piccato


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