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Follini: il Polo non esiste più Tra centro e destra c'è un muro

• da Corriere della Sera del 7 settembre 2006, pag. 12

di Marco Follini

Caro direttore, i letterati ci hanno insegnato la loquacità del silenzio. Anche in politica esistono silenzi che parlano e assenze che ingombrano, e forse silenzi e assenze dovrebbero più far riflettere che far preoccupare. Capisco l'appello di Sergio Romano affinche Napoleone-Berlusconi lasci l'isola d'Elba e torni a combattere. Ma ritengo più utile ragionare sulla difficoltà dell'opposizione, piuttusto che andare incuntro con spirito baldanzoso alla prossima battaglia di Waterloo. Io credo che dietro l'afonia della casa delle libertà ci sia un fatto nudo e crudo: che la casa delle libertà non esiste più. Nel campo dell'opposizione, sui problemi di ieri e di oggi (e tanto più su quelli di domani) un vero e proprio muro divide ormai la destra populista e il centro moderato.

 

 Su quel muro, in questi anni, Berlusconi è stato per così dire a cavalcioni. E stato lui, solo lui il mastice dell'alleanza. E stato lui, solo lui a coagulare e a tenere assieme posizioni e opinioni che in tutte le democrazie dellalternanza, anche le più perfette, insieme non stanno. Ma quell'impasto ora non tiene. Una coalizione che comincia con Alessandra Mussolini e finisce con Bruno Tabacci è stata un'anomalia che solo la

forte leadership di Berlusconi ha consentito di realizzare. Non so se oggi quella leadership esiste ancora. Di certo quella anomalia non può esistere più. Non si può comporre un mosaico di tessere impazzite. E non si può far finta di marciare e combattere come la falange macedone mentre si coltivano e fioriscono i cento fiori. E’ un problema di identità, e con questi problemi la politica non può essere nè distratta né ludica. Ed è un problema destinato a tenerci compagnia tutti i giorni in molti modi. Vogliamo invitare i cittadini a ritirare anzitempo il trattamento di fine rapporto per paura di Bersani e Visco o vogliamo inzuppare il biscotto nel caffelatte delle nomine radiotelevisive? Vogliamo scendere in piazza per difendere le nostre pensioni come dice l'onorevole Bossi o batterci per le pensioni dei nostri figli come propone la fondazione Formiche? Chiediamo al governo di dialogare con la Bce o di dichiarare guerra a Forcolandia? Pratichiamo il sovversivismo della classe dirigente o apriamo la strada a combinazioni piu larghe e unitarie? Sono esempi tra tanti, e tanti altri se ne potrebbero aggiungere.

 

 Il punto però è sempre quello: tra i destini del centro e quelli della destra non c'è trattino che tenga. Sono due differenze e come tali devono essere trattate. Si dirà: ma c'è il bipolarismo da salvare. Io temo sia un po' tardi. Il bipolarismo avrebbe avuto bisogno di una declinazione più rigorosa, come avviene appunto negli altri paesi europei. Noi l'abbiamo ridotto a un caravanserraglio, anzi a due.

 

 E’ ovvio che il caravanserraglio che ha vinto governa (non proprio splendidamente), e quello che ha perso un po' si dispera e un po' sta zitto. Ma per ritrovare la parola occorre cambiare strada. C'è bisogno di opposizione? Certo. Ma c'è anche bisogno di un po' di opposizione a questa casa delle libertà ormai diroccata. Se non si rifanno i poli da cima a fondo il bipolarismo è destinato a rimanere o un'illusione. O un incubo. 



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