C'è stato un momento forte del discorso, molto commovente, che ha inaugurato l'epopea tenera e prezzemolina della sinistra italiana. È stato quando il conductor de! nascente Partito democratico ha lanciato, come drammatico slogan del futuro Partito democratico, «la lotta contro il caldo». Testuale. Geniale. Ah, gigantesco Veltroni. Non, li hai delusi, vecchio paraculo che non sei altro. Hanno visto giusto Fassino, Rutelli, Franceschini, Ezio Mauro, Paolo Mieli, Curzio Maltese e Fausto Bertinotti a volerti trascinare riluttante sulla biga, con la corona di Cesare in testa, per rinverdire le sorti del glorioso popolo che fu comunista e un po' lo è ancora.
Che cosa può dire un politico oggi, quando - per la disperazione di non avercene un altro - i legionari al tramonto lo piazzano su un podio e poi gli danno un teatro per parlare? Niente, Esatto. E poi che fa caldo. Poi i giovani, la povertà, la legge, il clima. Ecco, il clima. Certo, la «lotta contro la povertà» urge, ma intanto quella per fiaccare l'afa, ridurla progressivamente, e poi estinguerla con un programma riformista, gentile ma duro, è perfetto, qualcosa capace di radunare concordi gli italiani. Il fresco infatti «non è di destra né di sinistra», è giusto e basta, è un valore comune sulla cui base ripartire per tenere insieme il popolo italiano, ma specialmente questi calcinacci di Ulivo, Unione, post-comunismo e neo comunismo, cattocomunismo e margheritismo vario.
Come si fa a non ammirarlo? Anche se noi siamo in teoria dall'altra parte, ma pur sempre italiani e soprattutto accaldati, constatiamo la linearità del sindaco dell'Urbe. A 50 anni voleva soccorrere l'Africa, dedicarle la vita. Gad Lerner gli ha domandato come mai non è partito per il Continente nero. Con una certa coerenza, Walter Veltroni ha deciso di limitarsi all'Italia: in fondo fa molto caldo anche qui.
Che dire di più? Gianluigi Paragone passerà in rassegna i nodi politici rinvenibili nella monumentale pizza coi carciofini che ha servito in diretta al pueblo. Io provo a descriverne il sapore. Insomma, l'effetto che fa agli altri. Non dico sulla folla convenuta al lingotto di Torino. E neanche su quanti se ne stavano fuori ad attendere che almeno si affacciasse e tendesse loro la pargoletta mano. Avrebbero bevuto qualsiasi pozione dalla Fata Veltrona. Per loro le sue parole erano melodie mozartiane a prescindere. Avendo capito che con Prodi è finita, arcifinita, ultramorta, si sono tuffati sul politico più di peluche della storia del cinema. Li capiamo. Non c'è speranza per la loro parte non dico di vincere la prossima volta, ma di durare ancora qualche mese. E allora occorreva questa specie di riesumazione di una madonna pellegrina, e non hanno altri che Walter tenuto nella canfora del Campidoglio.
Una retorica smaltata di fiorellini
Nel discorso di Torino, ma anche nella scenografia, c'è stato tutto ma proprio tutto Veltroni. La sua retorica smaltata di fiorellini. 11 proclama sulla triade dei suoi valori: «rispetto, apertura, dialogo». Le immagini da gemellaggio anni 70 con la Bulgaria, per la pace e «a favore dei ponti e contro i fili spinati».
A noialtri è sembrato chiaro quale sia il suo programma. Sin dal primo istante è apparso in video immerso in una luce verdolina, come un té dietetico, come una minestrina di verdura dopo un aperitivo analcolico. Non parlava alla sinistra, ha cercato di gettare un sortilegio sul sangue ribollente degli italiani che rischia di travolgere il carro sul quale l'hanno issato i cardinaloni di un conclave senza Spirito Santo.
Il linguaggio di questi giorni dei giornali laici è di tipo clericale per sottolineare la sacralità della liturgia cui ci hanno costretto. La Repubblica ha titolato: «Veltroni in campo, Prodi lo benedice». Come la recita del teatro dei Pupi: Prodi è Carlo Magno e Rolando va in campo per fronteggiare il feroce Saladino. Però Rolando-Veltroni è un santarello, non agita la spada ma un mazzolin di violette.
Un uomo venuto dal nulla?
Ci vuoi far credere di arrivare adesso dal cielo, calato nella sua armatura argentea dai ghiacciai immortali. Ehi, questo qua era direttore dell' Unità Su Gesù ha detto: «Credo di non credere», poi però per giovare al suo giornale e al partito, ha stampato i quattro Vangeli e li ha offerti a Papa Wojtyla che forse li conosceva già, ma non poteva certo tirarglieli dietro. Mossa fantastica. Negli scorsi mesi ha partecipato a liturgie tradizionaliste, assistendo compito, comprensivo, rispettoso, ma senza rischiare un dito, senza muovere un muscolo, neutrale come un sasso. Di tutti e di nessuno. Così è stato alla Via Crucis di Papa Ratzinger al Colosseo, il venerdì santo. Le immagini in mondovisione lo hanno sorpreso in posa fervorosa ma assente. Non ha fatto il segno di croce. I cattolici hanno apprezzato la presenza, i musulmani l'astensione dal gesto. Se va in moschea, è probabile che sì tolga una scarpa sola (ma lì non credo che gliela farebbero passare liscia). Geniale, paraculo appunto. E se la parola vi pare volgare, e se lei sindaco Veltroni la giudica oscena, contraria alla sua idea di politica affabile e garbata, la prenda come una citazione letteraria dall'amato Pier Paolo Pasolini: « i giovani di Via Arenula, Piazza Giulia, Campo dei Fiori, Santa Maria in Campitelli, sbragati su rari sgabelli, paraguli, sfottenti e annoiati...». È una frase di "Ragazzi di vita".
Non può stare sia con Lassie sia con Pasolini
E un po' sei sfottente e annoiato anche tu, Walterino. Hai scritto un libro per magnificare i cento programmi televisivi che hanno fatto crescere l'Italia. Contemporaneamente hai innalzato Pasolini a rango di profeta inascoltato e assassinato per questo, proprio lui che aveva definito la Rai lo strumento principe del «genocidio culturale» dell'Italia che fu. Tu non scegli mai. Non puoi stare contemporaneamente con Lassie e il "martire di Ostia", In realtà il disegno è proprio questo. Ti hanno mandato come messia per il popolo bue, proprio da "paragulo". Un paragulo non risolve i problemi, li imbroda. II programma di questa sinistra è di smussare la rabbia che sale in Italia non. eliminandone le cause, ma innaffiandola di calmanti e imboccandoci con cucchiaiate di semolino. Vuoi farci passare da Forza Italia a Smorza Italia. Te lo sogni, Walterino.