Gas, Zamparutti: sì a rigassificatori ma se c’è libero mercato del gas interno ed europeo

Elisabetta Zamparutti, deputata radicale in Commissione Ambiente, in merito al surplus di gas esistente in Italia e alla costruzione di rigassificatori, da Rovigo a Trieste, evidenzia, in un’interrogazione rivolta a Scajola, che tutto ciò non si traduce in un calo del prezzo per i clienti finali e chiede il completamento di un libero mercato del gas interno ed europeo. In proposito ha dichiarato:
“Se da un lato la crisi ha ridotto del 12% il fabbisogno di gas e dall’altro aumenta la capacità di importazione, è grave che questo surplus non si traduca in un beneficio per gli utenti. Occorre istituire la borsa del gas (affidata dalla legge 99/09 al Gestore del Mercato Elettrico) e affiancarla ad un vero mercato della flessibilità in grado di introdurre una effettiva concorrenza tra i venditori di gas naturale in modo che ai clienti finali siano trasferiti parte degli effetti dell’eccesso di gas. Ho chiesto quindi al Ministro Scajola e al Ministro Prestigiacomo se e quando intendono dar vita alla borsa del gas ma soprattutto se e come intendano perseguire una politica che ponga, insieme all’efficienza energetica, come priorità europea la creazione di un mercato integrato del gas dando seguito e rafforzando quel poderoso piano di proposte che la Commissione europea ha presentato per aprire alla concorrenza il mercato interno dell’energia elettrica ed in particolare del gas.”
 
Segue testo interrogazione:
Ministro dello Sviluppo Economico
Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare
 
Premesso che:
 
in Italia vi è un situazione di surplus di offerta di gas essendovi più metano di quanto non se ne consumi con le riserve strategiche colme e l’ipotesi di nuovi depositi geologici in grado di ospitare queste riserve al momento allo stadio di ipotesi e di studio;
 
dopo una stabilizzazione dei consumi che si era saldamente ancorata a circa 85 miliardi di metri cubi, tra gennaio e agosto- secondo i dati dell’Anigas- questi sono scesi del 12% rispetto all’anno precedente e del 9,2% se il riferimento è al mese di settembre 2008;
 
effetto anche questo della crisi economica che ha portato ad una riduzione della domanda di metano per l’industria e per l’elettricità, il cui fabbisogno rispetto all’anno precedente è sceso del 5,6% secondo i dati forniti da Terna;
 
il surplus si accompagna ad un momento di grande espansione della capacità di importazione di questo combustibile essendo aumentata la quota che potrà raggiungere il paese tramite i potenziamenti di gasdotti (6,5 miliardi dall’Algeria e altrettanti metri cubi dalla Russia) e l’arrivo di metano liquido ai rigassificatori (8 miliardi in più) di Panigaglia e a quello realizzato di recente a Rovigo;
in programmazione vi sono altri rigassificatori, che – in assenza soprattutto di una strategia nazionale – sembrano davvero inutili;
al riguardo il professore Alberto Clò, economista dell’energia, in un’intervista sul Sole24Ore dello stesso giorno, osserva che “ben vengano rigassificatori e gasdotti, ma si sappia che alcuni saranno veri flop che non dovranno trasformarsi in oneri impropri sulle bollette degli italiani”;
in Italia non esiste però un mercato del gas in cui un venditore che si sia approvvigionato di gas all’ingrosso possa acquisire anche i diritti su capacità di stoccaggio indispensabili a modulare le forniture ai clienti finali senza incorrere in penali;
in questo contesto di prezzi europei del gas all’ingrosso in forte calo, il sistema italiano di accesso alla capacità di stoccaggio (sostanzialmente amministrato e non di mercato) impedisce la ripercussione dell’eccesso di disponibilità di un bene in cali di prezzo per il suo cliente finale;
intanto da una nota del 29 settembre risulta che l’Eni sta cercando di rinegoziare con Mosca le forniture di gas che secondo Davide Tabarelli, direttore di Nomisma Energia, nella peggiore delle ipotesi l’Italia sarà costretta a non ritirare circa 4 miliardi di metri cubi per un valore intorno a 800 milioni di euro. Un minimo di flessibilità è prevista anche nei take-or-pay e l’Eni non è l’unico operatore con obblighi contrattuali di questo tipo. Tutto sommato potrebbe cavarsela con 400-500 milioni”;
a parere degli interroganti esiste un problema che è quello strategico che richiede un’ampia riflessione in Italia che sappia tener conto del contesto europeo;
si chiede di sapere:
se e quando la nascenda borsa del gas (affidata dalla legge 99/09 al Gestore del Mercato Elettrico) verrà affiancata a un vero mercato della flessibilità in grado di introdurre una effettiva concorrenza tra i venditori di gas naturale in grado di trasferire ai clienti finali parte degli effetti dell’eccesso di gas di questo periodo;
se e come intendano perseguire una politica che ponga, insieme all’efficienza energetica, come priorità europea la creazione di un mercato integrato dell’energia con l’impegno a rafforzare quel poderoso piano di proposte che la Commissione europea ha presentato per aprire alla concorrenza il mercato interno dell’energia elettrica ed in particolare del gas.
 
 
 
 

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Elisabetta Zamparutti

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