Un sindacato per chi viene a lavorare qui

Il sole 24 ore
Giovanna Mancini

Un’iniziativa fondamentale, «perché è importante far capire quanto il lavoro degli immigrati è utile per l’economia del paese e perché queste persone hanno diritto di chiedere condizioni di vita migliori». La pensa così, a proposito della manifestazione degli immigrati di ieri, Antonello Mangano, 35 anni, scrittore e giornalista messinese che la settimana scorsa ha pubblicato per Rizzoli il libro "Gli africani salveranno l’Italia, incentrato sulla rivolta degli immigrati a Rosarno lo scorso gennaio.
Mangano parte dall’idea che «in quell’occasione gli stranieri hanno dato una lezione a noi italiani – spiega -: dopo la rivolta ci sono stati altri crimini nella Piana, eppure nessuno ha detto o fatto niente. Gli immigrati che vengono da noi per lavorare, lo fanno per migliorare la propria vita e, se qualche mafioso ostacola questo loro progetto, reagiscono». Una lezione a non accettare lo status quo, a non rassegnarsi pensando che è impossibile cambiare le cose.
Il libro si apre con un racconto che ha il sapore della cronaca, ma poi lo sguardo sui allarga
all’analisi, ospitando diversi interventi esterni, tra cui quello di Giuseppe Lavorato, sindaco di Rosarno fino al 2003, storicamente impegnato nella lotta alla`ndrangheta. «Mi interessava
evidenziare che a Rosarno due grandi problemi come immigrazione e criminalità organizzata sono esplosi in una situazione estrema che è però comune a tutta l’Italia». Non solo una questione locale, dunque: molti degli immigrati presenti a Rosarno erano ex dipendenti licenziati dalle fabbriche del Nord in seguito alla crisi. «Trovandosi con il permesso di soggiorno in scadenza, molti sono scesi nella Piana per la raccolta delle arance e qui si è verificata una concentrazione di stranieri, esasperati per i bassi salari e le condizioni di vita disumane, a cui si è aggiunta la "caccia al nero" da parte di alcuni cittadini di Rosarno, esasperati a loro volta dalla situazione economica, bloccata dalla presenza di una mafia molto conservatrice».
In tutto questo, sostiene Mangano, la`ndrangheta è stata «accanto» alla rivolta: «non davanti né dietro, ma a fianco. Cioè c’è stata una concatenazione di eventi casuale, in seguito alla quale gli immigrati hanno colpito anche i beni dei mafiosi e questi sono intervenuti, alimentando la reazione della popolazione locale».
Il primo passo per evitare che la situazione si ripeta, conclude l`autore, è «cambiare le leggi italiane sull’immigrazione e creare un’organizzazione sindacale che garantisca migliori condizioni agli stranieri».

 

© 2010 Il Sole 24 Ore. Tutti i diritti riservati

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA