Formidabili gli anni di “quella” politica tra libri, esami e jazz

Secolo d’Italia
Luciano Lanna

 

Uno dei luoghi comuni sulla classe dirigente del secondo Novecento italiano è quello sulla sua formazione quasi esclusivamente dalle file dell’Ugi, l’Unione goliardica italiana di matrice laico-libertaria e risorgimentale, oppure da quelle dell’Intesa cattolica, sorta nel dopoguerra dagli universitari di matrice cristiana. Ma che le cose diano un po’ più complesse è stato recentemente costretto ad ammetterlo anche un giornalista proveniente dall’Ugl come Vittorio Emiliani quando, nel suo libro Vitelloni e giacobini (edito da Donzelli), scrive che dal Fuan, l’organizzazione degli universitari di destra, «sono usciti parlamentari come Raffaele Delfino, pescarese, Giulio Caradonna, romano, Angelo Nicosia, siciliano, Tomaso Staiti di Cuddia, di famiglia siciliana anch’egli, eletto però a Milano, Benito Paolone, universitario di Catania, e Francesco (Ciccio) Franco, studente a Messina, eletto senatore nel 1972 dopo aver capeggiato la rivolta di Reggio Calabria del 1970 al grido di "boia chi molla"». Un piccolo riconoscimento che si aggiunge, sempre da parte di Emiliani, al ricordo della partecipazione degli studenti del Fuan al Congresso nazionale di Rimini di tutte le associazioni universitarie italiane.
La questione torna d’attualità perché proprio oggi ricorrono i sessant’anni della fondazione del Fronte universitario di azione nazionale (Fuan), al termine di una due-giorni (20 e 21 maggio 1950) in cui oltre a delegati del mondo studentesco di destra arrivati da tutta Italia intervennero anche personalità di primo piano della cultura, da Ardengo Soffici a Guido Manacorda, da Alberto Asquini a Titta Madia, da Gioacchino Volpe a Balbino Giuliano. Non solo: un giovane dirigente del gruppo romano del Fuan-Caravella, Walter Gentili, convince Giorgio de Chirico, il pittore della metafisica, a realizzare un bozzetto per il simbolo dell’organizzazione. E l’artista disegna le teste affiancate di Dante, Petrarca e Virgilio. Ora, a parte il fatto che il disegno di De Chirico venne scartato per il logo, ritenuto più moderno, del berretto goliardico sovrapposto a un libro aperto, l’episodio la dice comunque lunga sui reale radicamento nel
mondo intellettuale degli universitari di destra d’allora e dimostra che l’esperienza del Fuan si ponesse molto oltre gli stessi recinti politico-parlamentari del partito missino.
Come a dire che, anche nell’immediato secondo dopoguerra, la cultura non marxista non azionista e non cattoli-progressista era tutt’altro che minoritaria e, anzi, nella rappresentanza del mondo studentesco e universitario la destra fosse tutt’altro che minoritaria. È il caso di rileggersi quanto ha ricordato Tomaso Staiti nel suo libro di memorie Confessioni di un fazioso (Mursia), rievocando i suoi anni universitari a Pavia: «Quando arrivai, alcuni studenti stavano costituendo il Fuan. La vita cittadina ruotava attorno all’università.
Ogni anno venivano organizzate le elezioni universitarie, ancora non erano riconosciute giuridicamente, ma sarebbero state il primo passo. Da questo punto di vista la presenza del Fuan avrebbe trasformato l’università di Pavia in un grande laboratorio politico e culturale». E Staiti ricorda come gli studenti di destra come lui si sarebbero confrontati quotidianamente con personaggi come Elio Veltri, poi sindaco socialista di Pavia e successivamente vicino a Di Pietro; Francesco Forte, poi ministro del Psi; Giorgio La Malfa, economista e leader dei repubblicani; Virginio Rognoni, poi ministro dell’Interno Dc; o Carlo Rossella, allora comunista convinto, poi giornalista di punta. Di quegli anni, sempre in Confessioni di un fazioso, leggiamo: «La politica è così intrecciata alla vita da confondersi con i suoi aspetti più complessi. Come l’amicizia. E gli amici del Fuan sono stati i primi. Franco Petronio, un triestino dalla vita romanzesca, presidente nazionale e nostro punto di riferimento, Mario Gionfrida, detto "il Gatto", Lello Della Bona, Arturo Bellissimo, Benito Paolone…». E Staiti elenca tanti altri nomi destinati in un modo o nell’altro a farsi conoscere: il primo presidente nazionale Silvio Vitale, lo scrittore e giornalista montanelliano Giampaolo Martelli, il futuro fondatore e direttore dell’Adn-Kronos Pippo Marra, il professor Giuseppe Tricoli, il futuro parlamentare palermitano Guido Lo Porto…Fatto sta che quando quel 21 maggio del ‘50 nasceva il Fuan si presentavacome la federazione di tutta una serie di nuclei universitari già presenti e attivi in tutti gli atenei sin dall’inizio del’47: la Caravella di Roma, il Guf-Fanalino di Palermo, il Carroccio di Milano, il "Gabriele d’Annunzio" di Perugia, il Guf (Gruppo universitario Fiamma) di Catania, il Fuan-Carroccio di Ferrara, la Rivolta Ideale di Napoli e tanti altri. E già il 22, 23 e 24 ottobre del 1950 il Fuan organizza a Roma un congresso europeo degli universitari di destra, con la partecipazione di delegazioni dalla Francia, dalla Svezia, dalla Germania, dalla Spagna…
Lo stato d’animo, e i veri riferimenti culturali, di quei ragazzi sono stati rievocati dal compianto Luciano Cirri, poi a metà dei ‘60 tra i fondatori del Bagaglino, il primo cabaret di destra, quando parla di una «gioventù piena dei pensieri e delle azioni più diverse: Giovanni Papini e Faulkner, ragazze da amare, nottate in prigione per aver partecipato a comizi missini non autorizzati, discussioni e pugni con i comunisti, Louis Armstrong e Nat King Cole, Ignazio Silone e Francis Scott Fitzgerald e Milton "Mezz" Mezzrow…». Era così, a Roma il Fuan gestiva un centro orientamento per gli universitari per il disbrigo delle pratiche degli studenti, una sua cooperativa editoriale e anche il circolo "Rosso e Nero" che si occupava di cinema e aveva sede in via dei Ramni. «Organizzavamo – ricorda Carlo Cozzi, che era il responsabile del settore cinema – proiezioni mattutine al cinema Rialto. E seguivano dei dibattiti a cui partecipavano registi di primo piano come Pietro Germi o per allora aspiranti cineasti come Bernardo Bertolucci…». E sempre al Fuan romano di allora a organizzare iniziative culturali erano studenti universitari come Domenico Caccamo, oggi storico alla facoltà di Scienze politiche alla Sapienza, oppure Gabriele Moricca, in seguito avvocato ed esponente del gruppo "L’Orologio" di Luciano Lucci Chiarissi. Già nel 1951, nelle elezioni universitarie le liste del Fuan conquistano venticinque seggi, ottenendo il primo posto a Roma, Napoli, Palermo e Perugia. Un segno di grande vitalità e radicamento nel mondo giovanile che premiava le intuizioni e le capacità della prima classe dirigente con Silvio Vitale, Marcello Perina, Loris Lolli, Carlo Alberto Guida e l’attuale professore di letteratura latina all’Università La Sapienza Michele Coccia.
La seconda assemblea nazionale si terrà sempre a Roma l’11 e 12 dicembre 1955, Da quasi un anno la presidenza era passata da Silvio Vitale a Giulio Caradonna e quindi ad Angelo Nicosia con un esecutivo formato da Carlo Cozzi, Alfredo De Felice, Walter Gentili e Pier Francesco (Ninni) Pingitore, che insieme a Lello Della Bona (altro dirigente del Fuan), Luciano Cirri e altri tre giornalisti di testate di destra fonderà nel 1965 il Bagaglino. Dopo Nicosia, l’organizzazione verrà guidata prima da Franco Petronio, uno dei protagonisti delle manifestazioni del ‘53 per Trieste italiana e futuro europarlamentare del Msi, e da Della Bona. Dal 1964 al 1972 ci sarà quindi la lunga parentesi della presidenza di Cesare Mantovani, sempre però con il riconoscimento da parte del Msi della piena autonomia organizzativa e politica dell’organizzazione universitaria.
Una caratteristica, quest’ultima, che resterà il tratto distintivo del Fuan rispetto alla Giovane Italia e poi al Fronte della Gioventù, le associazioni giovanili e studentesche che subiranno sempre una maggiore
pressione da parte del partito. Una caratteristica che quindi sarà decisiva a mettere subito in discussione il tentativo di normalizzazione tentato nel 1972 con una nomina voluta da Almirante, il quale volle dare la presidenza al filosofo ex marxista Armando Plebe, che aveva aderito al progetto di Destra nazionale. Tanto che alla sigla Fuan venne aggiunta quella di "destra universitaria", in omaggio al Dn che il partito aveva aggiunto alla vecchia sigla Msi. Ma i gruppi di ateneo furono tanto indispettiti cha nel 1973 il Consiglio nazionale del Fuan si convocò per eleggere un vero presidente nazionale e ai voti vinse il perugino Luciano Laffranco, prevalendo sul palermitano Guido Lo Porto per soli 4 voti, 43 a 39.
Fu questa la fase del Fuan degli anni di piombo, in cui fu efficace l’apporto di nuove leve cresciute dentro le scuole: tra questi Cristiana Muscardini, Stefano Gallitto, Marcello Bignami, Giuseppe Tagliente, Stefania Paternò, Peppino Salmeri, Umberto Croppi, Nicola Carlesi, Laura Carnevali, Alvaro Della Vedova, Adolfo Urso, Biagio Cacciola… E torniamo al discorso da cui siamo partiti. Quanta classe dirigente di oggi s’è formata nel Fuan? Anche intellettuali e giornalisti come Francobaldo Chiocci, Domenico Fisichella, il da poco scomparso Gianni Massaro, Brunello de Cusatis o Stenio Solinas sono stati "del" Fuan. Non sarebbe il caso allora di rivedere il mito dell’egemonia dell’Ugi di Marco Pannella e Lino Jannuzzi? Se ne potrebbe occupare Roberto Menia che del Fuan è stato l’ultimo presidente.

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