Tito, un inceneritore nell’area ex-Daramic: Scelta folle

 

Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani
 
Nel settembre del 2009, con la deputata radicale Elisabetta Zamparutti ci rivolgevamo alle istituzioni lucane, ieri come oggi travolte dall’“emergenza” rifiuti, affermando che la Basilicata doveva uscire fuori dalla logica disastrosa “del più smaltimento, più guadagni”.
In questa regione è necessario ed urgente andare oltre il binomio discarica/inceneritore ed avviare una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti, che passa necessariamente attraverso un incremento della raccolta differenziata.
La Regione Basilicata sembra essere intenzionata a consentire l’ubicazione di un inceneritore nel sito della ex-Daramic.
Riteniamo questa scelta un’autentica follia che andrebbe ulteriormente a penalizzare un’area letteralmente devastata dai veleni.
Gioverà ricordare all’assessore Restaino quanto riportato in relazione all’area Daramic nell’ultimo verbale della Conferenza di Servizi sul SIN(Sito di Bonifica di interesse nazionale) di Tito scalo: “Si richiede all’azienda(la Daramic –ndr) l’attivazione con somma urgenza di interventi integrativi della Messa in Sicurezza della falda, stante ancora l’alta concentrazione di tricloroetilene.”
Davvero la regione Basilicata pensa che il rilancio dell’area industriale di Tito possa passare attraverso la Sistema srl?
Siamo di fronte ad una scelta miope, che rischia di condannare ad un triste destino la comunità titese, in cambio del piatto di lenticchie rappresentato da 95 posti di lavoro.
Un inceneritore a Tito significa un insediamento industriale che produrrà un inquinamento dell’aria in una realtà che soffre da tempo per una pesante contaminazione delle matrici ambientali acqua e terra.
Bene ha fatto l’amministrazione comunale di Tito ad esprimere il proprio dissenso nei confronti di una scelta insensata. Fin da ora, dico al Sindaco Scavone che può contare sul pieno sostegno dell’Associazione Radicali Lucani. Alla Giunta regionale e al Presidente De Filippo chiediamo di utilizzare diversamente i 32 milioni di euro del bando per la reindustrializzazione dell’area ex-Daramic. Se così non dovesse essere, ci dicano chiaramente che il nostro futuro, lo sviluppo di questa Regione, è legato allo smaltimento di ogni sorta di rifiuti, che ad oggi è stato accompagnato dalla carenza di monitoraggi ambientali e studi epidemiologici. Credo che la Basilicata meriti di meglio!  E se provassimo a passare dalla non applicazione del decreto Ronchi a Regione pilota nell’applicazione della direttiva 2008/98/Ce?
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